Con Daniel Lord Smail alla scoperta della "Storia profonda" e dei suoi significati per la cultura storica contemporanea...

Daniel Lord Smail è docente di Storia a Harvard. Si occupa della storia e dell’antropologia delle civiltà mediterranee. Dopo la pubblicazione di Storia prodonda. Il cervello umano e l’origine della storia (proposto in Italia da Bollati Boringhieri, con la traduzione di Leonardo Ambasciano), la sua attività si è concentrata sullo studio della “Storia profonda” e dei suoi significati per la cultura storica contemporanea.

Secondo l’autore, la logica dell’”inizio della storia” basata sull’invenzione della scrittura e sulla nascita delle civiltà risente ancora oggi della temporalizzazione del mondo proveniente dal quadro concettuale religioso di matrice ebraico-cristiana. Nei manuali di scuola la storia inizia tipicamente quando l’uomo diventa “cultura”, se non apertamente quando riconosce un dio. L’immenso lasso di tempo che precede quel momento viene semplicemente ignorato, o al più ridotto a un breve paragrafo iniziale. Generazioni di studenti si sono formati con questo schema narrativo e lo hanno naturalmente introiettato.

In questo modo però si tralascia un’enorme quantità di dati che sono fondamentali per capire come l’uomo abbia operato nel mondo e perché lo abbia fatto così e non altrimenti.  Decenni di studi sul cervello e lavori pionieristici come quello di Jared Diamond ci permettono ora, finalmente, di studiare la storia umana in una prospettiva diversa, più “profonda”, tenendo conto di tutti quei fattori che hanno modellato il nostro comportamento, e permettendoci in tal modo di comprendere in un contesto molto più ampio le ragioni di molti percorsi storici.

Leggendo Storia prodonda. Il cervello umano e l’origine della storia  si troveranno molti esempi di questo modo di procedere, come ad esempio quelli relativi alla “neurostoria”, una disciplina che analizza sotto una luce completamente differente, incentrata sulle caratteristiche del cervello umano, certe vicende del nostro passato e del nostro presente. L’integrazione tra storia e biologia diventa, allora, un nuovo paradigma investigativo.

 

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