"La vita schifa" del drammaturgo e scrittore Rosario Palazzolo appare come un lungo monologo drammatico dominato dal flusso ininterrotto delle riflessioni e dei ricordi. Il protagonista è un killer che racconta, da morto, il suo ultimo anno di vita, riflettendo sulla colpa e sull’impossibilità della redenzione...

La vita schifa, pubblicato da Arkadia, appare come un monologo drammatico dominato dal flusso ininterrotto delle riflessioni e dei ricordi. Scritto da Rosario Palazzolo – drammaturgo e scrittore oltre che che regista e attore – racconta l’ultimo anno di vita di Ernesto Scossa, un uomo buono e cattivo, freddo e altrettanto sensibile.

la vita schifa

Il protagonista è un killer che ripensa ai suoi ultimi mesi, quando ormai è già morto, indagandone il perché e i per come. Ernesto riflette sulla colpa e sull’impossibilità della redenzione, perché la parola redenzione, a volerci ragionare, è la più distante dalla redenzione stessa; propone un antidoto alla colpa, la assoggetta a una miriade di attenuanti, la sotterra, la dimentica. E invece la colpa andrebbe annoverata, sempre, e esposta in bella mostra fra i fallimenti dell’esistenza, affinché non si abbiano sconti in qualsiasi futuro immaginiamo di dover ancora vivere.

Palazzolo (vincitore del premio per la Critica teatrale 2016, apparso di recente nel film Il traditore di Marco Bellocchio) racconta di un uomo che ha vissuto un’infanzia povera di prospettive, un’adolescenza infame, una giovinezza sonnolenta e poi d’improvviso gagliarda, fino al giorno della sua morte. La lingua, un pastiche linguistico che mette insieme l’italiano dialettale con le sue sgrammaticature e il siciliano, è una delle caratteristiche principali di questo libro, insieme alla forma che si ispira al mondo della drammaturgia.

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