A firmarlo, Guido Lombardi e Salvatore Striano: quest'ultimo, dopo aver passato otto anni in carcere, ha recitato nel film "Gomorra" di Matteo Garrone (tratto dall'omonimo bestseller di Saviano) e in "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani - Su ilLibraio.it un estratto

Quartieri spagnoli. Il centro di Napoli. Negli anni Ottanta il paradiso della criminalità. C’è un clan che domina tutto e tutti, la famiglia Viviani. E c’è un bambino, Sasà, già stanco di sottomettersi. Lui e suo cugino Totò sono artisti del furto, mariuoli sempre alla ricerca di occasioni. Tra contrabbando, prostitute, soldati americani, troveranno presto un protettore, il ladro più abile del quartiere, ’O Barone.

La madre, Carmela, prova a frenare quel figlio che cresce troppo in fretta. Lei sa cos’è la malavita: suo fratello è in carcere per omicidio, da allora combatte contro chi si vuole vendicare.

Così Sasà si trova di fronte a una scelta paradossale, eppure l’unica possibile: entrare nella camorra per difendersi dalla camorra. Non ancora maggiorenne incontra i due uomini che gli cambieranno la vita: un trafficante di coca che tutti chiamano Rummenigge e un bandito detto Cheguevara per il suo spirito rivoluzionario.

Insieme combatteranno contro il boss dei Quartieri spagnoli, ’O Profeta, dando vita alla prima vera scissione nella storia della camorra napoletana. Dalle ceneri di questa guerra, nascerà qualcosa di mai visto prima: le “teste matte”. Ragazzi così pazzi da dichiarare guerra a tutti i clan di Napoli.

Teste matte (in libreria per la collana Narrazioni di Chiarelettere) è in romanzo costruito sulla storia vera ed estrema di un gruppo criminale che ha osato combattere la camorra con le sue stesse armi.

A scriverlo a quattro mani, Guido Lombardi (regista, sceneggiatore e scrittore) e Salvatore Striano. Quest’ultimo, dopo aver passato otto anni in carcere, ha recitato nel film Gomorra di Matteo Garrone (tratto dall’omonimo bestseller di Saviano) e in Cesare deve morire dei fratelli Taviani, Orso d’oro a Berlino.

Bronx Film Produzioni di Gaetano Di Vaio realizzerà un film tratto da questo romanzo.

testematte

 

Su ilLibraio.it le prime pagine del libro
(per gentile concessione di Chiarelettere)

«Ama tutti, credi a pochi e non far
del male a nessuno.»
William Shakespeare, Amleto

Tutti possiamo morire. Ogni giorno. Ma non tutti viviamo con questo pensiero. Non tutti pensiamo che ogni volta che mettiamo il piede fuori di casa possiamo essere uccisi. Ho trovato la soluzione ai problemi della mia famiglia creandomi sempre nuovi nemici addestrati a uccidermi. Si piangeva perché spesso veniva colpita gente innocente. Si piangeva perché era sempre più difficile trovare una via d’uscita. Si combatteva colpo su colpo, il nostro credo era non diventare come loro, come la camorra, ma il rischio di somigliarle era sempre più alto. Abbiamo fatto una rivoluzione, abbiamo destabilizzato il potere dei boss dicendo no una dieci cento volte a ogni cattiva richiesta che fosse un’estorsione, un abuso, un ricatto. Eravamo contro tutti, con il solo appoggio della brava gente del quartiere. La nostra storia è cominciata quasi per gioco una mattina di trent’anni fa. A nove anni e già orfani dell’innocenza.

Prima parte
Sasà e Totò

Uno

Le macchine scorrono, veloci e senza fine. I cinque bambini sono fermi sul ciglio del marciapiede, osservano di sbieco il semaforo. È verde. Aspettano. Hanno paura, ma sono bambini coraggiosi. Le due cose non sono in contraddizione. A Napoli li chiamano «scugnizzi»: sono cresciuti per strada, sfuggendo ai genitori, quando ci sono, e alle regole. Non hanno cibo né soldi, ma possiedono l’abilità unica di procurarseli miezz’a via. Vivono di gente distratta, la signora che cammina con la borsa un po’ aperta, l’uomo che scende dalla macchina per comprare il giornale dimenticando lo sportello socchiuso. I loro occhi sono piccole telecamere che
scrutano tutto, alla ricerca delle mille occasioni che la strada nasconde. Il semaforo passa all’arancione e il ticchettio del loro cuore rallenta fino a fermarsi.

Rosso! Le auto si arrestano mentre i loro occhi si aprono improvvisi, inghiottiscono l’aria e l’ultimo rimorso che la paura consente
prima del tuffo. Si lanciano. Corrono a perdifiato in mezzo alla strada, sfiorano paraurti e urtano passanti, per riemergere illesi dall’altra parte. Un ultimo sguardo d’intesa li rassicura, e in un attimo sono dentro il grande magazzino. Non appena li vedono entrare, le commesse del reparto cosmetici indietreggiano spaventate: le testoline scure si sparpagliano ovunque, rapide come formiche alla ricerca di molliche cadute per terra. Hanno pochi secondi per rubare rossetti, mascara, barattoli di cipria, tutto quello che si può arraffare in fretta e nascondere nelle tasche dei giubbotti, di una taglia più grande per contenere più roba. Se
ti avvicini puoi sentirli contare tra i denti: «23, 24, 25… Prendi quelli che costano un sacco! 33, 34, 35… Dov’è la guardia?! 45, 46, 47… Scappiamo!».
Hanno finito il fiato e il coraggio, è tempo di fuggire prima che arrivi Salamandra, la guardia giurata che le commesse stanno
chiamando al telefono con voce e mano tremanti. Eccolo che sbuca dal reparto abbigliamento come una furia, ma i bambini sono già fuori dal negozio… 52, 53, 54… in tre secondi attraversano la strada… 56, 57… sbarcano sul marciapiede di fronte… 59, 60… Verde! Giusto in tempo: il traffico ricomincia a scorrere,
Salamandra non riuscirà più a prenderli…

(continua in libreria…)

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