lo scrittore Glenn Cooper ci racconta quanto lo ha aiutato l'esperienza da sceneggiatore...

di Glenn Cooper
Prima di scrivere il mio primo romanzo, ho scritto venti sceneggiature. Di ogni genere: dalle commedie ai thriller, dai film d’azione o di fantascienza a quelli drammatici. Ed è stata un’esperienza che mi ha insegnato molto… per esempio come affrontare le più devastanti stroncature. Se fossi stato convinto che la storia era destinata a ripetersi – che la risposta sarebbe stata sempre e comunque: «Grazie, ma non c’interessa» – probabilmente non sarei passato alla narrativa. Invece ci ho provato, e…
Ho scoperto che la schiera di autori che si sono cimentati – talvolta con grande successo – in entrambi i campi era piuttosto nutrita: F. Scott Fitzgerald, Aldous Huxley, William Goldman, James Agee, William Faulkner, Raymond Chandler, John Steinbeck… Non sono certo al livello di questi giganti, eppure conoscere i meccanismi della sceneggiatura mi è tornato molto utile per capire cos’è un «buon» romanzo.
Struttura: è la base imprescindibile di ogni sceneggiatura. Il primo atto deve condurre al secondo e preparare il terzo. E ogni scena dà il la a quella seguente. Pensate ai vagoni di un treno: se uno deraglia, pure tutti gli altri sono spacciati. In un film, ogni personaggio ha un arco narrativo definito e, lungo il percorso, impara a conoscersi. Il modo in cui la struttura si compenetra con l’arco narrativo dei personaggi determina la riuscita, o il fallimento, di un film.
 
Ritmo: non tutti i film hanno un ritmo veloce, ma la maggior parte dei buoni film di genere ha un passo spedito. E ci mancherebbe altro. In un action movie o in un thriller, ma anche nella maggior parte delle commedie, scene troppo lente sono letali per lo spettatore.
Dialoghi: in un buon film, i dialoghi non sono mai ingessati e artefatti. In fondo, sono l’arma più potente di uno sceneggiatore, dato che, di solito, le azioni – per non parlare delle emozioni – vengono descritte in maniera abbastanza sommaria. Ciò che dicono i personaggi è fondamentale.
Quando ho deciso di cimentarmi con la stesura di un romanzo – di un thriller – sapevo come strutturare una storia, come darle il giusto ritmo e come far parlare i personaggi in modo credibile. E tutto ciò mi ha reso la vita molto più facile. Spesso i thriller hanno una trama molto articolata ma, senza una struttura precisa, il caos rischia di prendere il sopravvento, rovinando completamente la storia. Togli il giusto ritmo a un thriller e avrai soltanto un’inutile montagna di noia rilegata. Fai parlare i personaggi in modo impacciato, legnoso, improbabile – magari continuando a spiegarsi a vicenda gli sviluppi narrativi – e avrai un libro davvero orrendo.
Non sto dicendo che un bravo sceneggiatore sia automaticamente un buon autore di romanzi, ma penso che ognuna delle mie sceneggiature, anche se non sono diventate un film, mi abbia insegnato qualcosa che ha reso migliori i miei otto romanzi.
*Il testo di Cooper, proposto per gentile concessione dell’autore, è stato stato pubblicato in origine da Omnimysterynews.com 

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