Pedro Chagas Freitas, autore di "Prometto di sbagliare", caso editoriale internazionale, si racconta a tutto campo: "Le persone sono tutte diverse tra loro, e ognuno costituisce un universo. Per questo si possono scrivere cento milioni di pagine sull’amore senza mai essere banali, perché nessun amore è uguale all’altro. A me piace pensare di scrivere la narrativa dell’anima e non la narrativa degli occhi. Una narrativa di sensazioni e non di avvenimenti..."

 Pedro Chagas Freitas, scrittore, giornalista e insegnante di scrittura creativa portoghese, è arrivato in Italia per presentare Prometto di sbagliare (Garzanti), caso editoriale internazionale (anche grazie al passaparola), subito entrato nella top ten dei libri più venduti in Italia.

A Milano ha incontrato blogger, giornalisti e lettori in un evento speciale, una presentazione #socialwriting. I presenti hanno portato con sé un bigliettino con su scritto il proprio sbaglio più grande in amore. Al termine dell’incontro, Pedro ha raccolto tutti i biglietti, ne ha scelto uno e ispirandosi ad esso ora scriverà un breve racconto.

Nel frattempo, qui di seguito, le risposte dell’autore portoghese alle tante curiosità dei presenti…

Pedro Chagas Freitas
“A ME PIACE SCRIVERE LA NARRATIVA DELL’ANIMA” – “Le persone sono tutte diverse tra loro, e ognuno costituisce un universo. Per questo si possono scrivere cento milioni di pagine sull’amore senza mai essere  banali, perché nessun amore è uguale all’altro. A me piace pensare di scrivere la narrativa dell’anima e non la narrativa degli occhi. Una narrativa di sensazioni e non di avvenimenti”.

AMORE E IMPERFEZIONE… – “Se l’amore vero è accettare l’altrui imperfezione? È meglio accettare un errore, interiorizzarlo e poi costruirci sopra. Chi è perfetto è noioso. La differenza nell’imperfezione è quello che rende le persone belle e interessanti”.

AMORE E DOLORE… – Se l’amore può curare i dolori più grandi? No, ma nel dolore l’amore può diventare più grande.

A PROPOSITO DI UNO DEI ROMANZI PIU’ SOTTOLINEATI DI SEMPRE… – “Ho cercato di essere varie persone, di capirle internamente. Gli anziani sono i più saggi non perché “sanno” di più, ma perché hanno sbagliato di più. Quando amiamo l’importante è quello che riusciamo a fare con il dolore che inevitabilmente accade nella vita. È troppo facile essere felici quando si hanno solo cose belle. Invece ci si deve interfacciare con la vita di tutti i giorni. Ed è questo che rende ogni esistenza speciale. La routine dovrebbe essere un poema”.

SULLA QUOTIDIANITA’ E I SUOI PROBLEMI – Il problema è che siamo sempre in mezzo fra quello che realmente siamo e quello che vorremmo essere. Ma la cosa più importante è quello che proviamo mentre agiamo, mentre facciamo cose, mentre sbagliamo o anche, per una volta, ne facciamo una giusta. Ci vuole un pizzico di follia per essere sani. Ma la follia non è fare cose strane. Le cose più importanti sono le cose piccole. Lo sappiamo tutti, ma ce lo dimentichiamo sempre. E non ci gustiamo mai quello che stiamo facendo in quel preciso momento. Si può e si deve amare ogni singolo gesto della nostra vita. Senza amore non facciamo nulla.

“I MIEI PERSONAGGI…” – Saramago diceva che su ogni libro ci sarebbe dovuto essere scritto “Attenzione, questo libro contiene una persona”. E io sono qui, in questo libro. Ho vissuto tutte queste vite grazie ai personaggi. Ridevo e piangevo con loro. I momenti più importanti della mia vita sono quelli che non ho vissuto, sono quelli di questo libro. La magia dello scrivere è proprio quello che si sente e si vive mentre lo si fa. Uno scrittore vive e non vive al contempo. Il processo di creazione è un processo in cui si sente veramente qualcosa che però non si è vissuto.

“LE COSE CHE MI FANNO SENTIRE VIVO…” – Sono le cose piccole, semplici: baciare mia moglie, abbracciare mio padre, guardare i miei gatti che giocano. Non importa fare grandi cose per vivere grandi emozioni. Si dà sempre più importanza alla mèta e meno alla strada, che invece è la cosa più importante. L’amore vero è quello che riesce ad amplificare ogni nostro sentimento.

SULLA DIFFICOLTA’ DI RELAZIONARSI CON I CANONI IMPOSTO DALLA SOCIETA’ – “La mia vita è scrivere e aiutare gli altri a scrivere. Per me è il lettore che comanda. Io non definisco quello che scrivo, lo definisce chi lo legge. A volte bisogna dare un calcio alla società e alla sua necessità di categorizzazioni”.

ISPIRAZIONI – “Questo è un libro che potrei dire di stare preparando da sempre, perché contiene quello che vedo e che mi spinge a creare ogni giorno. Io vivo e creo. Per esempio stasera ho già visto un sacco di persone, espressioni, gesti che mi ispirano. Questo per dire che è un libro difficile da spiegare e facile da sentire. E la cosa più bella è che si può leggere senza un ordine. Non è un manuale e non dà risposte”.

CONSIGLI AGLI ASPIRANTI SCRITTORI – “Scrivete quello che sentite, quello che vi piace. Durante il processo di creazione non pensate al pubblico. Cercate di essere liberi. Il lettore si accorge quando non c’è spontaneità. Dico sempre che uno scrittore è un professionista del sudare. Un artista deve avere buone scorte di deodorante. Ci vuole molto lavoro e concentrazione. Soprattutto resistere alle distrazioni!”.

“LA VITA E’ FRAMMENTARIA” – Perché ho scelto questa forma frammentaria? Il mio romanzo è un ritratto dei giorni odierni. La vita è frammentaria.

SUL CONTRIBUTO DEI LETTORI – “Come hanno contribuito al libro i lettori? Si tratta di lettori che in vario modo (di persona, tramite i social network) mi hanno dato idee che io poi ho sviluppato. Mi piace che i miei lettori partecipino al mio processo creativo. Un libro è fatto di due parti. Una è quella dell’autore, perché la scrittura è solo sua. L’altra è quella del lettore. Perché un libro senza lettore non esiste. Quello che faccio è invitarlo in una casa con pochi mobili. A me interessa che il lettore ci si trovi a suo agio, e che abbia la libertà di muoversi”.

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