Incontro con Roddy Doyle autore di Una faccia già vista ISBN:8882467813

È tornato in Italia, dopo alcuni anni di assenza, uno degli scrittori irlandesi più amati dai lettori, Roddy Doyle. Vincitore del prestigioso Booker Prize con Paddy Clarke, ah, ah, ah! e autore di numerosi romanzi di successo quali La Trilogia di Barrytown, ora Doyle ha presentato la sua nuova fatica letteraria Una faccia già vista, dimostrando ancora una volta di sapere raccontare le sue personalissime storie mettendosi nei panni di nuovi e incredibili personaggi. Ne abbiamo parlato con lui nel corso della sua recente visita nel nostro paese.

D. Con Una faccia già vista lei torna a raccontare le vicende di un personaggio già noto ai lettori, Henry Smart, il ragazzo dagli occhi blu che ha fatto impazzire le dublinesi, che pretende di essere stato l’uomo di fiducia di Michael Collins ed è fuggito in America, lasciando in patria diversi conti in sospeso. Ci troviamo di fronte a una nuova trilogia?

R. Quando ho iniziato a scrivere di Henry Smart, non immaginavo che la sua vita si sarebbe trasformata in una trilogia, pensavo piuttosto a un racconto lungo. Poi mi sono reso conto che se lo facevo nascere all’inizio del secolo scorso avrei dovuto seguirlo per molto tempo, prima in Irlanda, poi in America e infine di nuovo in Irlanda raccontandone la maturità e la vecchiaia. Così ho capito che avrei scritto tre libri.

D. Henry sembra essere lo stesso ragazzo di sempre, con la sua incredibile capacità di cavarsela in ogni situazione. In America lo attendono nuove avventure, altre imprese e altri inverosimili incontri: come quello con una figura per noi tutti ormai mitica, Louis Armstrong. Perché ha deciso di farli incontrare?

R. Una delle meravigliose possibilità che uno scrittore può avere è quella di mescolare realtà e fantasia. Così come in passato avevo fatto incontrare Henry con Michael Collins, ora ho potuto reinventare un altro personaggio, un musicista che ho sempre amato e che avrei voluto incontrare. Mi ha affascinato il suo modo di intrattenere il pubblico e ho letto molto su di lui. La sua biografia mi ha particolarmente colpito e ho cercato di catturare sulla carta le parole delle sue canzoni, cercando proprio di dare alla mia prosa il ritmo della sua musica, che adoro. Mentre scrivevo ascoltavo sempre lo stesso pezzo, St Louis Blues, composto a Parigi all’inizio degli anni Trenta. Confesso che la prima scena del romanzo che ho scritto è proprio quella in cui Henry incontra Armstrong. Avevo infatti letto che quando Louis era partito per New Orleans alla volta di Chicago il buttafuori del locale dove suonava gli aveva detto che, per fare strada, avrebbe dovuto trovarsi un bianco che, mettendogli una mano sulla spalla, affermasse: “questo è il mio negro”’. Questo episodio mi ha fatto riflettere e ho voluto che il bianco a fianco di Louis Armstrong fosse proprio Henry Smart.

D. Dopo aver descritto la vita quotidiana di uomini e donne, giovani e anziani si è cimentato nell’impresa di dare voce anche a un cane in Il trattamento Ridarelli e in altre due esilaranti libri per ragazzi. Quando è nato il desiderio di scrivere per loro?

R. Noi Irlandesi abbiamo una vera e propria passione per l’epica: amiamo raccontare storie lunghe con numerosi episodi e siamo davvero riluttanti a smettere di raccontare, è come la vita che va avanti offrendoci ogni giorno nuove e impreviste situazioni. In Irlanda prendiamo le barzellette e le trasformiamo in lunghe storie ricche di tanti episodi divertenti e incredibili. I Ridarelli sono nati come favola per i miei tre figli che l’hanno subito apprezzata, tanto da chiedermi di continuare a scrivere le avventure del Signor Mack e della sua famiglia. Ogni giorno scrivevo una o due pagine e se a loro piacevano le conservavo, altrimenti le buttavo via e ricominciavo da capo. Senza di loro e del loro prezioso aiuto non avrei mai scritto libri per ragazzi. Comunque non è stato difficile dedicarmi a questo genere di scrittura. Ho solo ricordato come ero da piccolo, cosa facevo e così mi sono venute in mente un sacco di idee. Ho iniziato a scrivere queste storie per divertire i miei figli, ma quando anche i loro amici hanno iniziato ad apprezzarle mi sono chiesto se non valesse la pena di pubblicarle e così è accaduto.

D. Da piccolo immaginava che sarebbe diventato uno scrittore?

R. A dieci anni avevo visto a scuola un film di cowboy con Roy Rogers che mi aveva molto colpito. Così sono andato dai miei compagni a raccontare loro che quell’attore era mio zio. La cosa incredibile è che mi hanno creduto. Ho così capito che si poteva dire una bugia e farla franca, che nessuno mi avrebbe punito. Così sono diventato uno scrittore, professione che mi ha permesso di mentire tutti i giorni senza problema.

D. Tutti gli scrittori irlandesi devono prima o poi fare i conti con un grande autore come James Joyce. Per Lei ha rappresentato una fonte di ispirazione?

R. Joyce è come un’enorme nuvola nera che incombe su tutti gli scrittori irlandesi. Se si descrive un personaggio che passeggia per Dublino, allora la critica dice subito che si tratta di un’influenza joyciana. Per quanto mi riguarda mi sono trovato di fronte a due strade tra cui scegliere: o smettere di scrivere e tornare a fare l’insegnante o mettermi a ridere e pensare che anche Joyce riderebbe con me di questa situazione. Diciamo che tendo a non guardare troppo spesso quella nuvola. Mi è perfino capitato di sentirmi dire che avevo copiato da Joyce l’idea di mettere nella tasca di un mio personaggio una saponetta. A dire il vero penso che il sapone serva per lavarsi. Per quanto riguarda la polemica nata da un mio commento sul fatto che, secondo me, l’Ulisse avrebbe avuto bisogno di un editor, quella è un’altra storia.

D: Come continuerà la vicenda di Henry Smart?

R. In questo momento mi sono preso una pausa da Henry Smart e sto scrivendo altro. Tuttavia ho già in mente cosa succederà nel terzo libro a lui dedicato: tornerà in Irlanda insieme al regista John Ford.

Settembre 2005

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