In "Tu l’hai detto" l’autrice olandese Connie Palmen dà voce a Ted Hughes, protagonista con Sylvia Plath di uno degli amori più sconvolgenti e autodistruttivi del novecento letterario

“Il matrimonio di due persone come noi, così clamorosamente sottomesse ad abissali anormalità psichiche, ci ha portati a vivere in un modo in cui il nostro normale stato mentale era follia”

Queste le parole di Ted Hughes scritte alla suocera dopo che Sylvia Plath ha deciso di porre fine alla sua esistenza.

Uno degli amori più sconvolgenti e autodistruttivi del novecento letterario sul quale si è scritto molto. Si è scritto tanto su Sylvia, poetessa inconfondibile, entrata nella storia. Si è analizzato ogni aspetto della sua vita, della sua depressione, delle sue ansie e del suo talento. Meno si è detto su Ted Hughes, spesso tacciato di essere la causa dell’infelicità della consorte. Lo si è colpevolizzato di essere un boia, traditore, ipocrita e meschino.

Connie PALMEN

Con coraggio, l’autrice olandese Connie Palmen, parte proprio da qui per costruire Tu l’hai detto (Iperborea, trad. Claudia Cozzi e Claudia di Palermo), un sorprendente e affascinante romanzo in cui Ted finalmente trova voce. 

Strutturato come se fosse un lungo confessionale, Tu l’hai detto vede Ted ripercorre quell’innamoramento dirompente, che sembra vivere di passione, creatività artistica e l’amore per i figli, nati quasi subito e destinati a costruire apparentemente l’idillio familiare. 

Una confessione volutamente monocorde, ma non esente di lampi di passione incontrollabile: “Facemmo l’amore come titani, a morsi, con voracità” racconta, nel tratteggiare prima il forte erotismo che legava i due amanti e poi l’incontrollabile senso di colpa e l’incapacità di predire alle conseguenze del proprio agire.

Com’è lecito aspettarsi, la scrittura abbonda di poesia, sia nei contenuti che nello stile, altamente evocativo, nostalgico e malinconico e già dalle prime pagine, impregnato da un forte senso di tragicità. E l’incedere plumbeo delle parole accompagna il lettore in una spirale di emozioni forti. Probabilmente simili alle stesse emozioni che i due protagonisti devono avere realmente vissuto. 

Grazie a un lavoro di documentazione certosino, grazie allo studio delle poesie e i diari di Sylvia e Ted, Connie Palmen riesce, con successo, a farci immergere totalmente nella psiche del poeta, lasciandoci credere che queste righe le abbia effettivamente scritte lui. 

Proprio questa è la forza di Tu l’hai detto: il racconto di una storia d’amore triste e distruttiva (e allo stesso tempo iconica) che già ha abitato le librerie attraverso innumerevoli titoli, ma adottando una prospettiva inedita e profonda. 

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