Una ricerca appassionata, paziente, mai paga di certezze stabilite una volta per tutte: questa è stata la teologia che ha praticato Ortensio da Spinetoli... - Un estratto dalla prefazione di Alberto Maggi al libro "L'inutile fardello", pubblicato postumo

“Come ogni libro di padre Ortensio, anche questo susciterà scandalo, scalpore, sarà fonte di polemiche e censure, e si aggiungerà ai tanti testi vivamente sconsigliati da chi ha paura di tutto ciò che è nuovo”, scrive il biblista frate Alberto Maggi a proposito de L’inutile fardello di padre Ortensio da Spinetoli (biblista controcorrente, venuto a mancare nel marzo del 2015), libro pubblicato postumo da Chiarelettere.

Una ricerca appassionata, paziente, mai paga di certezze stabilite una volta per tutte: questa è la teologia che ha praticato il teologo Ortensio da Spinetoli.

Isolato, processato dal Sant’Uffizio, allontanato dall’insegnamento per i suoi libri e le sue lezioni, Ortensio non ha mai gettato la spugna, convinto che leggere e interpretare i testi sacri non fosse questione di autorità ma di competenza. Forte di questa consapevolezza, ha affrontato alcuni concetti teologici che sono un tabù per la maggioranza dei credenti.

In questo libro, il “peccato originale” (di cui Gesù mai ha parlato), l’“ultima cena”, l’“eucarestia”, la “verginità di Maria”, il “sacrificio della messa”, la “mistica del patire”, le basi stesse della dottrina cattolica sono indagate da Ortensio da Spinetoli con rigore e spirito libero.

Padre Ortensio da Spinetoli

Su ilLibraio.it per gentile concessione della casa editrice pubblichiamo un estratto dalla prefazione di Alberto Maggi*

In questo scritto, che viene pubblicato postumo, c’è racchiuso tutto il ricco pensiero di padre Ortensio, e si percepisce in ogni pagina la sua spiritualità tenacemente radicata in Gesù e nella sua buona notizia. È un libro appassionato, una sorta di manifesto per il rinnovamento esegetico e teologico della chiesa, che per Ortensio è rimasta ferma ai grandi pensatori medioevali, con il risultato che la Bibbia viene ancora oggi letta come un libro di storia. Per questo Ortensio insiste che leggere e interpretare la Bibbia non è questione di autorità ma di competenza, e purtroppo la Scrittura è stata strapazzata proprio dai pastori della chiesa che ne hanno fatto un uso disinvolto, impreparato. Il pensiero di Ortensio, come un bisturi doloroso ma vitale, costringe a ripensare importanti concetti teologici che sono ancora un tabù. Per questo Ortensio non esita ad affrontare lo stesso concetto di «Parola di Dio», per scoprire quel che è il messaggio divino e quella che è solo la sua forma, o la dottrina del peccato originale, verità sconosciuta ai profeti e di cui Gesù stesso non ha fatto parola. Nello scritto di Ortensio emerge un Cristo che è divino perché è profondamente umano, un Dio che è più preoccupato del bene e della felicità delle sue creature che del suo onore. Per Ortensio è importante riscoprire il profondo, coinvolgente significato della Cena del Signore, il centro il cuore della chiesa e della vita comunitaria, liberandola definitivamente dalla dimensione sacrificale della quale è stata nel tempo rivestita, caricando la liturgia eucaristica di un valore indebito e perdendo di vista quello inteso da Gesù, che si fa pane perché quanti lo accolgono siano poi capaci di farsi anche essi pane, alimento di vita, per i loro fratelli.

Nel suo intervento mirato a sfrondare il messaggio di Gesù dagli indebiti appesantimenti ed escrescenze formatesi nei secoli, Ortensio invita a reinterpretare anche il senso della morte di Gesù, liberandolo dall’aspetto sacrificale, quasi fosse una sacralizzazione della sofferenza. Questo libro non riguarda solo la teologia ma la vita stessa del credente, che deve essere capace di accogliere il vino nuovo negli otri nuovi, perché altrimenti rischia di perdere tutto. La critica di Ortensio, fedele frate, va anche a tutta la famiglia francescana. Come la proposta di Gesù era troppo originale per essere compresa e fatta propria dai suoi seguaci, così è stato per Francesco, tradito dai suoi. Certamente la strada aperta da Gesù e poi da Francesco era troppo nuova per essere capita e seguita dai loro rispettivi discepoli, ma non è mai troppo tardi per percorrerla tracciando nuovi, originali, inediti e creativi cammini nella chiesa e nella famiglia francescana. Come ogni altro libro di padre Ortensio, anche questo susciterà scandalo, scalpore, sarà fonte di polemiche e censure, e si aggiungerà ai tanti testi vivamente sconsigliati da chi ha paura di tutto quel che è nuovo e che può turbare le sicurezze che l’immutabile dottrina della chiesa offre. Ma certamente Ortensio non potrà che rallegrarsene e gioire in quella dimensione di vita e di pace eterna nella quale ormai vive, lui che ha fatto del detto del suo Maestro e Signore lo scopo della sua vita: «Non sono venuto a portare la pace, ma la divisione…».

*Fra Alberto Maggi, biblista, dell’Ordine dei Servi di Maria, ha fondato con Ricardo Pérez Márquez il Centro Studi Biblici «G. Vannucci» a Montefano (www.studibiblici.it), per lo studio e la divulgazione della buona notizia di Gesù. Alberto Maggi si è sempre dichiarato ammiratore e debitore di padre Ortensio. Grazie anche al coraggio di padre Ortensio, che ha osato affrontare tematiche considerate tabù nella chiesa, oggi la teologia biblica ha potuto compiere passi in avanti verso una più piena comprensione del messaggio di Gesù. Padre Ortensio considerava il Centro Studi Biblici la sua comunità di riferimento perché, diceva, «Qui non si respira l’invidia clericale!».

Questa pubblicazione nasce anche grazie all’impegno del gruppo «Amici di Ortensio», uomini e donne, credenti, non credenti e diversamente credenti uniti dall’avere camminato con lui e perciò motivati a condividere un percorso di amicizia fraterna e insieme a far conoscere lo straordinario patrimonio umano e spirituale da lui ereditato. (Per comunicare con il gruppo, scrivi a: amicidiortensio@gmail.com)

(continua in libreria…)

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