Nonostante la mobilitazione di editori e scrittori con la campagna social #unlibroèunlibro, stando ai retroscena "una decina di stati dell’Ue resta convinta che un libro di carta e uno elettronico siano due oggetti diversi che richiedono tassazioni differenti"...

Nonostante la mobilitazione di editori e scrittori italiani con la campagna social #unlibroèunlibro, non arrivano buone notizie dall’Unione Europea in relazione alla volontà di equiparare l’Iva degli e-book (attualmente al 22%) a quella dei libri cartacei (in Italia al 4%). Come infatti riporta un retroscena de La Stampa, “salvo miracoli, i giochi sono chiusi. Una decina di stati dell’Ue resta convinta che un libro di carta e uno elettronico siano due oggetti diversi che richiedono tassazioni differenti. Il tentativo di cucire il consenso unanime necessario per rivedere la rotta risulta fallito”. E ancora: “L’ultima chance poteva essere il Consiglio Cultura del 25 novembre, ma le speranze sono ridotte al lumicino“.

Sempre La Stampa riporta che “per motivi vari – esigenze nazionali e questioni procedurali – Commisione, britannici, nordici e centroeuropei hanno detto «no» a Roma e Parigi, mentre i tedeschi hanno fatto tattica e non si sono pronunciati”.

A questo punto l’Italia, con il ministro dei Beni e le Attività Dario Franceschini impegnato da mesi in questa battaglia, deciderà di andare in “infrazione” come la Francia (qui tutti i dettagli, ndr)?

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