"The Bold Type", serie ambientata nella redazione di un magazine femminile newyorkese, pur peccando di realismo ha le mani ben impastate nella nostra realtà sociale e politica. E in un tempo in cui il precariato è la normalità, rappresenta un ironico placebo all’ansia da prestazione lavorativa, dipingendo un quadro meno fosco di quello a cui i giovani sono abituati...

Immaginate di avere ventisei anni nel 2017. Avete terminato l’università, siete sopravvissuti agli stage e alle ore di fatica non retribuita affrontate con lo spirito del “tanto fa curriculum”. È giunta l’ora di farvi assumere con una reale qualifica, un vero contratto e un vero stipendio.

I ventisei anni di oggi probabilmente erano i ventuno di dieci anni fa con in più non soltanto una miriade di microspecializzazioni che non vi hanno certo garantito un futuro più tranquillo ma anche un pesante fardello: vi sentite già troppo grandi per non aver concluso ancora nulla di concreto. Quello che è sempre stato considerato il momento più promettente e dinamico della vita di un individuo, oggi è associato soprattutto alla precarietà.

The Bold Type

Se questo demone ossessiona anche voi, esorcizzatelo con The Bold Type, uno show che inizia cercando di rispondere alla più classica delle domande: qual è stato il primo lavoro della tua vita? E finisce per diventare un ironico placebo all’ansia da prestazione lavorativa, dipingendo un quadro meno fosco di quello a cui siamo abituati.

La serie televisiva – che ha esordito quest’estate su Freeform, rete americana che ha come target privilegiato i giovani adulti – è ambientata a New York, all’interno della redazione di Scarlet, un magazine femminile ispirato dal Cosmopolitan diretto da Joanna Coles. Seguiamo le peripezie di un brillante trio di giovani donne: Jane Sloan (Katie Stevens), neo-giornalista di Scarlet appena promossa da Jacqueline, il caporedattore; Kat Edison (Aisha Dee), responsabile dei social media e Sutton Brady (Meghann Fahy), assistente personale.

The Bold Type è esattamente quello che promette: un prodotto glamour, di una retorica sfavillante, con personaggi attraenti e dalla risposta sempre pronta. Una replica impertinente alle narrazioni lamentose che dipingono esclusivamente le ambizioni frustrate di una generazione e che ci vuole sempre ignavi e depressi. Pecca un po’ di realismo? Assolutamente sì. Alle nostre protagoniste va sempre tutto più o meno bene e il capo della rivista non è Miranda Priestly ma un mentore equo, competente e solidale, una collega con più esperienza alle spalle.

Eppure è uno show con le mani ben impastate nella nostra realtà sociale e politica. Siamo molto lontani dalle nostalgiche fiction retrò che sembrano non passare mai di moda in Italia. Qui il paradiso non è per signore ma per ragazze sveglie, in grado di muoversi senza problemi tra le faglie provocate dal terremoto digitale. Che lottano con la stessa disinvoltura contro lo slut shaming dei bulli da tastiera su Twitter così come contro i commenti razzisti per strada.

Il settore in cui le nostre paladine sono impegnate è appunto quello mediatico, forse il business attualmente più investito dai cambiamenti, il più trasformativo e magmatico. I giornali di carta arrancano mentre si espandono senza sosta le redazioni online. Nel nuovo mondo iperconnesso, la fame di contenuti cresce e così le storie da raccontare.

The Bold Type narra la società nel suo evolversi e declina le sue storyline ispirandosi alla quotidianità frenetica delle ragazze di città nell’era di Trump: le tematiche spaziano dalle classiche vicende sentimentali alle pressioni sul lavoro, da casi di stupro all’immigrazione, dalla libertà sessuale alla rappresentazione del corpo femminile e maschile. Esattamente come Scarlet – il magazine in cui lavorano – le nostre protagoniste si adeguano a scenari diversi, restando sempre fedeli a loro stesse. Ci sarà quindi il momento delle chiacchiere frivole nel guardaroba della rivista o la stesura di un pezzo sugli outfit di una senatrice ma arriverà anche l’occasione di partecipare a una manifestazione politica in topless a Central Park o l’intervista a un’artista musulmana che sceglie di portare il velo.

The Bold Type

Il tentativo è quello di creare un crocevia per un pubblico adulto alle prese con le stesse difficoltà e le stesse paturnie dei personaggi e per un pubblico di adolescenti che guardano finalmente il mondo del lavoro non con angoscia ma come una sfida futura. L’esperimento è assolutamente riuscito. La serie è fresca, leggera, ottimista senza essere mai troppo leziosa, attraversata da un femminismo sotterranneo che non spinge verso l’indignazione ma verso la speranza che un mondo più equo è assolutamente possibile. Perché sì, non abbiamo soltanto bisogno di denunce, abbiamo anche bisogno di modelli positivi, che ispirino e incoraggino le giovani donne (e non solo) a essere coraggiose, sicure di sé, più bold, audaci.

 

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