Torna in libreria, in versione tascabile, "Adesso Basta", libro cult di Simone Perotti. Per l'occasione, l'autore del "manifesto" italiano del downshifting, racconta com'è cambiata la sua esistenza da allora

Quando è uscito “Adesso Basta” (Chiarelettere) erano due anni che vivevo la mia vita nuova. Tentavo di organizzarmi, di capire. ero sotto l’influenza della totale novità. Ogni cosa era diversa dalle vite precedenti, ogni emozione era travolgente. Soprattutto, potevo finalmente viaggiare, studiare, avere tempo per scrivere. E per navigare.
Nel corso degli anni la meraviglia non si è consumata. Al contrario, permane, a volte si fa più intensa e consapevole. E’ dunque possibile vivere diversamente, con una relazione tra vita, tempo, denaro, oggetti, luoghi, relazioni, diversa. Che straordinaria scoperta. Che non sia possibile, che sia una questione di soldi e basta, sono tutte frecce della faretra della controinformazione.
Io non ho paura, anche se tremo ogni giorno. Ecco perché sono qui, ecco perché sono fuori da ogni target commerciale, decido io ogni mio consumo, faccio o non faccio del tutto fuori da ogni costrizione del marketing, della finanza, della politica. Ecco perché c’è un mucchio di gente che non mi sopporta. Ma da certa gente (non certo in generale) è un bene essere odiati. E’ un buon segnale di giusta rotta.
Con i giorni, lungo il flusso inesorabile del tempo, sono emersi anche i problemi. Tanti. Solitudine, sradicamento, fatica fisica, limiti imposti dalle economie repressive. Ma non mollo. Sono qui. Navigo e soprattutto scrivo. Ho una grande community di persone che mi seguono, con cui lo scambio, dopo l’ondata degli entusiasmi anche per loro iniziali, si è fatto più profondo, più vero. Il tentativo di vivere diversamente è tutt’altro che concluso.
Ho sette anni della mia nuova vita, sono un bambino che deve ancora imparare a stare al mondo. Solo che il mondo è, perlomeno, quello vero. La fatica di vivere semmai è aumentata, ma fatico per la realtà, non per un’illusione. C’è una bella differenza.
Cosa accadrà… E chi lo sa. L’unica cosa che non ho è un futuro segnato. Continuo a prendere decisioni secondo la mia coscienza, con pochissimi condizionamenti. E pago ogni prezzo di queste scelte, ma non devo dire grazie a niente, a nessuno per i vantaggi che mi recano. Anche quando è dura so che è tutto vero; quello che decido, faccio, subisco volontariamente, mi rappresenta. Sono uno che sta cercando di morire vivo.
 Quando sarà il momento scriveteci questo sulla mia tomba: Ha provato a morire vivo. Un epitaffio piuttosto calzante.
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