Lo scorso 3 giugno Alessandra Appiano, scrittrice, giornalista e conduttrice tv, è morta a soli 59 anni, togliendosi la vita. Il marito Nanni Delbecchi la ricorda in una commovente lettera

Lo scorso 3 giugno Alessandra Appiano, scrittrice, giornalista e conduttrice tv, è morta a soli 59 anni, togliendosi la vita. Della tragedia si è parlato molto in rete e sui media.

Il Fatto Quotidiano ospita la lettera, commovente, di Nanni Delbecchi, marito dell’autrice di Amiche di salvataggio. Il testo inizia così: “Computer delle mie ridicole brame, dammi una mano. Prova tu a dire qualcosa, io non ce la faccio. Prova tu a dire cosa accade quando si perde la compagna con cui si sono condivisi 25 anni ‘vivendo come due ragazzi’, quando si è costruito un sodalizio di anime disperatamente allegro, in fuga dalle convenzioni, con il culto del ‘miracolo dell’amicizia’, fatto di progetti, avventure, liti, giochi, canzoncine inventate mentre andavamo al mare, lessico famigliare senza famiglia. Dimmi tu cosa succede quando tutto è raso al suolo in sette settimane per opera di una malattia mentale feroce, rapace, subitanea e violenta, un male che come un lampionaio spegne una per una le luci della persona che ogni giorno ti ha illuminato la vita”.

Delbecchi parla della morte della moglie, della sua malattia e anche di quello che è stato scritto sui social nei giorni successivi alla tragedia: “Da quella vuota, afosa mattina del 3 giugno cliccando il nome di Alessandra in quella peste delle relazioni umane che sono i cosiddetti social network è venuto fuori di tutto: il ritratto di una donna fragile, malinconica e segretamente depressa. I segnali trascurati, i segni premonitori, la ricerca morbosa del giallo e dell’orrore nei suoi romanzi e nei suoi post…”. Per poi scrivere: “(…) La verità è che Alessandra era una sorgente infaticabile di luce e di energia non solo per me, ma anche per i nostri tanti amici – percorsa da qualcosa di magico fin da quando era una bambina impossibile da far tacere da parte dei suoi adorati genitori…”.

La lettera si conclude così: “(…) Fra i lettori di queste righe ce ne saranno alcuni che conobbero Alessandra, ed è verosimile che sviluppino riflessioni ulteriori, più o meno analoghe. Ma quelli che non la conobbero, o l’hanno vista solo in qualche apparizione mediatica, vorrei che avessero di Alessandra l’immagine più semplice che io ne porto nel cuore. Era una donna buona”.

 

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