Esce in libreria, a quarant'anni dalla morte, "Pier Paolo Pasolini. Polemica Politica Potere", a cura di Riccardo Costantini, che raccoglie conversazioni inedite dell'autore con il regista e fotografo Gideon Bachmann sui tre temi cari a PPP - Su ilLibraio.it un estratto, dal titolo "Non accetto intimidazioni", e alcune immagini

Esce in libreria per Chiarelettere, in occasione della celebrazione dei quarant’anni dalla morte, Pier Paolo Pasolini. Polemica Politica Potere, a cura di Riccardo Costantini, che riporta un documento rimasto riservato per quarant’anni e ora finalmente offerto ai lettori: i testi delle conversazioni registrate nel lungo periodo di amicizia, iniziata nel 1961, tra il fotografo, regista e giornalista americano-tedesco Gideon Bachmann e Pier Paolo Pasolini.

Dall’esordio alla regia con Accattone alla sua ultima fatica, Salò o le 120 giornate di Sodoma, trovano posto fra queste pagine i temi fondamentali di tutta l’opera pasoliniana, articolati in progressione cronologica, sotto le tre macrocategorie di Polemica, Politica, Potere, intese in senso ampio e analizzate nelle loro sfaccettature e nei rapporti con l’arte, la società, la Chiesa e la religione, il linguaggio, la poesia, i film… 

Le fotografie di Bachmann e della sua compagna Deborah Beer che arricchiscono il testo sono un altro documento essenziale di un percorso fatto di amicizia e costante impegno intellettuale.

Su ilLibraio.it pubblichiamo un estratto dell’opera
(per gentile concessioni di Chiarelettere)

«Non accetto intimidazioni»

Bachmann – Vorrei sapere se lei è conscio, quando gira, di quanto sta producendo e di come ciò poi agirà sullo spettatore.

Pasolini – È sempre imprevedibile. Anche nei momenti di maggiore intimità, cioè quando scrivo dei versi, momenti in cui domino meglio la materia perché sono da solo con una macchina da scrivere, è sempre impossibile prevedere fino in fondo quello che sarà la poesia oggettivamente, al di fuori della mia intenzione, della mia ispirazione, della mia critica. Sia ben chiara una cosa fin dall’inizio: quando faccio cinema è esattamente come se stessi scrivendo dei versi. Purtroppo sono rimasto molto infantile e molto simile a come mia madre ha voluto che fossi quando ero bambino, quindi non riesco mai veramente a credere nella cattiveria, nel male degli altri. Penso sempre al prossimo come se fosse un prossimo che giudichi in pura buona fede. E ogni volta rimango… deluso.
[…]

Pasolini Salò_Deborah BeerTutte le foto sono di Deborah Beer

B – Il suo lavoro ha sempre provocato grandi polemiche e le ha procurato molti rancori da parte di un largo segmento della popolazione. Immagino ne sia conscio, ma mi chiedo se ogni tanto si rimproveri di aver fatto degli errori o se ritiene sia sempre la società a sbagliare… Mi piacerebbe sapere se queste
reazioni del pubblico ostacolino il raggiungimento dei suoi obiettivi.

P – A dire il vero, non tutti i settori della vita italiana sono contrari alla mia opera. Lo sono i settori dell’estrema destra, invero molto potenti. Nel fare un lavoro, che si tratti di un romanzo, di poesie o di film, io non posso che preventivare una reazione violenta e contraria così come effettivamente accade. Naturalmente nella mia sincerità non riesco mai a prevenire quanto di feroce, di avverso, c’è nella reazione. Però la prevedo come un fatto ideologico, e avendola prevista evito che interferisca col mio lavoro.

Pasolini via Eufrate_Deborah Beer

B – Non è la risposta esatta alla mia domanda. Mi spiego meglio: queste reazioni hanno provocato nel suo intimo un sentimento che influenza il suo lavoro? Per esempio, quando l’abbiamo incontrata a Venezia per la presentazione di Mamma Roma lei in pubblico è stato feroce, anche nei modi, mentre adesso è più calmo, forse perché siamo a Roma nel suo appartamento… Se queste sono domande troppo intime me lo dica… Ma, sa, credo che questa sia la cosa più importante nella sua vita artistica: un poeta può scrivere un poema per sé, ma un poeta polemico, come lei, dipende in una certa maniera da ciò che provoca il poema una volta diventato pubblico…

P – È un problema molto complesso. Non ho avuto particolari intimidazioni. Prova ne sia un fatto che è successo in tribunale per il film La ricotta. Quando sono stato interrogato, la prima domanda del giudice è stata sulla possibile cattiva interpretazione del mio film. Io ho detto che «sì, si potevano dare delle interpretazioni non giuste, ma in malafede». Questo ha scatenato il pubblico ministero, che si è sentito accusato, e ho rischiato l’arresto in aula. Nel film avevo premesso una dichiarazione in cui prevedevo che la pellicola sarebbe stata interpretata in malafede, e in tribunale l’ho ricordato riconfermando quanto avevo detto. Perciò ho rischiato di essere arrestato. Sono stato meno feroce di quando ho presentato il film a Venezia, però sostanzialmente non sono receduto di un passo, né intendo recedere. Non accetto intimidazioni.
Allo stesso modo, le reazioni scomposte e violente, incivili, di parte del pubblico italiano, non mi hanno turbato.

18 marzo 1963

 Pasolini set2_Deborah Beer

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