Che si tratti di scrivere un romanzo, di voler diventare musicista o uno chef famoso, chi non ha un sogno nascosto nel cassetto? Ecco le regole per avverare i propri sogni, anche quando sembrano impossibili, selezionate per ilLibraio.it dalla scrittrice Roberta Marasco...

Che si tratti di scrivere un romanzo, di voler diventare musicista o uno chef famoso, chi non ha un sogno nascosto nel cassetto? Un sogno che il più delle volte ci sembra incompatibile con la vita di tutti i giorni, tanto che di solito si finisce per rinunciarvi e lasciarlo nel cassetto, appunto, o dedicarcisi solo quando la vita di tutti i giorni, per un motivo o per un altro (un divorzio che ci fa il vuoto attorno, una convalescenza che ci costringe a letto) viene sospesa e reinventata.
E se invece non fosse così? Se i sogni si potessero inseguire anche senza dover mollare tutto per ricominciare? Se esistesse un modo per incastrarli nella vita di tutti i giorni, fra i figli e il lavoro e il cane da portare fuori? Se si trattasse solo di trovare il modo giusto per provarci? Perché non è detto che ci riusciremo, forse non tutti i sogni sono destinati a realizzarsi, o forse sì. Non possiamo saperlo. Quel che sappiamo è che se non ci proviamo, almeno, ci appassiscono dentro, e noi con loro.

Ecco allora alcune “regole” per provare a realizzare i nostri sogni senza aspettare di romperci una gamba ed essere costretti a letto il tempo necessario per scrivere il romanzo della nostra vita.

Stabilire un orario fisso e rispettarlo.

I sogni non sempre hanno bisogno di una quantità di tempo spropositata, come pensiamo a volte. Non è indispensabile ritrovarsi senza nient’altro da fare nella vita. Possono bastare anche un’ora al giorno, una mattina alla settimana, mezz’ora due volte al giorno. Dipende. Quello di cui hanno davvero bisogno i sogni, in realtà, è la costanza. È il rigore. È non mollare mai, non trascurarli. Ecco perché bisogna scegliere il momento con cura e realismo, per essere sicuri di poterlo rispettare (quasi) sempre. Svegliarci un’ora prima al mattino tutti i giorni, restare svegli fino a tardi un paio di sere alla settimana (ma in giorni prefissati). Ciascuno saprà qual è l’orario migliore. Una volta che l’abbiamo scelto, però, dobbiamo rispettarlo come se si trattasse di timbrare il cartellino. Possiamo darci malati un paio di giorni, ma per il resto dobbiamo essere fedeli a noi stessi. Non c’è niente che possa crescere senza cure costanti, neanche i sogni.

 Convincersi di avere il diritto di farlo

Ecco la parte davvero difficile. Non è arrivare fino in fondo. È iniziare. È concederci di iniziare. E se non ne fossimo capaci, in realtà? Non è meglio avere un sogno intatto nel cassetto che uno infranto alle spalle? I sogni però sono come i Barbapapà, non si rompono mai, cambiano forma a seconda dei nostri desideri. Non esistono sogni infranti, esistono sogni che si trasformano, che si scoprono diversi, che si divertono a reinventarsi e a reinventarci. Per avere il coraggio di inseguirli a volte serve un pizzico di follia. La follia che ci mette al riparo dagli sguardi altrui e dal nostro. Che ci mette al riparo dalla vergogna. Perché in realtà non è del parere degli altri che abbiamo paura, ma di scoprirci fragili.

Accettare l’idea che i sogni possono prendere strade impreviste

I sogni non sono granitici, non sono intransigenti come ce li immaginiamo a volte. Magari speravamo di scrivere un romanzo di ottocento pagine sul senso della vita e ci ritroviamo davanti un romanzo per bambini di cinquanta. Forse volevamo dipingere la Cappella Sistina del nuovo millennio e invece disegniamo fumetti. I sogni non devono necessariamente essere grandiosi e magniloquenti. Un romanzo per bambini può cambiarti la vita molto più di un tomo sul senso della vita. E un fumetto ben disegnato può passare alla storia. Non dovremmo avere paura di tradire i nostri sogni o di svenderli. Finché ci divertiamo, finché riusciamo a metterci un pizzico di magia, allora resteranno in vita, sotto qualunque forma.

I sogni ci assomigliano ma non ci rappresentano

Saremo anche quel che mangiamo, secondo qualcuno, ma non siamo quel che sogniamo, non solo. I nostri sogni ci assomigliano, parlano di noi, ma non sono noi. Tenerlo a mente ci aiuterà a ricordarci che se il nostro sogno non si dovesse realizzare, non come l’avevamo pianificato nei dettagli, non significherà che siamo dei falliti e che non valiamo niente. Spesso siamo tentati di considerare i sogni il nostro rifugio, in cui custodiamo la parte più vera e nobile di noi stessi, al riparo dagli sguardi altrui. È facile, dopo una frustrazione, pensare “Lei non sa che cosa sogno io” e usare il nostro sogno nel cassetto come scudo nei confronti del mondo. È facile, ma è anche il modo migliore per evitare di realizzarlo, perché una volta realizzato non potremo più usarlo per proteggerci, o meglio, ci proteggerà nella misura in cui ci esporrà agli sguardi e ai giudizi altrui.

Non dobbiamo inseguire un sogno per cambiare vita, ma cambiare vita per inseguire un sogno

Funziona un po’ come con i fidanzati e le fidanzate, in un certo senso. Mai aspettare di trovarne uno perché ti risolva la vita. Meglio prima realizzarsi e la vita risolversela da soli e a quel punto, solo a quel punto, arriverà anche l’uomo o la donna giusta. Con i sogni succede qualcosa di simile. Se li consideriamo il nostro modo per cambiare vita, se attribuiamo loro tanto potere e tanta responsabilità, impediamo anche che si realizzino. Un sogno che si avvera ti cambia la vita, certo, ma perché la vita ha già iniziato a cambiare prima che si avverasse. Se volete scrivere un libro, sarà scriverlo che vi cambierà la vita, non pubblicarlo. Se volete diventare un cuoco famoso, sarà cucinare che renderà le vostre giornate migliori, non la recensione di un critico gastronomico.

A volte non inseguiamo i nostri sogni perché abbiamo paura che a contatto con la realtà finiranno per dissolversi o peggio ancora, per prostituirsi. Il rapporto fra sogno e realtà è delicato, lo insegna bene La La Land, dove troviamo, come scrive Matteo Columbo, una “riflessione non banale sul sogno, e dunque sul reale, sul rapporto profondo e difficilmente separabile fra passione e illusione, e in ultima analisi sul senso dell’amare l’arte e sul segreto dell’arte di amare, due aspetti fondamentali dell’esistenza”.

Fra l’amore per l’arte e l’arte di amare si nasconde un segreto ancora più sfuggente, quello della differenza fra l’arte di sognare, sempre irrealizzabile per definizione, e il sogno che si fa arte, che invece deve realizzarsi eccome, anche se lo fa quasi sempre dietro le quinte, fra una corsa all’asilo e una lavatrice, fra un appuntamento con un cliente e un treno. Ci sono sogni che non sopportano di vedere la luce del sole e altri che ne hanno bisogno per crescere. Ma tutti, a modo loro, meritano di essere vissuti. Anche perché una volta tirato fuori un sogno dal cassetto, dentro ne nasce subito un altro, ancora più grande.

IL LIBRO E L’AUTRICE – Le regole del tè e dell’amore (in libreria per Tre60) è l’ultimo libro di Roberta Marasco. L’amore di Elisa per il tè risale alla sua infanzia. È stata sua madre a insegnarle tutte le regole per preparare questa bevanda e ad associare, come per gioco, ogni persona a una varietà di tè. Daniele, il suo unico grande amore, è tornato dopo tanto tempo. Ma Elisa ha imparato da sua madre a non fidarsi della felicità, a non lasciarsi andare mai, perché il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Prima di tutto dovrà trovare se stessa, poi potrà capire se Daniele può renderla felice. Quando trova per caso una vecchia scatola di tè con un’etichetta che riporta la scritta ROCCAMORI, il nome di un antico borgo umbro, Elisa ne è certa: si tratta del tè proibito della madre, quello che le fece provare solo una volta e che, lei lo sente, nasconde più di un segreto. Forse proprio lì, in quel borgo antico, Elisa potrà trovare le risposte che cerca e imparare a lasciarsi andare e a fidarsi dell’amore, guidata dall’aroma e dalle regole del tè…

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