Torna "Zelbio Cult - Incontri d’autore su quell’altro ramo del Lago di Como", la rassegna ideata da Armando Besio: nel programma spazio per l'attualità, l'arte, la musica classica, il teatro, la poesia, la narrativa e la storia

Zelbio, un piccolo paese di grande fascino a 800 metri d’altezza sul ramo comasco del Lario, ospita anche quest’estate il festival Zelbio cult – Incontri d’autore su quell’altro ramo del lago di Como: giunto alla dodicesima edizione, è organizzato da un gruppo di amici, in collaborazione con la Pro Loco e la Biblioteca comunale di Zelbio.

Ideatore del programma è Armando Besio, giornalista di lungo corso a Repubblica e da sempre innamorato di Zelbio: insieme hanno deciso di farlo diventare il palcoscenico di incontri, invitando protagonisti del mondo culturale, mischiando i generi e giocando con le contaminazioni.

Quest’anno il festival inaugura domenica 30 giugno con una serata musicale in collaborazione con il Festival di Bellagio e del Lago di Como: nella chiesa parrocchiale di San Paolo con l’Orchestra milanese “I pomeriggi musicali” esegue musiche di Albinoni, Gemiani, Bach Dvorák con la direzione di Mario Roncuzzi (oboe: Francesco Quaranta).

Sabato 6 luglio si iniziano gli incontri: Lucetta Scaraffia racconta Tra terra e Cielo (Marsilio), l’avventura di Francesca Cabrini, la piccola grande suora lombarda nata nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano che, alla fine dell’Ottocento attraversò l’oceano Atlantico per ben 28 volte decisa a portare aiuto agli emigrati italiani nelle Americhe. La chiesa cattolica la celebra come “santa patrona dei migranti”. Come scrive Papa Francesco nella prefazione di “Terra e cielo”, suor Cabrini aveva compreso “la via da percorrere per affrontare il fenomeno epocale delle migrazioni coniugando carità e giustizia” con grande spirito profetico. Aveva visto la modernità nei suoi aspetti meno positivi, quelli che coinvolgevano i miserabili della terra e che intellettuali e politici non volevano vedere. Nel testo, con la postfazione di Liliana Cavani, suor Francesca Cabrini viene descritta come obbediente alla Chiesa, ma anche donna creativa e indipendente: creò infatti un modello di vita religiosa femminile nuovo e autonomo, fondando ben 67 istituti in Nord e Sudamerica tra case d’accoglienza, ospedali, scuole e orfanotrofi per migranti. Morta a Chicago nel 1917, le è stata dedicata la stazione Centrale di Milano.

Torna a Zelbio la figura della poetessa Antonia Pozzi, dopo aver ospitato qualche anno fa Graziella Bernabò con la biografia Per troppa vita che ho nel sangue: sabato 13 luglio è sul palcoscenico Elisabetta Vergani con lo spettacolo teatrale “L’infinita speranza di un ritorno. Vita e poesia di Antonia Pozzi”. Figlia unica di una famiglia dell’alta borghesia milanese, la poetessa morì suicida a 26 anni nel 1938 senza aver mai pubblicato una sola poesia. Studiò Filosofia all’Università Statale e si inserì nella vita culturale milanese degli anni Trenta, avendo per compagni di studio alcuni tra i futuri protagonisti della cultura del Novecento (Vittorio Sereni, Remo Cantoni, Dino Formaggio, i Treves …). Nella sua esperienza umana convissero l’immenso amore per la natura e la montagna e il difficile rapporto col mondo maschile ed intellettuale della propria epoca. È sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo, in Valsassina, sotto le sue amate Grigne. Nonostante la sua brevissima vita, si conoscono più di trecento composizioni, e ancora non si può dire con certezza che tutto quello che abbia scritto sia stato pubblicato. Oggi è riconosciuta come una delle voci più alte della poesia italiana del Novecento: la sua (lenta) scoperta si è tradotta nella pubblicazione di libri, film e mostre fotografiche. E adesso grazie anche a uno spettacolo teatrale, che porta sul palcoscenico l’attrice Elisabetta Vergani, curatrice di una raccolta di poesie intitolata Desiderio di cose leggere (Salani), e un musicista, Filippo Fanò, ideatore di musiche originali, con i diari, le lettere, le fotografie e gli oggetti della sua vita: non vi è nulla in scena che non sia appartenuto ad Antonia Pozzi. Una serata che approfondisce la vicenda umana e poetica, che scandisce le tappe di un “diario dell’anima”: attraverso la poesia, vengono declinati i ricordi della sua vita, le paure, le sofferenze, le speranze.

Si prosegue venerdì 19 luglio con la conferenza per immagini Leonardo e l’energia della natura: lo storico dell’arte Stefano Zuffi torna a Zelbio, con una serata dedicata a Leonardo da Vinci, in concomitanza con la ricorrenza dei cinquecento anni della sua scomparsa.

Sabato 27 luglio si parla di Italia e di Italiani partendo dal saggio La Penisola che non c’è – La realtà su misura degli italiani (Mondadori): il sociologo e sondaggista Nando Pagnoncelli – presidente di Ipsos Italia, – racconta alcune incongruenze del nostro Paese.

Sabato 3 agosto spazio per un racconto dedicato al Ticino con “Angeli, Arcangeli e demoni del Ticino”: il celebre architetto Mario Botta narra le bellezze della Svizzera Italiana e porta a riscoprire e valorizzare un grande patrimonio di tradizioni, cultura e arte presente sul territorio cantonale.

Sabato 10 agosto una serata di parole, immagini e musica che partono da Zelbio e volano in Spagna: Giuseppe Pizzala è “Uno zelbiese alla guerra di Spagna”, ebanista emigrato in Sud America, rimandato in Italia perché rivoluzionario e poi ripartito per la Spagna dove si arruolò come volontario per sostenere il governo repubblicano contro l’insurrezione militare sostenuta da Mussolini e da Hitler. Antifascista, partecipò alla guerra civile spagnola dal 1936 al 1939, fino alla totale sconfitta della Repubblica e all’inizio dei successivi 35 anni di dittatura franchista. Riparò poi in Francia, dove proseguì la difesa della democrazia contro i nazisti combattendo tutta la II guerra mondiale come volontario nell’esercito francese. Claudio Rossi – che ha vissuto lunghi anni in Spagna approfondendone la storia e che attualmente collabora con l’Istituto “Ferruccio Parri” di Milano (Ex Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia) – ha recuperato documenti e testimonianze di questa vita avventurosa, di cui è rimasta scarsa memoria. Negli archivi dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna (AICVAS), conservati nell’Istituto “Ferruccio Parri” ha seguito le tracce di questa storia lariana, con il supporto del Presidente dell’Associazione Italo Poma, presente alla serata. Una serata animata dalle canzoni dell’epoca che ascolteremo dalla voce di Angeles Aguado Lopez.

Si prosegue sabato 17 agosto con il ritorno di un affezionato amico del festival: Gianni Clerici racconta la sua straordinaria collezione di quadri e sculture, con la storica dell’arte Milena Naldi. La serata “Dall’arte del tennis a il tennis nell’arte” prende spunto dalla recente pubblicazione Il tennis nell’arte – Racconti di quadri e sculture dall’antichità ad oggi (Mondadori), in cui il giornalista e scrittore traccia una storia divertita e inedita del tennis nell’arte.

Sabato 24 agosto protagonista è sempre l’attualità: in una serata intitolata “Ultimissime notizie”, Giulio Anselmi riflette sulle problematiche dell’informazione attuale, analizzando le motivazioni dell’attuale crisi della carta stampata e le nuove frontiere dell’informazione digitale

La serata conclusiva del festival è sabato 31 agosto con lo scrittore svedese Björn Larsson– scrittore, traduttore e appassionato velista – racconta della sua ultima pubblicazione La lettera di Getrud (Iperborea).

 

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