"È in una torrida estate toscana che due donne, in fuga da una comunità terapeutica per disturbi mentali, si chiedono esauste e lucide, se esista un luogo dove poter essere felici...": su ilLibraio.it Francesca Barra racconta il nuovo, emozionante film di Virzì, "La pazza gioia"

È in una torrida estate toscana che due donne, in fuga da una comunità terapeutica per disturbi mentali, si chiedono esauste e lucide, se esista un luogo dove poter essere felici. La ricerca è raccontata nel film di Virzì La pazza gioia, che così bene sa rappresentare la complessità dell’animo femminile, senza appesantirlo di retorica contemporanea. Di stereotipi e caricature nelle quali sarebbe stato facile e comodo inciampare.

Avevo già imparato ad amare le sue donne, in altri film (Anna in La prima cosa bella, Mirella in La Bella vita, Susy in Ovosodo, Caterina l’adolescente di Caterina va in città, Marta di Tutta la vita davanti).

Originali, oneste e imperfette. Qualcuno le definirebbe “sbagliate”, fuori contesto, oltre le righe, se confrontate con un mondo che però, Paolo Virzì e Francesca  Archibugi non fanno poi così rimpiangere. Del resto “nessuno visto da vicino è normale” diceva lo psichiatra Franco Basaglia. Ed è così che ci sembrano tutti i personaggi, anche quelli secondari: portatori di un apparente normalità che non convince fino in fondo. Inetti, egoisti, corrotti.

A loro si contrappone una follia che attrae e spaventa, delle due improbabili amiche, Beatrice e Donatella, protagoniste della pazza fuga. La loro ricerca di felicità ha i minuti contati, lo sappiamo dal primo istante in cui salgono su un autobus allontanandosi dal gruppo. E anche se il film, per tutta la sua durata, conserva il sapore di un’avventura,  il breve viaggio avviene attraverso il dolore del riscatto, la chiusura di alcuni cerchi personali, l’incontro con fantasmi del passato.

Virzì declina la follia attraverso l’interpretazione perfetta- questo sì- delle sue attrici protagoniste, Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti.  La prima megalomane snob, estroversa e naif che millanta origini nobili, la seconda ex ballerina sul cubo,  a cui hanno sottratto il figlio perché ritenuta non idonea al ruolo di madre. “Rozza, ma tanto sensibile e generosa”, come la descrive l’amica.  Diversissime tranne che nel dolore. Entrambe infatti hanno famiglie che le hanno rinnegate e una inconsolabile propensione al pianto che le perseguita da quando erano piccole. Sarà questa scoperta a saldare la loro solitudine e a salvarsi. A modo loro.  Oltre la pazzia. Oltre l’amore che le ha ferite. In un’altalena seducente e rischiosa, come sa esserlo l’euforia.

Con La pazza gioia si riescono a sublimare le debolezze umane, rendendole non solo amare, ma soprattutto più dolci e mostrandoci la strada per essere indulgenti nei confronti di chi sbaglia e meno miopi nei confronti di chi vive “al di fuori”. E’ così che si racconta l’errore. Con la totale assenza di giudizio. Quello che spesso ha origine dal fallimento degli equilibri familiari. Quando ti assale il male di vivere, la depressione, il male oscuro che pochi hanno la forza e il coraggio di raccontare (quindi grazie Virzì), e non ricordi più la strada per essere felice.

Scopriremo, attraverso il loro scudo, se ancora avessimo bisogno di risposte, che un luogo ideale non c’è.  Se non quando si rallenta e si smette di fuggire e ci si arrende al più felice dei finali possibili.

Francesca Barra è una giornalista professionista. Lavora in televisione per La7, Sky, Rai e Mediaset. Ha condotto su Radio1 Rai La bellezza contro le mafie. È autrice dei libri Il quarto comandamento, Giovanni Falcone un eroe solo, Tutta la vita in un giorno. Per Garzanti ha pubblicato  Verrà il vento e ti parlerà di me  e Il mare nasconde le stelle.

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