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Sembra finita la sbornia di libertà e futuro gioioso che il crollo del Muro di Berlino ci aveva promesso. Altri muri vengono eretti proprio da quegli Stati che in passato lo avevano voluto abbattere. Il quadro geopolitico ricorda sempre più la tettonica a zolle, dove sono gli stati-continente o le vulcaniche teocrazie petrolifere a imporre l’agenda. La vecchia Europa laica del welfare, della democrazia e delle pari opportunità – ideali non sempre realizzati ma sempre perseguiti – continua a voler esprimere un modello di civiltà illuminato pur tra mille contraddizioni e sospetti, tra nazionalismi e rivalità, mentre a sud l’Africa brucia.

Se questo è il teatro allora non c’è romanzo più attuale di Una donna normale, in cui Roberto Costantini ci offre la vita di una nuova protagonista, moglie e madre di due figli e, allo stesso tempo, all’insaputa di tutti, impiegata in pericolose missioni nei Servizi segreti. Costretta a equilibrismi inauditi che ben simboleggiano la condizione di molte donne che lavorano, ci rammenta che la Storia non è finita e che le minacce che pensavamo di esserci buttati alle spalle continuano a esistere e l’Intelligence deve fare la sua parte per garantire la nostra sicurezza.

Di fronte a un futuro indecifrabile ultimamente i lettori premiano i romanzi storici. Siamo ormai nella seconda decade del nuovo secolo e il XX secolo è ufficialmente Storia. Ma lo conosciamo davvero?

I grandi narratori stanno riscoprendo storie incredibili e sempre con un punto di vista inedito. Fabiano Massimi ci porta con una narrazione efficace come una macchina del tempo nella Monaco di Baviera del 1931. La morte di una nipote e forse concubina di Hitler, protagonista dell’Angelo di Monaco, si rivela decisiva per la terribile ascesa del nazismo. Ha impiegato undici anni Fabiano, bibliotecario e anche solo per questo eroico paladino della memoria, per ricostruire quell’avvenimento, come quelli spesi da Bruno Arpaia su Il fantasma dei fatti per aprirci gli occhi, tramite un romanzo, su un momento decisivo della storia italiana, quando comincia il declino del Paese, momento simbolicamente rappresentato dall’uccisione di Mattei.

Romina Casagrande nei Bambini di Svevia ci rivela che le famiglie più povere altoatesine erano costrette a vendere i loro bambini come lavoranti nelle prospere fattorie tedesche dell’Alta Svevia.

Ritanna Armeni, attraverso il romanzo-ritratto di Mara, ci svela cosa ha rappresentato il fascismo per le donne, perché erano attirate dal Duce e dalle sue idee, sulla carta più moderne del destino al quale le relegava la società tradizionale.

Emilio Gentile, in Quando Mussolini non era il Duce, un saggio godibile come un romanzo, mette a fuoco un Mussolini inedito, in crisi, alla vigilia della sua ascesa. Più avanti nell’anno – ne parleremo nel prossimo numero – Ilaria Tuti in un romanzo che sta letteralmente commuovendo tutta la casa editrice, Fiore di roccia, riscopre per noi il coraggio e l’abnegazione di quelle portatrici friulane che diedero un aiuto decisivo ai soldati sul fronte della prima guerra mondiale con un vigore e una abnegazione materne che meritano la più profonda ammirazione.

Tra mille anni il Novecento sarà purtroppo principalmente ricordato come il secolo dell’Olocausto. Basta pensare all’apporto straordinario dei sopravvissuti, tra premi Nobel, invenzioni che hanno cambiato il mondo e vette letterarie, per capire quanta intelligenza e umanità sono state spazzate via da una follia ancora difficile da comprendere.

Vi proponiamo la toccante testimonianza di Esther Safran Foer in Voglio sappiate che siamo ancora qui, madre di ben tre degli scrittori che avete incontrato in queste pagine e che non avreste letto se alla madre fosse toccato il destino della sorella…

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