Negli ultimi due anni il panorama editoriale sta premiando sempre di più protagonisti giovanissimi, alle prese con ostacoli e difficoltà spesso complesse anche per gli adulti. Il viaggio de ilLibraio.it nella nuova tendenza in libreria

Secondo Thomas Mann, “l’uomo non educato dal dolore rimane sempre bambino“. Forse questo lo ha imparato anche la letteratura contemporanea: si cresce solo con l’esperienza, spesso problematica, quando non addirittura disperante. Negli ultimi due anni il panorama editoriale sta premiando sempre di più protagonisti giovanissimi, alle prese con ostacoli e difficoltà spesso complesse anche per gli adulti. Sorprendentemente, questi piccoli sembrano avere una forza primigenia, una spinta al miglioramento e all’ottimismo (forse dato da un’integra ingenuità?) che portano i lettori a rasserenarsi. O a imparare da chi è più piccolo di loro, con un’umiltà possibile forse solo sulla pagina scritta. Infatti, i bambini hanno smesso di essere comparse, coloro che si ammalano e generano la preoccupazione dei genitori come nei romanzi ottocenteschi; sono loro ad agire, e a essere ripresi in primo piano dagli occhi attenti dell’autore.

protagonisti bambini

Da pochi mesi in libreria, Nessuno esca piangendo (Utet) di Marta Verna sta dimostrando come la non-fiction ospedaliera sappia conquistare piccoli e grandi cuori. Se la saga di Braccialetti rossi (Salani) di Albert Espinosa ha trasformato esperienze reali in narrativa, rivolgendosi specialmente a lettori adolescenti, il libro di Marta Verna non muta la cruda verità di bambini affetti da patologie molto gravi, né cancella lo sgomento dei genitori davanti alla forza incredibile dei figli.

protagonisti bambini

Dalla sua posizione complessa di oncologa pediatrica, Verna traccia un sentiero tra dolore, pacata rassegnazione, strenua lotta, complessa accettazione; tra il polo della guarigione e quello della rinascita, sorrisi e pianti a cui è impossibile rimanere insensibili.

protagonisti bambini

Con la malattia, ma in chiave narrativa, si misura anche un piccolo protagonista di nove anni, in Quello che gli altri non vedono (Giunti) di Virginia MacGregor: Milo deve imparare a conoscere il mondo senza la vista, perché la sua retinite pigmentosa peggiorerà a breve. In più, deve difendere la nonna, degente in una casa di risposo apparentemente perfetta, ma alienante, che piano piano le toglie la gioia di vivere e le facoltà cognitive. La mamma di Milo non sembra avere lo stesso intuito: per lei è tutto normale, ma Milo sente, percepisce un’incrinatura e sa che deve fare qualcosa.

Piccola biblioteca con le ali

A commuovere, è sempre la tendenza di questi giovanissimi a caricare sulle proprie spalle un fardello pesante, spesso compreso solo per sommi capi. Così nella Piccola biblioteca con le ali (Sperling & Kupfer) di David Whitehouse, il protagonista sperimenta e condivide con il lettore la forza della resistenza: da quando sua madre è scomparsa, non gli resta che cercare e archiviare le sue tracce da solo, perché il padre ubriaco e la sua nuova fidanzata non si curano di lui. Al piccolo Bobby non resta allora che trovare appoggio fuori: in un’amicizia nuova, forte e spensierata, ma anche nella lettura, che gli permette insospettabilmente di evadere in altre realtà.

paolo-di-stefano

Se l’infanzia resta il ricordo e il sogno di un passato ovattato, quasi paradigma mitico e insuperato dall’età adulta nella Confessione di Roman Markin (Frassinelli) di Anthony Marra, per altri questi primi anni di vita sono scioccanti e tutt’altro che rimpianti. Nel composito I pesci devono nuotare (Rizzoli), Paolo Di Stefano dà voce ad alcuni piccoli emigranti, che fuggono dall’Egitto, in cerca di un futuro migliore in Italia. È una storia complessa, in cui non c’è tempo per i rimpianti e la mancanza di casa: Selim e gli altri affrontano quel braccio di mare con la consapevolezza di correre un rischio enorme, ma è l’unica condizione per poter svoltare. Le difficoltà, poi, proseguono: lingua, tradizioni, culture diverse, in un’Italia piena di contraddizioni, che ora tende la mano e ora si approfitta delle necessità degli immigrati. Eppure l’infanzia e l’adolescenza di Selim, i suoi sacrifici per mandare i risparmi a casa, hanno qualcosa di positivo: la lotta per la sopravvivenza trova finalmente riscontro in una serie di piccole e grandi vittorie, tutte da leggere.

tina, alessio torino

Ma senza correre a realtà così estreme come questa, anche i piccoli in condizioni economicamente agiate attraversano bufere e mareggiate altrettanto forti emotivamente. Probabilmente, la piccola Tina, protagonista dell’omonimo Tina (Minimum Fax) di Alessio Torino, non rimpiangerà affatto la sua infanzia: in troppi la scambiano per un maschio, e le sue corse e le caccie alle meduse per le spiagge di Pantelleria non la aiutano. A muoverla, non è solo la vivacità: è l’inquietudine, legata alla separazione imminente dei genitori. Comunicare a parole il malessere è complesso, forse impossibile: meglio spiare gli adulti, origliare i loro amori e intuire i loro turbamenti, provando a interpretare quel che è ancora poco chiaro. Tina vorrebbe ribellarsi e sbattere la porta come la sorella Bea, ma la sensibilità la frena; forse dovrebbe chiedere più spiegazioni, ma le parole mancano sempre…

Piccole sorprese sulla strada della felicità

A Tina potrebbe di certo prestare un vocabolario amplissimo il ragazzino di Piccole sorprese sulla strada della felicità (Sperling & Kupfer) di Monica Wood: a lui le parole non mancano, ma le chiude in elenchi di guinness dei record, prova a classificare e a mettere in ordine la realtà: la separazione dei genitori, il rapporto complesso con i compagni di scuola, l’amicizia con la co-protagonista centenaria, Ona. Padroneggiare il lessico, dunque, non garantisce affatto la comunicazione: tant’è che i genitori e Ona conosceranno meglio il ragazzino solo scambiandosi dettagli e ricordi. Insomma, per dirla con Pennac, «i bambini sono degli enigmi luminosi».

Tre giorni e una vita

Ne è la conferma il nuovo Tre giorni e una vita (Mondadori), in cui Pierre Lemaitre, da sempre interessato a tratteggiare noir e thriller da punti di vista inattesi, prende per assassino… un dodicenne! A far da sfondo all’inquietudine, l’ambientazione apparentemente cristallizzata, «una cittadina in cui i figli somigliano ai genitori e aspettano di prendere il loro posto». Il rimorso e il trauma sanno farsi strada in modo annichilente per il lettore e senza dubbio non scontato.

Soli con il loro futuro o soli anche se in famiglia, questi giovani protagonisti hanno sempre un mondo intero racchiuso nei loro piccoli corpi. Ed è proprio questo crocicchio di sentimenti in nuce ed esperienze viste con occhi smagati a far sedere i piccoli sul trono di protagonisti nei libri per adulti.


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