Su ilLibraio.it la scrittrice Alice Basso racconta quanto l'hanno fatta ridere i film e i libri di Paolo Villaggio - Il ricordo

Villaggio una volta mi ha quasi uccisa. Ero piccola, avevo già visto diversi Fantozzi e mi erano piaciuti, anche se avevo capito che per me andavano bene solo a piccole dosi, venti-trenta minuti alla volta massimo e poi dieci di zapping, perché l’esubero di sfiga contro un personaggio solo mi immalinconiva. (Vabbè, ma lì ero io: all’epoca non riuscivo nemmeno a guardare Lilli e il vagabondo, perché quando arrivava la scena in cui Lilli viene accusata delle nefandezze dei siamesi ero così oppressa dal senso di ingiustizia cosmica che non riuscivo a proseguire.)

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Poi un giorno io e i miei genitori siamo stati ospitati per le vacanze da una zia, e questa zia aveva in casa un libretto buffo, un’antologia di racconti comici, non ricordo nulla, titolo, editore, niente, so solo che dentro c’era un racconto di Villaggio che parlava di Fantozzi e Fracchia in campeggio assieme, e che leggendolo ho sfiorato il collasso.

Credo che sia stata la prima volta in cui un brano scritto mi abbia fatta ridere così. E me lo ricordo perché uno o due anni dopo un supplente di italiano, alla scuola media, ci fece fare un esercizio che consisteva nello scrivere una storiella comica, e lì scoprii che era così difficile, ma così maledettamente difficile!, scrivere per far ridere, che quel racconto di Villaggio mi tornò in mente e mi suscitò un nuovo sentimento, l’ammirazione, oltre alla gratitudine che avevo già provato, che provo sempre anche adesso e che continuerò sempre a provare per tutti gli autori che sanno farci fare una risata.

L’AUTRICE E IL SUO ULTIMO LIBRO – Alice Basso lavora per diverse case editrici, come traduttrice e redattrice, valuta le proposte editoriali e, nel tempo libero, canta e scrive canzoni per alcune band rock; non sa cucinare, ma ama disegnare e, tra le altre cose, scrive libri.

Dopo L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome e Scrivere è un mestiere pericoloso, l’autrice torna in libreria, sempre per Garzanti, con Non ditelo allo scrittore, la storia di Vani, dotata di un’empatia innata, ma insofferente nei confronti delle persone, tutte le persone. Il suo dono tuttavia le è utile, perché Vani è una ghostwriter: scrive a nome di altri autori, che pubblicano libri scritti da lei, un lavoro che deve tenere segreto e che si fa ancora più complicato quando le viene affidato il compito di scovare un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzieri italiani. Nel frattempo un altro scrittore, Riccardo, che le aveva spezzato il cuore, torna nella sua vita, mentre il commissario Berganza vuole il suo aiuto per condurre un’indagine e, magari, un’occasione per dichiararsi.

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