Chiara Moscardelli torna in libreria con “Volevo essere una vedova” e riprende le fila della vita della protagonista di “Volevo essere una gatta morta”, portando una nuova ventata di comicità

Che fine ha fatto Chiara, l’aspirante “gatta morta” (mancata)? L’abbiamo lasciata a trent’anni, senza uno straccio di fidanzato, e la ritroviamo a quarantacinque, ancora single. Com’è potuto accadere? Com’è arrivata a questa età senza sposarsi, fare figli, adeguarsi alla vita che sua madre e le zie, anche quelle degli altri, prevedevano per lei?

Per capirlo Chiara si racconta, ai lettori e all’analista, ripercorrendo gli ultimi dieci anni: il trasferimento a Milano, dove sperava di accasarsi, il lavoro in una città che per certi versi le è ostile, i disastri sentimentali e il fatto che tutti, ma proprio tutti, persino il dentista o l’ortopedico, continuino a chiederle perché sia sola.

Così, pur di non essere sottoposta al solito strazio, all’ennesima visita medica decide di spacciarsi per vedova, guadagnandosi uno status finalmente accolto dalla società. Se è vedova, allora qualcuno se l’era presa, anche se poi è morto!

Volevo essere una vedova

Chiara Moscardelli (nella foto di Mara Scanavino ndr), autrice conosciuta anche per romanzi come Quando meno te lo aspetti, Volevo solo andare a letto presto e Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, tutti proposti da Giunti, torna con Volevo essere una vedova (Einaudi Stile Libero), riprendendo le fila della vita di Chiara, già protagonista in Volevo essere una gatta morta.

Il nuovo romanzo punta a far ridere il lettore, ironizzando su un mondo che sulla felicità delle donne ha ancora molto da imparare.

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