"La storia di Patty – la madre più improbabile: raver di professione, amante di alcol e allucinogeni, che decide di fare un figlio e cambia radicalmente vita – mi ha dato una grande lezione: non bisogna mai credere di sapere chi può fare dei figli e chi no". Parola di Claudio Rossi Marcelli, in libreria con l'attualissimo "Lo zoo delle famiglie" - Su ilLibraio.it un estratto

Ogni settimana Claudio Rossi Marcelli risponde alle domande dei lettori di Internazionale nella rubrica Dear Daddy. Utilizzando un linguaggio diretto e rassicurante, nei suoi scambi settimanali che toccano i più svariati argomenti legati all’essere genitori, l’autore de Lo zoo delle famiglie (Vallardi) esprime il proprio credo: non dovrebbero essere le convenzioni a guidare le nostre scelte, ma la forza dell’amore. Su ilLibraio.it un estratto dal libro

Vallardi

La storia di Patty – la madre più improbabile: raver di professione, amante di alcol e allucinogeni, che decide di fare un figlio e cambia radicalmente vita – mi ha dato una grande lezione: non bisogna mai credere di sapere chi può fare dei figli e chi no. Perché è un’esperienza talmente individuale che sfugge a ogni regola preconfezionata. E questo è un principio che all’epoca ho messo da parte in qualche angolo della testa, per ritirarlo fuori quando io e il mio compagno qualche anno più tardi abbiamo deciso di diventare genitori attraverso la gestazione per altri. Se una ex raver poteva fare un bambino senza pensarci due volte, perché non potevamo averlo anche noi, che covavamo da anni il sogno di mettere su famiglia? Se la natura è così generosa da permettere che quasi chiunque, a prescindere dalle sue motivazioni e dalle sue capacità genitoriali, possa avere un bambino, perché la società deve accanirsi contro quelli che aspirano davvero a diventare genitori ma hanno bisogno di aiuto per riuscirci?
«Il fatto che tu e Manlio abbiate avuto dei figli mi sta bene, perché vi conosco e so che siete persone perbene», ci ha detto un giorno il padre di un amico di mio marito, «ma in generale credo che per gli omosessuali intenzionati a creare una famiglia dovrebbe esserci un patentino, qualcuno che stabilisca che sono idonei a farlo». Un patentino? ho risposto io, ma lo sai che non è per niente una cattiva idea? Anzi, ti dirò di più: potremmo estendere questa pratica a tutti gli altri. E scoprire così che almeno la metà degli eterosessuali verrebbero bocciati.
È probabile che neanche Patty avrebbe superato l’esame per il patentino, in realtà sospetto che non abbia mai superato neanche quello per la patente di guida. E se poi la prova contenesse anche un test del quoziente d’intelligenza, allora anche il papà dell’amico di Manlio rischierebbe grosso. Quest’idea del patentino, mi sembra evidente, è una vera stupidaggine.
Eppure, senza che ce ne rendiamo conto, ci sono persone che un’abilitazione del genere se la devono conquistare davvero: i genitori adottivi. Per adottare un bambino in Italia devi essere sposato, eterosessuale, benestante, avere una certa età, insomma rispondere a una marea di criteri di idoneità che nessuno si sognerebbe mai di esigere dagli aspiranti genitori che non hanno problemi di fertilità. È chiaro che, in casi più delicati come l’adozione di un ragazzino già grande oppure disabile, è bene assicurarsi che la famiglia possa offrirgli maggiori garanzie di stabilità rispetto alla media. Ma per adottare un neonato dovrebbe bastare la capacità di amarlo, mentre nella lunga lista di criteri e condizioni che applichiamo in Italia ce ne sono vari che con la capacità di amare e crescere un bambino hanno molto poco a che fare. In forma minore, poi, sono sottoposti a un simile scrutinio sociale anche le coppie (sempre e solo le coppie, mi raccomando) che devono ricorrere alla fecondazione assistita. E allora ripeto la domanda: se la natura è così generosa da permettere quasi a chiunque di avere un bambino, perché la società deve accanirsi solo contro quelli che hanno bisogno di un aiuto per riuscirci? Forse è ora di abbandonare l’idea che alcune persone debbano ricevere il nostro permesso per mettere su famiglia.

L’APPUNTAMENTO – Lo zoo delle famiglie sarà protagonista al Festival di Internazionale, a Ferrara, sabato 3 ottobre alle ore 14.30, presso il Cortile del Castello. Con l’autore interverrà Irene Bernardini.
Claudio Rossi Marcelli sarà a Ferarra anche il giorno dopo, presso Palazzo Roverella, alle ore 11.30, per un incontro sul tema  “I vizietti della stampa – Stereotipi e errori comuni quando si parla di omosessualità”. A intervistarlo, i ragazzi di “Occhio ai media”.

 

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