Il nuovo libro di Marco Baliani parla della capacità antropologicamente inscritta nel nostro DNA di raccontare e ascoltare storie traendone piacere e nutrimento, mettendo in moto un corpo che si fa voce, rendendo visibile l’invisibile...

“La nascita di una storia resta sempre un mistero, solo sappiamo che serviranno sempre gli stessi elementi a comporla, una voce, un corpo, orecchie e occhi attenti all’ascolto, lo stesso spazio e lo stesso tempo per viverla. Solo quando tutto questo è dato comincia l’incanto della parola che narra. La base di ogni racconto orale è questo faccia a faccia dell’umano che si rispecchia nell’altro…”.

Ogni volta che si racconta una storia

Il mondo è pieno di narrazioni orali, accadono in ogni istante della nostra vita. Nel libro Ogni volta che si racconta una storia (Laterza) Marco Baliani (attore, autore e regista, nel 1989 dà vita al teatro di narrazione con lo spettacolo Kohlhaas) parla della capacità antropologicamente inscritta nel nostro Dna di raccontare e ascoltare storie traendone piacere e nutrimento, mettendo in moto un corpo che si fa voce, rendendo visibile l’invisibile fino a esplorare quello speciale allenamento artistico che permette a un racconto di convocare un pubblico di ascoltatori.

Baliani, figura eclettica e complessa del teatro italiano contemporaneo, ha imparato l’arte della narrazione strada facendo, praticandola a viva voce in ambiti e situazioni molto diversi tra loro. Nel libro riporta i ricordi di quelle esperienze.

Marco Baliani

Un brano da Ogni volta che si racconta una storia, che fa entrare nell’atmosfera del volume:

«“Quei due hanno una storia”, “ho una storia con lei”, “la loro storia è appena cominciata”. Si potrebbe andare avanti e aggiungere molte altre frasi simili, variazioni della medesima sostanza, al centro resta sempre la ‘storia’, quella materia narrativa che lega due esseri umani in una relazione amorosa. II fatto che esista una storia presuppone l’esistenza di un racconto, qualcosa che richiede una costruzione di senso, un principio e uno sviluppo, un dipanarsi del tempo. Quello che l’altro racconta di sé diventa improvvisamente tanto necessario alla mia esistenza che, di colpo, le sue narrazioni non solo mi riguardano ma diventano parte di me. L’amante narra, come nei tempi antichi dell’epica, la sua genealogia, la sua infanzia, costruisce una dinastia di successioni, di tradizioni e, narrandole, riscopre con uno stupore ancora pulsante il suo passato.
Quello che costituisce la forza di una storia d’amore, però, non sta solo nella qualità e quantità di narrazioni donate reciprocamente l’un l’altro, ma nella capacità di costruire un luogo ove far depositare le storie, una specie di magazzino che protegga le parole dette e permetta di poterle andare a riprendere quando
servono. La porta d’accesso di questo luogo è segreta, solo gli amanti ne posseggono le chiavi, solo loro sanno come custodire il tesoro. Lì dentro vanno accumulandosi le narrazioni notturne, i racconti dinastici, i racconti di viaggi, ma anche le promesse, i progetti, i desideri di complicità, lì dentro si depositano le tante parole dette con foga o passione o dolcezza o tristezza, parole fosforescenti che continuano a illuminare le pareti dell’hangar, in attesa che riprendano il volo sulle labbra degli amanti.»

Commenti