Non è forse il sogno di chiunque quello di trovare la propria anima gemella? Parte proprio da questa convinzione la nuova serie francese Netflix, creata da Audrey Fouché, “Osmosis”. Ambientata a Parigi, in un futuro non troppo diverso dal nostro presente, racconta la storia di Paul e Esther, fratello e sorella che hanno inventato un’infallibile app per incontrare il vero amore… - L'approfondimento

Se fino a cinque anni fa chi era iscritto a un’app di incontri cercava di tenerlo nascosto, o comunque lo confessava con un po’ di imbarazzo, oggi l’utilizzo della tecnologia per trovare l’amore (e i suoi surrogati) è decisamente sdoganato. Sono in molti ad aver conosciuto la propria dolce metà scrollando i profili sullo schermo dello smartphone. E sono ancora di più quelli che hanno goduto della possibilità di rimediare appuntamenti occasionali semplicemente con un match.

Del resto l’offerta è vasta e può soddisfare le esigenze di chiunque. Dallo storico Meetic, al famoso Tinder, passando per The Inner Circle (per chi è un po’ snob e ha bisogno di una “preselezione naturale” tramite LinkedIn): ci sono app d’incontri per tutti i gusti. Oltreoceano ne esiste addirittura una riservata solo ai vip e alle celebrità, Raya.

Certo, resistono ancora quelli che mai, dicono, ricorrerebbero all’uso di internet per trovare un partner. Ma la metà di questi, di solito, cede dopo la fine di una relazione. 

Dopotutto, che male c’è? Non è forse il sogno di chiunque quello di trovare la propria anima gemella? 

Parte proprio da questa convinzione la nuova serie francese Netflix, creata da Audrey Fouché: Osmosis.

Ambientata a Parigi, in un futuro non troppo diverso dal nostro presente, racconta la storia di Paul e Esther, fratello e sorella che hanno inventato un’infallibile app per incontrare il vero amore. Compatibilità assicurata al 100%. Come? Attraverso un sistema operativo che mappa, scandaglia e analizza i pensieri e le emozioni delle persone, al fine di scovare il partner ideale. È altamente improbabile che l’app possa commettere degli errori, perché il match è stabilito in base alle componenti celebrali, e non solo in base ai classici parametri, come interessi o passioni.

Inoltre Osmosis, agendo sul sistema nervoso, permette ai membri della coppia di restare costantemente connessi. Di poter rimanere in contatto anche quando sono fisicamente distanti. Così da non sentirsi mai soli, da essere sempre uniti: in osmosi, appunto. Questo, secondo Paul e Esther, dovrebbe garantire una perenne e inattaccabile felicità.

Come intuibile, però, i rischi di una tecnologia simile sono tanti. E proprio per scongiurare ogni pericolo, prima di lanciarla sul mercato, i due fratelli devono brevettarla, testandola su dodici candidati. 

Ma davvero un algoritmo può stabilire chi è la persona perfetta per noi? Quella che possa renderci felici sempre, in ogni momento della nostra vita? Questa domanda racchiude la parte più interessante della serie che, al di là della trama, mette in luce proprio la differenza tra amare e essere felici. Le due cose, come è ovvio, non sempre coincidono, ed è proprio per questo che Osmosis è un esperimento destinato a fallire. In fondo non potrebbe essere possibile dare risposta a un fenomeno umano, irrazionale e incomprensibile come l’amore, attraverso qualcosa come la tecnologia, che invece segue le leggi della razionalità e della logica. 

Ce l’aveva già raccontato la puntata Hang the DJ dell’ultima stagione di Black Mirror, che parla proprio di dating, di algoritmi sentimentali e di quanto nelle relazioni a due sia impossibile evitare la sofferenza. Però, quando immaginiamo il futuro, fantastichiamo su una tecnologia che possa risolvere, tra tutti i problemi, proprio quello amoroso, anteposto nella serie perfino a quello medico.

È come se Osmosis volesse dirci che se in un domani la nostra qualità della vita dovesse migliorare, non sarà certo perché vivremo più a lungo, senza malattie, o in un posto più tranquillo: ma perché saremo riusciti a trovare l’amore. 

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