"Vani Sarca, la protagonista dei miei libri, è una sapiosexual...". Con la consueta ironia, su ilLibraio.it la scrittrice Alice Basso si confronta con la (presunta) presenza di una nuova categoria sessuale, che definisce le persone per cui l'intelligenza erotica è la leva del desiderio...

Tutto comincia alle elementari, quando la maestra, in un’ottica di educazione alla cooperazione fra compagni, ti mette in banco con il ragazzino scapestrato. L’“elemento difficile”. Quello un po’ indomabile, ribelle, che fa a botte in cortile (e vince, perché è anche un po’ più cresciuto della media e sembra già un ometto), che fa disperare gli adulti e lascia intuire drammatici retroscena di disagio domestico. Insomma il bignami del bastardo tormentato che, in capo a una decina d’anni, diventerà il sex symbol della maggior parte delle tue coetanee.

La maestra, dicevamo, te lo mette accanto, perché tu sei quella brava, quella diligente, e la speranza è che eserciti sul mini-Heathcliff la tua influenza positiva. (Leggasi: che tu svolga, non stipendiata, il lavoro di un insegnante di sostegno, ma okay. La scuola è una giungla e gli insegnanti devono essere più abili di Robinson Crusoe a sfruttare le risorse a loro disposizione, quindi perdoneremo la maestra per lo sfruttamento minorile.)

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Sorprendentemente, funziona: in capo a un mese, baby-Al Capone ti guarda con rispetto e ci tiene a fare bella figura con te. Roba che se la racconti a una donna di vent’anni più vecchia corre a prendere appunti e poi scrive alle amiche in preda alla frenesia “Ragazze, abbiamo sempre avuto ragione noi: l’uomo PUO’ essere cambiato”. Billy the Kid inizia a seguire le lezioni, si illumina quando ti mostra il quaderno e tu gli dici “Bravo!”, sperimenta l’ebbrezza della vita onesta, del mettere la testa a posto (sì, le trentenni che ti hanno intervistata stanno passandosi i tuoi appunti come se non ci fosse un domani).

Poi, succede.

Un giorno William Munny jr. si gira verso di te nel pieno della lezione di aritmetica più pallosa che Dio abbia mai messo in terra da quando ha creato mamme che comprano mele, una lezione durante la quale anche tu avresti voglia di distrarti e far casino e infatti è precisamente quello che il resto della classe sta facendo, e la maestra non ne può più di strillare “Fate silenzio!” e “State buoni!”. Il John Wick della quarta elementare ti guarda con occhi da cucciolo di lupo e, desideroso che tu noti il suo eroismo, la sua forza di volontà, la sua intenzione di essere una persona affidabile (scrib scrib, fanno le penne delle trentenni), ti chiede:

“Vedi come sto fando il bravo?”

E tu capisci.

Con ineluttabile certezza.

Che fra voi non potrà mai esserci niente.

Dopodiché il tuo cuore di decenne in capo a due settimane inizia a palpitare per un altro bambino, quello che disegna benissimo ed è sensibile e simpatico e ci puoi fare dei discorsi interessantissimi ed è pure molto carino e naturalmente a distanza di trent’anni ritroverai felicemente accasato con un uomo, ma va bene così (se mi stai leggendo: sono superfelice per te e sei stato la prima cotta migliore che mi potesse capitare. Je ne regrette rien).

Tutto questo per dire: signore e signori, è così che nasce una sapiosexual.

“Sapiosexual” è il termine che i media hanno prodotto per dare un nome a tutte noi. Noi che abbiamo osato storcere il naso davanti a un figaccione temprato dalla vita di strada perché la prima volta che ci ha mandato un messaggio ci ha scritto “ho” senz’acca. Noi che abbiamo provato a parlare di libri al primo appuntamento e quando abbiamo ottenuto lo stesso effetto del Messaggio di Arecibo – ancora in attesa di un riscontro dal vuoto cosmico – abbiamo inventato un’emergenza prima del dessert. Noi che siamo state capaci di dire “mah” del nuovo fidanzato di una conoscente perché, okay, è un nuotatore professionista che arrotonda facendo il modello, ma che cacchio, l’hai sentito parlare?

Noi che pure come utenti dell’industria dell’intrattenimento ci dobbiamo far riconoscere. Noi che fra Justin Bieber e Daniel Day-Lewis ma neanche da chiedere. Noi che se ci lasciamo scappare apprezzamenti pesanti su Hugh Jackman-Wolverine in canottiera sporca poi ci sentiamo in dovere di aggiungere: “E comunque lo sai che è anche un preparatissimo attore di Broadway?”. Noi che siamo in grado di trovare sexy pure Adrien Brody. Noi che Alberto Angela.

E anche – e questo è l’altro lato della medaglia – noi che abbiamo pensato di scorgere abissi di profondità, comprensione e affidabilità dietro a una consecutio temporum padroneggiata con disinvoltura. Noi che “lo so che è uno stronzo, ma quando parla, boh, mi mesmerizza” (“mi mesmerizza” è il sapiosexualese per “non capisco più niente”). Noi che “avevo già deciso di mollarlo, ma poi leggi che lettera che m’ha mandato”. Perché, ragazze, questa è l’atroce verità: anche la nostra è una forma di superficialità. La sapiosexuality va maneggiata con cura. Da sola non basta, come strumento di selezione. In fondo, Arthur Miller faceva sentire Marilyn da schifo, e Joseph Goebbels con le parole ci sapeva fare tantissimo.

Vani Sarca, la protagonista dei miei libri, è una sapiosexual. Non le piace mai nessuno, ma, se proprio proprio qualcuno deve farlo, di solito è perché parla la sua lingua, che è quella dei libri. A volte funziona, a volte no. Più no. Però una cosa ve la posso dire: se vi piace leggere le sue avventure, potete fidarvi di me. Voi, donne che avete pensato che Viggo Mortensen fosse di una bellezza un po’ stereotipata fino a quando non avete scoperto che ha due lauree ed è un artista. Voi, uomini che a un primo appuntamento avete proposto “Ti mostro il mio cannocchiale e ti faccio vedere le stelle” e lo avete inteso sul serio. Fidatevi di me. Una cosa ve la posso promettere: Vani Sarca non finirà mai con un cretino.

 

L’AUTRICE E IL SUO ULTIMO LIBROAlice Basso lavora per diverse case editrici, come traduttrice e redattrice, valuta le proposte editoriali e, nel tempo libero, canta e scrive canzoni per alcune band rock; non sa cucinare, ma ama disegnare e, tra le altre cose, scrive libri.

Dopo L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome e Scrivere è un mestiere pericoloso, l’autrice torna in libreria, sempre per Garzanti, con Non ditelo allo scrittore, la storia di Vani, dotata di un’empatia innata, ma insofferente nei confronti delle persone, tutte le persone. Il suo dono tuttavia le è utile, perché Vani è una ghostwriter: scrive a nome di altri autori, che pubblicano libri scritti da lei, un lavoro che deve tenere segreto e che si fa ancora più complicato quando le viene affidato il compito di scovare un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzieri italiani. Nel frattempo un altro scrittore, Riccardo, che le aveva spezzato il cuore, torna nella sua vita, mentre il commissario Berganza vuole il suo aiuto per condurre un’indagine e, magari, un’occasione per dichiararsi.

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