"La mia massima soddisfazione, come narratore, è che i miei personaggi affrontino lo spazio, lo esplorino, provino ad aprire porte che conducono a nuovi spazi prima inesplorati". Paolo Valentino, al debutto nel romanzo con "Ritratto di famiglia con errore", su ilLibraio.it parla della sua passione per i videogames e dell'influenza del loro immaginario sulla sua scrittura

I VIDEOGIOCHI SONO LA MIA STORIA

“Come hai cominciato a scrivere?”

Ecco la domanda insieme più semplice e complicata che uno scrittore si possa sentir fare.

E infatti a me, che non so mai come rispondere, piace piuttosto rigirarla in questo modo: “Quando, per la prima volta, hai avvertito il desiderio di raccontare?”.

Potrei dire leggendo Il GGG di Roald Dahl, insieme a tantissimi altri titoli di quella strepitosa che collana che furono “Gl’Istrici” Salani. Ma la verità è che quel fuocherello l’ho sentito giocando a The Secret of Monkey Island sulla mia Amiga 500, nei primissimi anni Novanta. Un’avventura grafica punta-e-clicca targata Lucasfilm (sì, la Lucasfilm di George Lucas), ispirata a sua volta a un libro, Mari stregati di Tim Powers, in cui prendevi i panni di un aspirante pirata e, viaggiando tra isole caraibiche oltre i limiti dell’assurdo, risolvevi enigmi più o meno difficili per sbloccare e far proseguire la storia. Un’emozione, per me, comparabile solo a quella provata leggendo le storie a bivi che spesso e volentieri comparivano su Topolino.

Il tempo passa, io divento grande, studio, leggo, scrivo, e ancora leggo, leggo, leggo, ma il primo amore non si scorda mai. Così, quando finalmente mi ritrovo davanti agli occhi la pagina bianca di Word che poi si sarebbe riempita fino a diventare il mio primo romanzo, Ritratto di famiglia con errore, la mia mente torna lì, alle emozioni provate esplorando quei mondi virtuali, pieni di possibilità. E mi dico: se riuscirò a mettere in questa storia almeno un po’ di quell’emozione, allora sarò contento.

Ho dovuto studiare per capire il perché di questa particolarissima sensazione. E alla fine ho scoperto che tutto sta nella “narrativa spaziale”. Come afferma Henry Jenkins, autore di Game Design as Narrative Architecture, “i game designer non raccontano semplicemente storie: loro progettando mondi e scolpiscono spazi”; più che storyteller sono “architetti narrativi”.

La mia massima soddisfazione, come narratore, è infatti che i miei personaggi affrontino lo spazio, lo esplorino, provino ad aprire porte che conducono a nuovi spazi prima inesplorati. Ecco perché non mi piacciono tanto i videogiochi con una storia forte, definita, quelli che in molti chiamano “film interattivi” – un esempio su tutti Heavy Rain –, quanto più quelli in cui l’elemento narrativo è instillato dentro lo spazio fisico che un visitatore attraversa, un po’ come avviene nello storytelling ambientale utilizzato nei parchi a tema della Disney. Cito The Legend of Zelda: Breath of the Wild di Nintendo, meraviglioso open world in cui sì c’è una storia di base, ma molto debole, e il godimento narrativo è affidato a tante piccole storie, alcune delle quali raccontate semplicemente da un panorama, da un suono della natura, dal volto di un personaggio bizzarro.

Ecco, quando passo del tempo dentro un videogioco tanto straordinario, è come se fossi dentro un universo, una Terra di Mezzo, un Mondo Disco… e so che non è tempo buttato, no, è prezioso carburante che do al mio desiderio di raccontare.

Ritratto di famiglia con errore, Paolo Valentino

L’AUTORE E IL LIBRO – Paolo Valentino nasce a Rho (Milano) nel 1982, dove ha scoperto e coltivato la sua passione per libri, fumetti e, soprattutto, videogiochi. Ha pubblicato due raccolte di poesie, Prospettive (Anterem edizioni) e Il ragazzo che scompare (Le Voci della luna). È in libreria con il suo primo romanzo, Ritratto di famiglia con errore, edito da SEM.

In un giorno d’ottobre del 1991 Milo, tredicenne, si accorge che il fratellino Nicholas, balbuziente con la passione per le sedute spiritiche, è uscito da solo. Lo cercherà in giardino, ma presto si accorgerà della gravità della situazione, tra le voci di chi giura di averlo visto salire in macchina con uno sconosciuto. E sarà Milo a iniziare la ricerca…

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