Una storia familiare, un figlio costretto a ritornare, una solitudine cercata da tutta la vita, un branco di lupi... In libreria il nuovo romanzo di Jodi Picoult

Arriva in libreria per Corbaccio La solitudine del lupo, scritto dall’autrice bestseller Jodi Picoult. La trama porta il lettore nella vita di Edward Warren, costretto a tornare a casa dopo una lunga lontananza: il padre Luke, etologo esperto di lupi ha avuto un incidente gravissimo e si trova in uno stato di coma irreversibile. Diversamente dalla sorella minore Cara, che era con il padre al momento dell’incidente, Edward è convinto che la scelta più giusta sia quella di porre fine allo stato vegetativo di Luke. Ma il conflitto con la sorella su un argomento così terribilmente difficile risveglia in Luke anche i fantasmi del passato, l’ultima discussione con il padre dopo la quale aveva interrotto ogni rapporto, e l’emergere di segreti inconfessabili nel momento di maggior vulnerabilità della famiglia che, come un branco di lupi, cerca di sopravvivere.

Su IlLibraio.it leggi un estratto
(per gentile concessione di Corbaccio)

LUKE

Mi hanno chiesto tante volte perché un branco di lupi selvatici abbia accettato un umano tra loro. Perché darsi pena per una creatura che avanza troppo lentamente, che incespica nel buio, che non può parlare fluentemente la loro lingua, e manca involontariamente di rispetto ai capi? Non che il branco non sapesse che non ero un lupo, o che non si fosse accorto che non potevo aiutarli a uccidere una preda per mangiare, o a proteggerli con unghie e denti. L’unica risposta che posso dare è che si erano resi conto di aver bisogno di studiare un essere umano così come io avevo bisogno di studiare loro. Il mondo umano sta sconfinando sempre più nel mondo dei lupi. Invece di limitarsi a negarlo, quegli animali volevano scoprire tutto quello che potevano sulle persone.
Di tanto in tanto si trova un cane selvatico adottato da un branco di lupi per lo stesso motivo; accettandomi tra loro facevano semplicemente un passo avanti.
Il mio scopo era poterli seguire quando si insinuavano tra gli alberi e svanivano. In realtà non era proprio un’idea brillante: potevo perdermi facilmente, e se avessero iniziato a cacciare, non sarei stato al loro livello. Ma non potevo rinunciare proprio quando mi ero avvicinato così tanto, e così quando i lupi, che sembravano essere rilassati in mia presenza, si alzarono per allontanarsi, andai via con loro.
All’inizio riuscivo a seguirli. Ma era notte, era buio pesto, e non appena arrivammo in una zona fitta di alberi, li persi; non c’era paragone tra la mia vista e la loro. Mentre tornavo alla radura, sbattei la testa contro un ramo basso e caddi, svenuto. Quando mi ripresi, il sole era già alto nel cielo e la giovane femmina di lupo mi leccava il taglio sulla fronte. (Di tutte le ferite che mi sono procurato in quegli anni, non una si è infettata. Se fossi stato capace di mettere in bottiglia le proprietà farmacologiche della saliva di lupo, sarei un uomo ricco.) Mi misi a sedere con cautela, con le tempie che mi pulsavano, e vidi che la lupa strappava una coscia da un cervo, con lo zoccolo ancora attaccato. La rotolò nella polvere battendola con le zampe, e poi me la lasciò cadere sulla gamba.
Avrei imparato in seguito che una femmina alfa può identificare ogni singolo boccone di cibo che introduci nel tuo corpo. Scegli qualcosa che ti mantenga forte e adatto per il branco e sarai accettato; scegli quello che è l’equivalente di una torta al cioccolato nel mondo degli umani e ti toccherà urinare nei torrenti per nascondere il tuo odore, altrimenti ne soffrirai le conseguenze. Ci sono cibi nutritivi, che si mangiano quotidianamente per accrescere forza e salute. I cibi sociali aiutano a rafforzare i ruoli nel branco: quando sei lupi mangiano la stessa carcassa, l’alfa punta agli organi interni, il beta prende la carne del dorso e del quarto posteriore piena di muscoli, l’omega prende i contenuti degli intestini e la carne delle parti non in movimento, come collo, colonna vertebrale e gabbia toracica. Il lupo tester avrà il settantacinque per cento di carne non atta al movimento e il venticinque per cento di vegetali; i lupi gregari un cinquanta per cento di carne non in movimento e cinquanta per cento del contenuto dello stomaco; le sentinelle avranno settantacinque per cento di contenuto dello stomaco e venticinque per cento di carne di parti non in movimento.
Se punti a una porzione che non ti spetta, anche per sbaglio, ti ritrovi sdraiato sulla schiena. Cibi emotivi come latte o contenuto dello stomaco riportano il lupo a un periodo della sua vita in cui se ne stava placidamente in attesa di tutto quello che gli dava la madre; se dai gli stessi cibi a dei lupi cresciuti, si addolciscono. Al l’ini zio non sapevo se la giovane lupa mi stava mettendo alla prova, se voleva vedere se avrei tentato di portarle via il cibo. Lo raccolse e me lo fece cadere di nuovo addosso, così portai la mia zampa di cervo alla bocca e iniziai a mangiare.
Di cosa sapeva la carne cruda?
Di filetto della migliore qualità.
Erano mesi che non mangiavo niente di più sostanzioso di un coniglio o uno scoiattolo. Questo cibo mi veniva portato da una lupa selvatica, che forse non mi voleva a caccia ma che mi voleva comunque ben nutrito, come ogni altro membro del branco. Mentre strappavo la carne con i denti, la lupa mi osservava impassibile. Da quel momento, ogni volta che il branco andava a caccia, mi veniva portato del cibo. A volte l’avevano rotolato negli escrementi o vi avevano urinato sopra. Dopo la caccia, rimanevano in mia compagnia o lasciavano che li seguissi, poi al l’improvviso mi abbandonavano. A volte ululavo, e se erano a portata d’orecchio, rispondevano. Mentre tornavano, ululavano verso di me. Invariabilmente, quel verso mi faceva cadere in ginocchio. Era come la telefonata che ricevi quando qualcuno che ami è fuori in macchina con il ghiaccio: Sono tornato, sono salvo, sono ancora tuo. Questo mi fece capire che avevo una nuova famiglia.

(continua in libreria…)

picoult

La solitudine del lupo (Corbaccio)

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