copertina Lettere di prigiornieri di guerra italiani 1915-1918

Lettere di prigiornieri di guerra italiani 1915-1918

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Sinossi

«Sono già due lunghi mesi che mi trovo priggioniero di guerra ... si passa giorni assai infelicissimi, giorni etterni come l’etternità chenon a mai fine, non basta solo il vostro lontano è indimenticabile ricordo, ma è anche la l’anguidezza di stomacco che lungi ci sembrano i giorni». Durante la Grande Guerra accadde qualcosa di cui gli assalti, le trincee, la prigionia e l’onnipresenza della morte furono la micidiale occasione, ma che ebbe natura tanto incruenta quanto dirimente: l’italiano popolare passò dall’oralità dialettale alla scrittura. La lontananza da casa fece sì che una quantità enorme di corrispondenza intercorresse tra i soldati e i loro familiari, mogli, fidanzate e amici. Lettere e cartoline di persone semplici, poco istruite, testimoniavano con grafia incerta e balbettii stilistici del confronto in atto tra il dialetto e la parola scritta, e dei suoi effetti ibridanti e contorsivi su lessico e sintassi. Della rivoluzione linguistica maturata tra formule convenzionali di saluto ed emozioni universali difficili da esprimere, tentativi maldestri di criptare passaggi delicati e improvvisi abbandoni a guizzi di spirito, si accorse per primo un giovane filologo austriaco che lavorava per il fronte nemico. Leo Spitzer, la cui futura grandezza di studioso si annunciò proprio allora, era un funzionario dell’Ufficio di censura militare di Vienna addetto al flusso postale di prigionieri sia appartenenti al Regno d’Italia sia italofoni imperial-regi, come trentini, friulani o istriani. Osservatorio privilegiato per chi, come lui, preferiva di gran lunga «penetrare nella biologia della lingua» piuttosto che respirare «il tanfo polveroso di una scienza squallida», che avrebbe contribuito a svecchiare. Il suo occhio catalogatore e la sua perizia di linguista convogliarono il materiale epistolare in questo saggio-repertorio adesso tornato in libreria e rimasto unico, anche per l’ambizione di vedervi riflesso il ritratto psicologico di un intero popolo. Forse le sole lettere di prigionieri di guerra non sarebbero bastate allo scopo, ma le spie lessicali erano già inequivocabili, a giudicare dalla frequenza del termine «rassegnazione».

  • ISBN: 883392601X
  • Casa Editrice: Bollati Boringhieri
  • Pagine: 0

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€20,00

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