In “Un matrimonio in mare aperto”, Sophie Elmhirst racconta la storia vera di Maurice e Maralyn Bailey, che nel 1973 sopravvissero per 117 giorni alla deriva nell’Oceano Pacifico. Ma dietro il naufragio, la fame e la sofferenza, prende forma soprattutto il ritratto di due persone che hanno scelto di lasciare una vita ordinaria per inseguire un’idea radicale di libertà. Così il romanzo supera il racconto d’avventura e diventa una riflessione su cosa tenga davvero unita una coppia quando a mancare, letteralmente, è perfino la terra sotto i piedi

Nel 1962 Maurice e Maralyn si innamorano. Il motivo per cui Maurice, trentenne dalla bassa autostima e l’appartamento buio, sceglie Maralyn è evidente: lei riempie di colore i suoi vuoti.

Il motivo per cui Maralyn sceglie Maurice, invece, è più imperscrutabile, almeno all’inizio. Lei è sicura di sé, bellissima, perfettamente a suo agio con sé stessa. Ma vuole qualcosa di più dalla vita che i suoi genitori hanno confezionato per lei, e solo una persona così poco convenzionale come Maurice potrebbe dargliela. Lui scala le montagne, va in barca a vela, pilota areoplani.

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La vita non deve essere così per tutti

Nel 1963 i due si sposano. Passa poco tempo prima che si sentano soffocare dalla sfera domestica e dal lavoro, “ma così è la vita”. E invece no, la vita non deve essere così per tutti. “Immagina” – dice Maralyn – “se vendessimo la casa, comprassimo una barca e vivessimo a bordo”.

E così Maurice e Maralyn si costruiscono un’imbarcazione di nove metri e mezzo, e nel 1972 la loro Auralyn – dall’unione dei loro nomi – si immette nelle acque grigie e agitate del Solent, lasciandosi alle spalle l’Inghilterra.

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Una (vera) storia di sopravvivenza

Quella di Maurice e Maralyn è una storia vera, e quando si racconta una storia vera, e ancor di più una storia di sopravvivenza come in questo caso, il rischio è quello di trasformarla in un catalogo di imprese straordinarie. Ed è vero che sopravvivere a un naufragio causato dallo scontro con una balena per 117 giorni nell’Oceano Pacifico è di fatto un’impresa straordinaria, ma è altrettanto vero che Un matrimonio in mare aperto (NN Editore, traduzione di Alessandra Castellazzi) intreccia alle tartarughe e agli squali trucidati per essere mangiati il racconto del legame profondo tra due persone che si amano e che lottano, insieme, per vedere sempre una nuova alba.

Un matrimonio in mare aperto, libro di Sophie Elmhirst

Un matrimonio in mare aperto, il libro di Sophie Elmhirst

Una pulsione viscerale verso la libertà

Anche dopo aver rischiato di morire di fame e di sete, e aver navigato alla deriva su una zattera per quasi quattro mesi, Maurice e Maralyn non perdono mai quella parte di sé che ha permesso loro di riconoscersi la prima volta. La fame di autenticità, la pulsione viscerale verso la libertà.

Soli, liberi dai vincoli dei doveri e della comunità, da tutto ciò che lega una persona a un luogo e alla sua gente, dagli oltraggi quotidiani della vita ordinaria e dalle regole invisibili di cui forse si avverte il peso solo nel luogo in cui si cresce, Maurice e Maralyn sopravvivono grazie a una spinta interiore e innata in entrambi, che nella loro coppia non si esaurisce mai.

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Sophie Elmhirst racconta questa vicenda con il trasporto del romanzo e il rigore del reportage. Diari, lettere, registri di bordo e testimonianze diventano la fonte per una narrazione precisa, attenta ai dettagli concreti, al cibo razionato, alla paura, agli atti di violenza obbligati e a quelli di tenerezza. È una narrazione asciutta, pragmatica, eppure così visiva nella descrizione naturale e così commovente nella semplicità di un bicchiere di latte bevuto dopo mesi di putrida acqua piovana.

Sophie Elmhirst, Un matrimonio in mare aperto

Sophie Elmhirst

La deriva diventa un esperimento umano prima ancora che una prova di resistenza

Privati della casa, e poi persino della barca che avrebbe dovuto rappresentarne una nuova, Maurice e Maralyn restano soltanto marito e moglie. La deriva diventa così un esperimento umano prima ancora che una prova di resistenza: mette in luce due caratteri opposti, due modi diversi di affrontare la paura e la speranza, mostrando come l’amore, quello che ha messo radici nel profondo, si manifesti nella capacità di alternarsi nel sostenere il peso dell’altro.

“Era raro, per lui, questo genere di chiarezza. Ma ecco un modo di valutare l’esistenza. Quantificare il suo successo nella misura in cui hai amato e sei stato amato. A quel riguardo, la sua vita era stata un trionfo”.

Fotografia header: "Un matrimonio in mare aperto", libro di Sophie Elmhirst

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