Come spiega Emmanuelle de Villepin autrice di La ragazza che non voleva morire ISBN:9788830425828

Madina, una ragazza cecena addestrata per compiere un attentato terroristico, è pronta a farsi esplodere nel centro di Mosca. All’ultimo momento ha un’esitazione e, pur liberandosi dalla cintura di esplosivo, causa comunque una vittima. Arrestata, la ragazza viene travolta dal vortice giudiziario, ma non è sola: accanto a lei sua zia Olga farà di tutto per salvarla dall’ergastolo e liberarla dal gioco della resistenza wahhabita. Intanto dal suo appartamento di Parigi, Louis De Monfalcon, giornalista in piena crisi di mezza età, si appassiona alla vicenda di Madina e decide di raccontarla, attratto anche dalla bellezza di Olga. In La ragazza che non voleva morire, nuovo romanzo di Emmanuelle de Villepin, la storia di un popolo si intreccia così alla vita del giornalista, che si fa carico di descrivere un mondo per lui difficile da comprendere.

L’idea di scrivere: La ragazza che non voleva morire, mi è venuta anni fa, in una libreria francese dove ho comprato per caso un libro che s’intitola Survivre en Tchétchénie (Sopravvivere in Cecenia). Il suo autore, Sultan Iachourkaev , un intellettuale ceceno ora rifugiato in Belgio, ha tenuto un diario durate il primo conflitto russo-ceceno. Posso dire che questo libro mi ha segnata. Il pudore con il quale Iachourkaev affronta il racconto quotidiano della guerra, delle lacerazioni e delle perdite, è semplicemente straziante. In seguito ho letto tutto ciò che mi capitava di trovare sul Caucaso, fino al libro della giornalista russa Julija Juzik, intitolato Le fidanzate di Allah.

La Juzik apre con un testo coraggioso e molto in sintonia con il mio pensiero. Mi spiego. Il tema centrale del libro è la ricostruzione delle storie delle vedove nere, cioè le terroriste che vestite da shahide sono entrate nel teatro Dubrovka di Mosca nell’ottobre 2002, con l’intenzione di saltare in aria trascinando centinaia di vittime innocenti. Sono morti 128 civili e 50 terroristi. L’atrocità di questo episodio può rendere superflua, se non irritante, qualsiasi forma di compassione per queste kamikaze, ma può anche porre le basi per una riflessione. Com’è possibile che a un certo punto della loro vita queste donne, peraltro tutte giovani, abbiano deciso d’indossare la cintura di esplosivi e di morire dilaniate, trascinando con loro civili innocenti ed estranei alla loro causa? Mi pare legittimo porsi il dubbio della loro libertà di scelta. Siamo proprio sicuri che sia l’odio o il fanatismo religioso a spingerle o sono forse manipolate? Magari costrette? È una domanda che mi sono posta ed è stata fondamentale per permettermi di scrivere.

Poi c’è stato l’episodio di Zarema Muzhakhoeva che doveva compiere un attentato nel centro di Mosca. La ragazza non voleva morire , ma fu costretta dai famigliari a cancellare il disonore che per colpa sua era caduto sulla famiglia e per mille dollari accettò di diventare una kamikaze. Zarema rinunciò all’ultimo momento e buttò la cintura sul selciato, ma un poliziotto artificiere perse la vita. La giovane cecena è stata condannata a vent’anni di galera.

La Cecenia è da anni il teatro di atrocità commesse su una popolazione dilaniata da torture, violenze, saccheggi, esecuzioni sommarie, spedizioni punitive. Per la sua ubicazione protetta dai contrafforti caucasici, per la sua religione musulmana e per i suoi costumi arcaici, mi sembrava lontana da una mia possibile reale comprensione. Poi l’interesse intellettuale è mutato progressivamente in un coinvolgimento affettivo attraverso i libri che andavo leggendo in primo luogo. Dalla lettura della Politkovskaja assassinata nel 2006 o della ceca Prochazkova , passando dal diario di Anne Drancey, istitutrice di principesse georgiane e con loro rapite dall’ Iman Shamil nel 1854, è emersa gradualmente una familiarità con un luogo – mentale prima ancora che geografico – dimenticato troppo spesso dal resto del mondo.

La storia di Madina – giovane terrorista cecena che a un tratto sceglie la vita e si rifiuta di morire – è nata così, da un intreccio d’interrogazioni e di storie vere. Ho fatto anche molte indagini sugli usi e costumi della Cecenia. Le loro regole sono dettate da tradizioni di lealtà ma purtroppo anche di vendetta. È una popolazione che continua a subire insopportabili violenze e intollerabili soprusi. Una nazione che ha un posto preciso nella mia anima e spero lo avrà – quando avrete letto il libro – anche nel vostro cuore.

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