Dopo più di quarant'anni, l'opera postuma di Nanni Balestrini, morto nel maggio scorso, va a congiungersi a quella del '76 ("La violenza illustrata") non solo editorialmente, ma soprattutto idealmente: "La nuova violenza illustrata" nasce da un lavoro sismografico di anni in cui il neoavanguardista ritrae la violenza degli anni Zero - Su ilLibraio.it un capitolo

Nel 1976 il poeta Nanni Balestrini (1935 – 2019, nella foto di Dino Ignani, ndr) scrive uno dei suoi romanzi più famosi, La violenza illustrata (Einaudi), dove racconta con un linguaggio rapido, disarticolato, l’Italia degli anni di piombo, in cui qualcosa di sottile e feroce scorre nelle vene. Violenze di piazza, lotta armata e terrorismo minacciano quotidianamente il nostro Paese, che tutto il mondo guarda  con apprensione.

Dopo più di quarant’anni, l’opera postuma di Balestrini va a congiungersi a quella del ’76, non solo editorialmente ma soprattutto idealmente: La nuova violenza illustrata (Bollati Boringhieri) nasce da un lavoro sismografico di anni in cui il neoavanguardista ritrae la violenza degli anni Zero.

Lungo questi decenni, dopo l’ennesima sbornia di finto benessere, l’Italia – e il resto del mondo – continuano a vivere uno dei momenti più violenti dell’ultimo secolo. Gli attacchi alla Siria, il presidente Trump, la violenza sorridente delle foto di gruppo dei G20, la caccia all’uomo per il colore della pelle, fino agli sbarchi non autorizzati: è per puro istinto civile che Balestrini decide di tornare a osservare il sismografo impazzito. E poi mette insieme pezzi di discorso dei media, saccheggia i giornali, per riuscire a far sentire quanta violenza c’è dentro la retorica dei canali ufficiali.

Dopo la morte dell’autore nel maggio 2019, La nuova violenza illustrata si pone come suo “testamento letterario“, che va a ricordare in un unicum il poeta, il narratore e l’artista visivo che negli anni Sessanta fonda il Gruppo 63

Tra gli anni Settanta e Duemila, Balestrini è anche attivista politico in Potere Operaio, fonda riviste, case editrici e cooperative; realizza spettacoli teatrali e musicali, trasmissioni radiotelevisive e spazi telematici; organizza festival e mostre.

Pioniere dei nuovi linguaggi e della loro intermediazione, compone diverse opere con il suo particolare stile, come Tristano (1966), Vogliamo tutto (1971), Gli invisibili (1987), L’editore (1989), Una mattina ci siam svegliati (1995), Sandokan (2004), Carbonia. Eravamo tutti comunisti (2013) e Ci abbiamo provato. Parole e immagini del Settantasette con Tano D’Amico (2017). Il suo ultimo libro di poesie, L’esplosione, è uscito proprio nell’anno della sua scomparsa, mentre tutti i suoi poemi precedenti sono stati raccolti in tre volumi fra il 2015 e il 2018.

Per gentile concessione dell’editore, su ilLibraio.it pubblichiamo un estratto:

Verso una nuova evasione

Mentre la colpivo alla gola ha continuato a gridarmi perché perché la domenica a messa e dopo in bici per gli sterrati e le case del piccolo borgo antico a una fiondata dal Ticino e dai campi di pannocchie aveva mangiato di gusto mentre i carabinieri lo osservavano sconcertati ormai convinti di avere davanti l’unico vero responsabile della strage era una scatola da cui voleva uscire quella sera abbiamo messo a letto i bambini verso le 22 poi abbiamo fatto l’amore sono tornato in salotto mia moglie era seduta sul divano che guardava la televisione erano le 23 raccontano due vicini che riescono a collocare le grida della moglie anche se scambiano le richieste di aiuto per schiamazzi di giovani il sabato sera sono stati ascoltati i parenti gli amici i colleghi di lavoro in cerca di una sfumatura un indizio da trasformare in movente una macchia in un’esistenza immacolata lui va in bagno poi in cucina dove prende un coltello con una lama da 30 centimetri trovato ieri in un tombino chi lo sa cosa gli è scattato nella testa

si era invaghito di quella collega fino a trasformarla in un’ossessione inoltre la cassaforte è stata aperta e svuotata ma senza effrazione quando la combinazione è nota solo ai due coniugi sono tutti testimoni concordi nel riferire che era con loro che era arrivato alle 23,30 e era tranquillissimo c’è il temporale e c’è una famiglia che viene massacrata nell’indifferenza del paese lo vedi lei non ti vuole dai dillo che lo hai fatto per lei hanno messo a letto i figli poi sono scesi in soggiorno sul divano di tessuto bianco accanto a un pianoforte verticale e alle foto dei bambini era a pancia in su e anche a lui ho dato un’unica coltellata alla gola in fondo l’informatico con lo sguardo da piacione era contento si era sbarazzato del fardello della sua vita familiare di 31enne senz’anima per andare incontro a nuove avventure dopo che ho estratto la lama lei si è girata di fianco e così è rimasta non ha detto nulla poi ha inscenato una rapina ha aperto la cassaforte un po’ di cassetti ha rovesciato diverse suppellettili a terra

fino a sabato quando decide che la bella villetta rosa la moglie e i bambini dovevano scomparire per sempre poi sono entrato in camera da letto dove c’era mio figlio nel tragitto 5 minuti in tutto ho gettato il coltello dal finestrino in un tombino una serata allegra tra scherzi tifo e emozioni per i gol la riempiva di complimenti e tutti i giorni le stava incollato secondo i molti testimoni loro colleghi ai quali l’uomo pur sposato non nascondeva la sua passione l’ho colpita credo alla gola di spalle lei si è subito alzata e ha cercato di scappare verso sinistra io l’ho raggiunta e l’ho colpita nuovamente all’altezza del collo la famiglia era una gabbia non sopportavo più questa vita non ha chiesto di tornare a casa non si è lamentato mentre gli investigatori gli sequestravano i vestiti e fotografavano piccole ferite sulle dita della mano destra lasciate dalla lama del coltello mentre lottava con la moglie sabato notte rientra a casa e scopre il massacro dopo aver visto la partita dell’Italia nella casa vicina di un amico con altre 13 persone

gli inquirenti che non escludono nessuna ipotesi hanno sentito per ore il marito della donna e padre dei due bambini strada facendo butta il coltello in un tombino inizia a scuotersi soltanto quando verso le tre del mattino gli leggono il verbale della sua collega carina quella per la quale aveva perso la testa e che da mesi corteggiava insistentemente senza speranza il bravo papà salutista che si porta la mela per la merenda in azienda e cucina le torte coi pinoli poi mi sono diretto in sala e ho scorto le gambe di mia moglie le ho toccato la testa e mi sono imbrattato le mani di sangue in quel momento mi sono toccato le mutande cercando di pulirmi sono salito e ho visto i bambini in un lago di sangue un piano diabolico ma approntato in maniera tanto sgangherata da durare poche ore in ufficio nessuno si era accorto di questa sua ossessione poi sono rientrato ero inebetito una vicina mi ha detto che numero fare ho chiamato il 118 non ha versato lacrime neppure dopo al termine di quei venti minuti di confessione

solo sangue e violenza lui a parte il lavoro e i figli ai quali stava costruendo la piscina sembrava non avere altri orizzonti nelle lunghe ore trascorse in caserma ha cercato di mettere insieme i pezzi della notte che ha sconvolto la sua vita e di allontanare ogni sospetto sono quasi le undici di sera si alza addosso ha solo gli slip grigi confessa ai carabinieri appena sente il nome della collega moglie e figli come fardelli che impedivano il suo desiderio e il suo progetto mi sono reso conto che in casa c’era disordine come se qualcuno avesse rovistato dappertutto quindi è tornato in garage si è rivestito e ha raggiunto la casa del suo amico per vedere la partita dell’Italia insieme a un’altra quindicina di ragazzi sono tornato in salotto mia moglie era seduta sul divano che guardava la televisione la villetta angolare col giardino per la famiglia coi bambini era l’immagine del posto dove si poteva stare bene infine si chiude la porta e tutti i suoi guai alle spalle e va a vedere la partita dell’Italia con gli amici una strage che solo alla fine rivela il movente di una sconcertante banalità

sono stato io a uccidere mia moglie e i miei figli davanti a una birretta dopo l’ufficio sognava il dolce di un’altra vita prima dell’amaro con cui chiudeva la giornata prima di tornare nella villetta rosa dove la luce è rimasta accesa la donna viene massacrata con una ventina di colpi alla schiena e all’addome tramortita con un pugno e abbandonata tra il divano e l’ingresso dove morirà dissanguata nessun aggettivo nessun rimpianto per loro aveva montato una casetta colorata in giardino e gonfiato una piscina nel prato quando son tornato a casa dalla partita sono passato dal garage mi sono spogliato perché non volevo fare rumore e svegliare i bambini tre corpi straziati in casa da colpi di coltello e la quiete di un paese sconvolta dalla tragedia di una famiglia distrutta sono le undici meno un quarto di sera i bambini dormono nei loro lettini la coppia ha un momento di intimità sul divano allora l’informatico salutista dal fisico asciutto e con le mani curate ha chinato la testa e ha voluto che venisse messo a verbale ricordo soltanto che le ho dato una coltellata alla gola

sorrideva e parlava di calcio non tremava non abbassava lo sguardo quando parlava ho acceso le luci per capire che cosa fosse successo e ho trovato mia moglie riversa a terra prona con il viso reclinato da un lato in una pozza di sangue che copriva il pavimento tutt’intorno al suo corpo una vicina di casa ha ricordato di avere sentito forti urla provenienti dalla casetta già verso le 8,30 di sabato sera richieste di aiuto da una donna ha detto lei si è rivestita e si è messa a guardare la televisione il sospetto degli investigatori è che quando si è unito al gruppo di 13 amici per la partita dell’Italia il triplice omicidio fosse già compiuto e l’uomo stesse costruendosi un alibi ho trovato mia figlia in una pozza di sangue era sdraiata e mi dava le spalle e non ho avuto il coraggio di girarla mette gli occhi su una sua collega che non gli dà spazio nemmeno per un millimetro la loro vita scorreva pacifica tra pedalate in bicicletta gelati e oratorio e poi supplica perché perché mentre lui infierisce e la finisce ancora in mutande

allora l’ho colpita in faccia con la mano sinistra sabato mattina è passato qui davanti col bambino nel passeggino è il marito a averla aggredita alle spalle col coltellaccio preso giù in taverna sullo stesso divano dove un quarto d’ora prima avevano fatto l’amore per l’ultima volta dopo aver messo a letto i bambini si volevano bene andavano d’accordo non ho mai assistito a litigi particolari racconta la madre e via di bugia in bugia mentre gli investigatori avevano escluso la possibilità di una rapina nessuna effrazione nemmeno intorno alla cassaforte aperta dopo che lei si è accasciata a terra sono salito al piano superiore e sono andato in camera di mia figlia ma proprio la ricostruzione degli orari non convince gli investigatori perché non tutti i pezzi s’incastrano alla perfezione la porta era aperta ma lei dormiva non ha sentito nulla era a pancia in su questo gesto l’ho fatto perché non avevo il coraggio di chiedere a mia moglie di separarci cosa che io invece volevo fare ho provato a sollevarla ma ricordo che era pesantissima

è stato lui però bisogna trovare il movente ferite brutte inferte con accanimento spiegano gli inquirenti la piscina e il gazebo costruiti in giardino le vacanze sulle Dolomiti e in Liguria e mentre mangiava continuava a ripetere la sua versione sempre più improbabile fin lì l’irreprensibile impiegato informatico non ha battuto ciglio mi sono messo le ciabatte e sono salito facendomi luce con il display del cellulare eravamo una coppia felice lei in tutta questa azione ha detto no poi ha continuato a gridarmi perché perché lui ha chiesto il massimo della pena l’avrà ma meriterebbe di più di ricordare per sempre quando ha alzato la mano assassina sui suoi figli poi scende in taverna si lava apre la cassaforte toglie i gioielli della moglie esce per raggiungere gli amici al bar per vedere la partita e per strada getta il coltello e i gioielli in un tombino sono molti a dire che tra marito e moglie lui di 32 lei di 38 anni il rapporto fosse sempre più teso guardate come me la hanno ammazzata cerca di resistere raccontando una storia che fa acqua da tutte le parti

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sereno quasi sollevato si era concesso una pennica dopo la pizza ai funghi e la coca cola con cui aveva pranzato chiacchierando coi carabinieri un mese fa aveva pubblicato una foto col suo nuovo look testa rasata e sguardo ammiccante dritto in camera verso una nuova evasione appena tornato mi sono spogliato in taverna per non svegliare i piccoli sono salito in soggiorno e ho trovato mia moglie a terra in un lago di sangue l’ho abbracciata ma era ormai morta proprio sabato pomeriggio poche ore prima della strage erano stati visti in paese in giro in bicicletta insieme alla bambina anche lui dormiva e non si era accorto di nulla allora sono sceso sono corso verso la porta d’ingresso così come ero quindi in mutande e mi sono messo a urlare gridando aiuto la versione non convince gli inquirenti l’uomo non ha una goccia di sangue su mani e abiti così come sono puliti gli interruttori e le maniglie delle porte che lui avrebbe toccato dopo aver abbracciato la moglie morta il segreto dell’irreprensibile padre di famiglia si sgretola dopo una trentina di interrogatori

prima di sterminare la famiglia ha fatto l’amore con la moglie aveva mangiato di gusto mentre i carabinieri lo osservavano sconcertati ormai convinti di avere davanti l’unico vero responsabile della strage andavano d’accordo si volevano bene mai assistito a litigi particolari tra i due a parte qualche scambio di opinione normale tra i coniugi io in mutande sono andato in cucina ho preso un coltello e sono tornato in sala poi non c’è stato bisogno di fargli nemmeno una domanda i carabinieri vogliono verificare se sono vere le voci secondo cui marito e moglie negli ultimi tempi non fossero felici come un tempo l’anno scorso avevano risistemato il giardino messo l’altalena per i bimbi fissato un gazebo sul retro alle due di notte era di nuovo a casa pronto per la messinscena del marito sconvolto lei a quel punto ha cercato di prendermi il coltello afferrandomi la mano destra ovvero la mano che impugnava l’arma certo l’ho presente un ragazzo discreto tranquillo frequentava la parrocchia ha giocato nella squadretta di calcio

i coniugi portano al piano superiore i figli mettono la bimba nella sua cameretta aspettano che il piccolo si addormenti sul lettone per poi scendere in soggiorno a amoreggiare l’ultimo tassello è appunto il racconto di quella donna che corteggiava quando rientrava la sera lasciava sempre la moto in fondo alla strada per non svegliare i bambini con microscopiche ferite da taglio sulle mani rilevate dal medico legale una rapina con omicidio lo avrebbe sollevato dall’insopportabile fardello della famiglia restituendogli finalmente la libertà li ha sgozzati con un coltello da cucina e poi è andato con gli amici a vedere la partita dell’Italia premetto che voglio che mi sia dato il massimo della pena sarebbe stata colpita alle spalle da seduta in un momento in cui non poteva opporre difesa quando in casa con lei c’era qualcuno di cui si fidava dicono che fosse innamorato di un’altra donna che peraltro lo respingeva può bastare un rifiuto a scatenare una follia simile tanto devastante ma alla fine capisce che è finita abbandona la testa tra le mani e confessa

(Continua in libreria…)

© 2019 Bollati Boringhieri editore, Torino Pubblicato in accordo con MalaTesta Lit. Ag., Milano

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