Intervista ad Adam Williams autore di Il Palazzo dei Piaceri Celesti ISBN:8830420735

Cina, 1899-1900. L’impero sta declinando, le potenze occidentali tentano di conquistare porzioni di territorio sempre maggiori mentre nelle campagne i Boxer si preparano alla rivolta. Anche a Shishan si stanno diffondendo i sintomi di un crescente fermento sociale. Ignara di ciò che l’attende, giunge dall’Inghilterra la giovane Helen Frances; a destare la sua curiosità è il fascino di Henry Manners, un ufficiale inglese che le dischiuderà, insieme con i misteri del sesso e dell’oppio, il Palazzo dei Piaceri Celesti. Luogo di incontri e di intrighi per il potere e di compromessi fisici e morali, il Palazzo sarà il solo riparo e la prima tappa sulla via di una fuga verso la salvezza per alcuni di questi stranieri allorché la rivolta dei Boxer esploderà in tutta la sua violenza. Accanto a essi altri personaggi della comunità organizzano i loro incontri, non soltanto d’affari, al Palazzo dei Piaceri Celesti. Adam Williams, la cui famiglia si è stabilita in Cina da quattro generazioni, vive e lavora a Pechino come rappresentante di società di intermediazione commerciale con l’Estremo Oriente. Questo è il suo primo libro. Lo abbiamo intervistato.

D. Il Palazzo dei Piaceri Celesti è un romanzo storico. Le vicende dei protagonisti sono opera di fantasia, ma il contesto storico in cui sono inserite è reale. In quale percentuale fantasia e realtà si mescolano nel suo romanzo?

R. Ho fatto molta attenzione a creare un’ambientazione storica corretta, ma il mio intento era quello di raccontare una storia e non di scrivere un saggio storico. Ho inventato, perciò, una vecchia città cinese in cui potessero vivere i miei personaggi di fantasia. Sono vissuto e vivo, comunque, in Cina, e tutta la mia vita è legata a questo Paese. Spero che i lettori percepiscano questi personaggi di fantasia come se fossero reali, perché sono frutto della mia osservazione quotidiana. Ritengo, in ogni caso, che le persone cent’anni fa non fossero poi così diverse da quelle di oggi.

D. Questo è il suo romanzo d’esordio. Per quale motivo ha deciso di ambientare la storia nella Cina del secolo scorso? Hanno influito le vicende personali legate alla storia della sua famiglia?

R. La storia personale della mia famiglia non ha influenzato l’ambientazione storica del romanzo ma ha avuto a che fare con i Boxer. La ribellione di questi ultimi era uno scenario molto adatto per evidenziare le differenze culturali e le contraddizioni che sorgevano in una società che stava passando da un’epoca all’altra e in cui stava arrivando la modernità. Volevo scrivere una storia di romanticismo, e questo contesto era adatto per la mia storia.

D. Quanto tempo ha dedicato alla fase di ricerca e documentazione?

R. Questo periodo storico lo conoscevo molto bene perché mi ha sempre affascinato fin da quando ero bambino. Non ho dovuto condurre ricerche dal punto di vista storico. Ho avuto, però, qualche difficoltà per la ricerca di alcuni dettagli tecnici, per esempio come si guida un treno a vapore, o i sintomi della dipendenza da oppio, e questo tipo di ricerche l’ho fatto con Internet.

D. La rivolta dei Boxer rappresenta anche uno scontro violento tra due diverse mentalità: quella orientale, basata su tradizioni millenarie, e quella occidentale, proiettata verso la modernità. Ritiene che questo tipo di antagonismo sia terminato con la repressione della rivolta oppure sia continuato nel tempo, anche se sotto forme diverse, fino ai nostri giorni?

R. La ribellione dei Boxer è stata uno scontro molto violento che rifletteva l’inizio di un grande cambiamento dalla società feudale – quasi immutata nei millenni – a una civiltà più moderna, con le influenze scientifiche e tecnologiche portate dall’Occidente. Le incomprensioni culturali persistono anche oggi, e alla fine del XX secolo la Cina sta vivendo un trauma simile a quello del periodo descritto nel libro. In entrambi i periodi le idee provenienti dal mondo occidentale mettono in discussione un’ortodossia: un tempo era il treno a vapore rispetto al feudalesimo, oggi sono l’informatica e i mercati azionari rispetto al comunismo. Anche oggi ci sono reazioni, sebbene per fortuna non violente come la rivolta dei Boxer, tuttavia alcune persone in Cina ritengono di essere escluse da questi nuovi progressi e non apprezzano il modo in cui si sta sviluppando il Paese.

D. Il Palazzo dei Piaceri Celesti è un romanzo complesso: la storia si dipana attraverso molti avvenimenti e numerosi personaggi, tuttavia il ritmo narrativo è sempre alto. Ha come modello di riferimento qualche autore nell’ambito della fiction?

R. Non penso di avere plasmato il mio stile in base a quello di altri autori. Sono stato influenzato piuttosto da grandi film epici come Lawrence d’Arabia e Il Dottor Zivago, di David Lean.

D. Lei vive e lavora in Cina. Quanto del Paese raccontato nel suo libro esiste ancora nella Cina di oggi?

R. Lavoro per un’importante società d’intermediazione commerciale in Cina da vent’anni e vivo lì. La bellezza del Paese è ancora la stessa, soprattutto nella zona nordorientale, che è la meno abitata, ma la Cina si sta sviluppando rapidamente, e poche città mantengono il loro stato originario. In Cina non ci sono località come Gubbio. Per quanto riguarda i personaggi, penso si possano incontrare ancora persone come mamma Liu, il mandarino e il ciambellano.

D. Come riesce a conciliare la sua attività professionale con la scrittura? Il Palazzo dei Piaceri Celesti rimarrà un episodio isolato o sta già preparando un nuovo libro?

R. Questo romanzo è stato scritto durante i fine settimana e nelle vacanze, sull’arco di cinque anni. Ora ho una scadenza di un anno per consegnare il seguito al mio editore. Sarà ambientato negli anni Venti, periodo dei signori della guerra e delle rivoluzioni, e torneranno alcuni personaggi de Il Palazzo dei Piaceri Celesti.

Intervista a cura di Valentina Trevisi

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