Nel suo romanzo Dan Chaon deforma la realtà e distrugge ogni apparente logica narrativa. Ne "La volontà del male" le voci si moltiplicano e i piani temporali si sovrappongono, complicando e incastrando le prospettive... - L'approfondimento

Raccontiamo continuamente una storia a noi stessi, su noi stessi.

Dustin Tillman è uno psicologo, capace di far affiorare i pensieri più nascosti nella mente dei suoi pazienti, attraverso l’ipnosi. È consapevole, Dustin, di quanto debole sia il confine che separa la realtà dall’immaginazione, e di quanto l’inconscio abbia la forza di trasfigurare i ricordi: dipende dal tipo di storia che vogliamo raccontare a noi stessi. È questa “verità” a definire il significato delle immagini che creiamo dentro di noi.

Dustin conosce i luoghi oscuri della psiche, perché lui stesso convive con i demoni di un passato atroce: la strage della sua famiglia, per la quale è stato incriminato suo fratello adottivo Rusty, un ragazzino brutale, incline a violenze di ogni tipo e a rituali satanici.

Quando nel suo studio si presenta Aqil, un poliziotto in congedo per “difficoltà psicologiche”, con una strana e un po’ asfissiante teoria su una serie di ragazzini trovati annegati, Dustin è scettico e ostile: in quelle morti non vede uno schema, né tantomeno un rituale replicato di abusi e omicidi. Poi, lentamente, come un virus che infetta, si fa strada dentro di lui un malessere, sempre più oscuro, sempre più opprimente. E Dustin, uomo comune con traumi non comuni, fragile e problematico, finisce invischiato nella tela, tra ciò che è e ciò che appare.

Dan Chaon La volontà del male

A volte un uccello morto è solo un uccello morto.

Fino a quando arriva una chiamata che sconvolge ogni cosa: dopo 29 anni, Rusty è stato rilasciato, riconosciuto innocente. Per Dustin significa precipitare di nuovo all’inferno, far affiorare dal buio l’orrore di tutto quel sangue, di lui bambino di fronte ai cadaveri dei genitori, della sua espressione sgomenta resa eterna da una foto diventata famosa. L’espressione del terrore che ferma il tempo, l’espressione del male che non abbandona più, diventa psicosi e autoinganno.

La volontà del male di Dan Chaon (NNeditore, traduzione di Silvia Castoldi) è un labirinto senza uscite, uno specchio che deforma la realtà e distrugge ogni apparente logica narrativa. Nel descrivere la vicenda di Dustin, di suo figlio Aaron, di Aqil e Rusty, Chaon ha il coraggio di moltiplicare le voci, di sovrapporre i piani temporali, complicando e incastrando le prospettive, frammentandole in fotogrammi sempre nuovi. Ci sono momenti della narrazione in cui Chaon corre persino qualche rischio affiancando più voci narranti, facendole parlare all’unisono, incolonnandole sulla pagina, giocando con parole e con immagini simultanee, come un prestigiatore un po’ sadico. L’effetto è di totale spiazzamento, che fa perdere la rotta a chi legge, generando caos e mettendo in dubbio ogni verità.

Dan Chaon La volontà del male

Il mondo è un luogo opaco, desolato, in cui vaghiamo senza in realtà sapere dove stiamo andando, alla ricerca di un senso destinato per sempre a sfuggirci.

È una nebbia che si infittisce sempre più, questa storia fatta di non detti, di ricordi che forse non sono mai stati, di abusi commessi e immaginati, di perdite. L’assenza è un filo conduttore che dovrebbe guidare tra le curve del labirinto e che invece si aggroviglia: è la moglie che si ammala e muore, la madre dell’amico di Aaron che è un legame appena accennato e improvvisamente manca, è un arto con l’uncino, una pistola che non si trova, un dito tagliato per errore. Una famiglia che non esiste più, quella del passato, perché annientata dalla violenza. Un’altra famiglia che cessa di esistere, quella del presente, spezzata dal dolore e dall’incomunicabilità, minata dal sospetto.

Ho preso le persone sbagliate per il verso sbagliato.

L’assenza è una pluriomicida, che non è più Rusty, e un serial killer, forse, che uccide i ragazzi annegandoli. Chaon crea schemi possibili, senza linearità, sulla base di false certezze, li combina con ricordi che sono frutto di manipolazione o forse solo di illusione.

Sono tessere di un puzzle a cui è vietato comporsi, e che a ogni pagina si mischiano ancora, costantemente mutevoli.

Si cerca un senso, ma nella nebbia delle possibili realtà, questo senso si perde, la memoria fallisce e lascia spazio solo a un orrore profondo e senza fine. Per questo La volontà del male di Dan Chaon è un’esperienza di lettura che lascia storditi.

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