"Sulle tracce degli antenati" di Telmo Pievani è un saggio illustrato, pensato per raccontare ai ragazzi l'evoluzione dell'umanità, dallo scimpanzè fino all'Homo sapiens, attraverso dieci interviste ad altrettanti antenati dell'uomo

Sulle tracce degli antenati (Editoriale Scienza) di Telmo Pievani è un viaggio indietro nel tempo, che ripercorre a ritroso le tappe dell’evoluzione umana. Il libro è strutturato in dieci interviste ad altrettanti antenati dell’umanità: ciascuna si apre con un identikit della specie presentata ed è corredata dalle illustrazioni di Adriano Gon. Il linguaggio divulgativo e il tono colloquiale delle interviste sono pensati per rendere facile la lettura dei ragazzi, ma senza rinunciare al rigore scientifico.

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Il libro di Pievani

Luca, protagonista e compagno di viaggio del lettore, è intenzionato a scovare l’antenato comune tra noi e il resto del mondo animale, il punto di connessione con il resto della natura. Munito di taccuino, tantissima curiosità e un pizzico di coraggio, inizia un’indagine serrata: dieci incontri con altrettanti cugini lontani, ciascuno appartenente a una specie diversa, dieci interviste che lo aiutano a ricostruire il mosaico dell’evoluzione umana risalendo la linea del tempo, fino ad arrivare a 6 milioni di anni fa.

Da Neanderthal, il nostro cugino più stretto, all’uomo di Denisova, la prima specie riconosciuta grazie al Dna anziché attraverso i suoi fossili; dai piccoli uomini di Flores, che avevano sviluppato il nanismo insulare, all’Homo georgicus, il pioniere uscito dall’Africa, fino alla famosissima Lucy, australopiteco che era già in grado di camminare come noi: un viaggio nel tempo e nello spazio per ricostruire l’evoluzione umana, che termina con l’incontro dell’antichissimo Panomo, il primate vissuto in Africa tra i sei e i sette milioni di anni fa, l’ultimo antenato comune tra uomini e scimpanzé, finora sfuggito a tutti i cacciatori di fossili.

Seguendo l’evoluzione umana, si scopre che siamo migranti da almeno due milioni di anni e che ce la siamo sempre cavata grazie alla flessibilità: siamo sopravvissuti mentre il pianeta cambiava e il clima oscillava tra il caldo e il freddo in maniera imprevedibile. La nostra storia mostra dunque che ci sono stati molti modi di essere umani, non uno soltanto, e che l’Homo sapiens è semplicemente l’ultimo ramoscello del grande albero della vita.

Come sottolinea Telmo Pievani nella conclusione, questo è dunque il messaggio dell’albero dell’evoluzione umana: il valore della diversità.

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