Incontro con Andrea Vitali autore di Il segreto di Ortelia ISBN:9788811686026

È in libreria da qualche giorno Il segreto di Ortelia, sesto romanzo di Andrea Vitali. Sono passati poco più di tre anni dall’uscita di Una finestra vistalago, e il medico-scrittore di Bellano si è ormai imposto all’attenzione del pubblico e della critica con un ciclo di romanzi divertenti e pieni di sorprese, popolati da una straordinaria varietà di figure disegnate con mano sicura. Con La figlia del podestà ha vinto il Premio Bancarella, Olive comprese è da cinque mesi nella classifica dei best seller, i suoi romanzi hanno venduto più di mezzo milione di copie, ispirano film e spettacoli teatrali e sono tradotti con successo anche all’estero. Ne abbiamo parlato con lui.

D. Il segreto di Ortelia. Questo titolo non giunge nuovo…

R. Infatti. Si tratta di una storia che ho scritto tra il 1994 e il 1995 e che è uscita nella raccolta L’aria del lago, nel 2001. Raccolta fortunatissima tra l’altro, perché mi ha aperto le porte della grande editoria.

D. Che cosa ci racconta questo romanzo?

R. È la storia di una sorta di duello tra due macellai di paese. Uno storico, di vecchia tradizione. Il secondo invece è un nuovo arrivato. Si chiama Amleto Selva e giunge a Bellano, dove si fermerà definitivamente dopo aver sposato una donna, Cirene, figlia di macellaio. Ne rileverà il negozio, ma scoprirà nel contempo di non aver fatto, con il matrimonio, un buon affare. Sua moglie infatti ha qualche problemino, e gli ormoni di Amleto dovranno cercare altre strade per sfogare la propria energia.

D. Sempre Bellano al centro del racconto?

R. Bellano è la mia geografia naturale, quotidiana. Mi è difficile muovere passi al di fuori di luoghi che non conosco. Senza contare che da questa terra emergono continuamente storie che a mio giudizio vale la pena di raccontare. In fin dei conti mi sono convinto che il posto in cui abito è un ottimo osservatorio, un campione di umanità che la sorte mi ha dato in usufrutto, sul quale esercitare il vezzo della scrittura.

D. Dalla scrittura al cinema?

R. No. Decisamente. Non ho mai pensato alle mie storie come racconti destinati al cinema o alla televisione. Loro nascono spontaneamente come cose da raccontare ad altri, con la presunzione di trasferire ai lettori tutta la suggestione che io avverto mentre le sto costruendo. La complicità del lettore, in questo senso, mentre legge e immagina, è fondamentale.

D. Però, di fatto, Il segreto di Ortelia è diventato un film.

R. Non posso negarlo. Ma la cosa, senza alcuna presunzione, mi riguarda assai poco. Non ho messo becco durante la lavorazione e ho avuto pochissimi contatti con il regista e i suoi collaboratori. Gli unici momenti in comune sono coincisi quando – dato che sono un medico – qualcuno della troupe ha avuto bisogno di una consulenza. Ho curato ferite, tendinite, artriti, enteriti e periartriti e ho mandato in ospedale un’attrice per un’appendicite acuta. Per il resto sono rimasto all’interno del mio ruolo di raccontatore di storie. Di storie scritte.

D. Prossimamente?

R. Sto lavorando, sto scrivendo, sto rivedendo la storia nuova nuova che uscirà in novembre. Sul titolo c’è discussione, quindi non mi azzardo a rivelarlo. Posso dire che si tratta di una vicenda ambientata negli anni Cinquanta, che racconta le avventure di un gruppetto di ladri. Ladri di polli, naturalmente. Come non ce ne sono più. Al pari dei polli.

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