"Chi sono? Che devo fare? Sono abbastanza amico dei miei figli? O forse invece dovrei essere più autoritario? Cambio abbastanza pannolini?". Sono alcuni dei dubbi dei padri di oggi. Ne parla su ilLibraio.it Francesco Gungui, in libreria con "Tutto il tempo che vuoi"

“Papà, non andare al lavoro” mi dice mio figlio mentre sono sulla porta. Sono le nove di mattino di un martedì come tanti altri.

“Tesoro mio, papà deve andare al lavoro” gli dico dandogli una carezza.

“Sì, ma sempre?”

Vorrei rispondergli che non vado sempre al lavoro, che sono un moderno padre free-lance con orari flessibili e week-end lunghi, e che i “padri che lavorano sempre” sono un’altra cosa. Ma il tempo è relativo – soprattutto nella testa di un bambino di quattro anni – e io comunque non amo le diatribe generazionali.

“Anche tu vai all’asilo tutti i giorni. E papà deve andare a lavorare, perché così gli danno i soldi. Lo sai a cosa servono i soldi, vero?”

“Sì. A giocare a calcetto.”

È colpa mia. Una sera sono tornato a casa e gli ho fatto vedere un mucchietto di monete, raccontandogli che me le avevano date al lavoro e che con quelle potevamo fare un sacco di partite a calcetto. Da qui, la probabile conclusione di mio figlio: mio padre è pazzo, tutto il giorno a lavorare e poi torna a casa con due monete…

“I soldi servono anche ad altre cose” rilancio. “Per mangiare, per fare le vacanze, per il corso di nuoto.”

Mi guarda corrugando la fronte e tace, ma si vede che non è convinto.

Non sono convinto nemmeno io. Probabilmente, se insistesse un po’, sarei pronto a disdire tutti i miei appuntamenti e ad andare con lui al parco. Ma anche se è vero che sono un moderno padre freelance, è pure vero che sono anche un padre lavoratore, così come lo era il mio, sono un cacciatore che la sera deve tornare a casa con un bel mammut ma allo stesso tempo sono anche molto più di quello.

Il ruolo del padre oggi è un mistero.

Le madri non se la passano certo meglio, anzi, ma conoscono le loro sfide, le contraddizioni del proprio ruolo e le ingiustizie della società e del mondo del lavoro. Il padre moderno è invece in preda a un dubbio esistenziale: chi sono? Che devo fare? Sono abbastanza amico dei miei figli? O forse invece dovrei essere più autoritario? Cambio abbastanza pannolini?

“Io non ho mai cambiato un pannolino” dicono talvolta i padri delle generazioni passate, facendosi beffe di noi padri moderni. Oppure: “Io non ho mai cucinato”.

Nell’incertezza delle proprie mansioni, si insinuano così correnti reazionarie-conservatrici, ma anche spinte progressiste e nuove teorie, ancora poco note. E intanto dal nord-Europa arrivano storie di madri lavoratrici e padri che stanno a casa a curare la famiglia, storie che fanno sembrare ridicoli i nostri sforzi di padri moderni.

Io cambio pannolini, cucino, gioco molto coi miei figli e non mi sento un eroe per questo. Mi sento un bravo padre che ha rinunciato ai privilegi dei suoi predecessori, così come un colonialista che ha ridistribuito le terre agli indigeni – mia moglie adorerà questo paragone, sì sì – e ora fa la sua parte, com’è giusto che sia. E ciò comprende anche la necessità di informarsi, di confrontarsi con gli altri padri il sabato mattina ai giardini, nell’accettare la sfida educativa.

Recentemente ho scoperto tutta una nuova letteratura sull’educazione che mette in discussione i sistemi tradizionali, quelli che, volenti o nolenti, abbiamo ereditato dai nostri genitori, ho cominciato a leggere alcuni libri e ho fatto delle scoperte che inizialmente mi hanno spiazzato.

Un esempio per tutti: i “NO” sono importanti, aiutano a crescere, danno dei limiti. Questa la sanno tutti, vero?

Allo stesso tempo: come mai molti bambini sono “oppositivi” – meraviglioso eufemismo, è proprio la parola che mi dico nei miei pensieri quando mio figlio non mi ascolta – e usano spesso il “NO” come forma di protesta? Da chi hanno imparato questo uso ossessivo compulsivo della negazione?

“E allora che faccio, gli dico sempre di sì?” ti chiedi in preda a una di quelle spinte conservatrici di cui si parlava. E qui arrivano in soccorso le tecniche di comunicazione efficace che ci spiegano come il cervello, per processare una negazione debba prima vederla in termini affermativi. E così, se ti dico di “non correre”, il tuo cervello deve visualizzare prima la corsa e poi negarla. Meglio allora dire “cammina piano”.

O ancora: la parola “bravo” è meravigliosa, vero? È vero, ma bisogna usarla con parsimonia. Se tuo figlio si sta divertendo a giocare a pallone e tu gli dici venti volte che è bravissimo, gli stai passando il messaggio che il suo divertimento è legato alla tua approvazione.

“Sì, ho capito, ma allora ci vuole una patente per fare il genitore?!”

No, non ci vuole una patente. E del resto, quando prendi la patente, nella stragrande maggioranza dei casi, non sai ancora davvero guidare.

Oggi esistono dei corsi per genitori, ma chi li frequenta è perlopiù considerato un alieno, così come esistono i corsi di guida sicura, ma quanti di voi ne hanno fatto uno?

Se esiste un nuovo modello di padre oggi, e in parte per forza esiste, non riguarda ancora la possibilità di avere tutte le migliori strategie e tutte le risposte alle nuove sfide poste dalla nostra società. Ma le domande su un possibile miglioramento, su un auspicabile cambio di paradigma, quelle sì, esistono e per loro natura le domande vogliono una risposta e fanno di tutto per ottenerla. Sta a noi, genitori imperfetti e a volte un po’ esasperati, la la possibilità di affrontare al meglio questa sfida.

tutto il tempo che vuoi francesco gungui

L’AUTORE E IL LIBROFrancesco Gungui, laureato in scienze dei beni culturali, è nato a Milano nel 1980, ed è autore, tra gli altri, del romanzo Mi piaci così (Mondadori). In questi giorni torna in libreria con il suo nuovo libro, Tutto il tempo che vuoi (Giunti), l’ironica storia di Franz, editor fidanzato, la cui vita scorre tranquillamente, fino a quando prende una piega inaspettata: perde il lavoro e la ragazza in un colpo solo, proprio quanto stavano cercando di diventare genitori. Sarà l’occasione di un cambiamento che lo porterà dal mondo dei libri a quello della cucina, e gli farà incontrare Camilla, divorziata, ferita dalla sua ultima relazione, e madre di Martino. Ma proprio quando Franz sta ricostruendosi una vita un nuovo imprevisto verrà a rimescolare le carte…

francesco gungui
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