Oggi, come dimostra il successo del libro "Doozakhrafat" di Sorush Pakzad, per poter fare satira religiosa senza essere tacciati di ostilità, gli autori devono evitare innovazioni e mancanza di sobrietà. In Iran, però, non è sempre stato così...

La tragedia di Charlie Hebdo a Parigi  ha portato i media (e non solo) a interrogarsi sulla libertà di satira, soprattutto religiosa; il sito YourMiddleEast ha analizzato il “modello persiano”, cercando di rispondere alla fatidica domanda: “le battute che prendono di mira le credenze religiose, sono necessariamente offensive?”.

Nella letteratura persiana classica, ad esempio in Navader di Ragheb Esfahani scritto nel quarto secolo e in Resaleh-ye Delgosha di Obayd Zakani, scritto nell’ottavo secolo è già presente una trattazione satirica di concetti teologici, così come si può riscontrare anche nella poesia di Hafez e Rumi.

Nel recente volume Doozakhrafat,  scritto da Sorush Pakzad (pubblicato da H&S Media nel 2012) e contenente barzellette a tema teologico, l’autore si propone di criticare le percezioni antropomorfe del divino, rivelando come le fantasie umane e le immagini mediano e costruiscono la nostra comprensione di Dio e della religione.

Iranian woman and man sitting under mural in Tehran

Doozakhrafat racconta storie e aneddoti religiosi (questa volta in un ambiente moderno e contemporaneo), “trasferisce” gli esseri celesti sulla terra, e rivaluta la spiritualità attraverso misure razionali. L’autore trascina il pubblico in un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, come se i giorni della creazione e della genesi accadessero nel presente, e come se oggi fosse il giorno del giudizio.

 

E’ come se la divinità vivesse nell’Iran del 21° secolo in una combinazione tra metafisico e materialistico che genera alienazione, stupore e risate; il lettore si identifica con le divinità che sono costrette a vivere in circostanze “comuni”.

La maggior parte degli aneddoti di Sorush Pakzad hanno una connotazione giocosa nei confronti del divino, un approccio innovativo e magistrale: ciò che distingue l’umorismo di Doozakhrafat dalla letteratura satirica precedente è la sobrietà, “serenità” e la “semplicità”, caratteristiche che nell’Iran di oggi hanno fatto sì che non venisse accusato di ostilità e odio. Sembra essere questo – e ovviamente non può bastare – l’unica possibilità per fare satira religiosa senza risultare offensivi…

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