"Seminario sulla gioventù di Aldo Busi è uno di quei libri da leggere il prima possibile per il semplice motivo che sarà impossibile dimenticarsene...". Torna la rubrica #LettureIndimenticabili, con Marco Ghizzoni, in libreria con il nuovo romanzo, "L’eredità del Fantini"

La mia vita potrebbe essere facilmente divisa in semplici quanto decisive rivelazioni letterarie: Roald Dahl, Guareschi, Chiara e Manzoni tra infanzia e pubertà, i classici latini, francesi, inglesi tedeschi, russi e spagnoli (intesi come appartenenza linguistica e non solo come provenienza geografica) scoperti al liceo linguistico Manin di Cremona e i contemporanei italiani e stranieri come De Lillo, Richler, Auster, Salter, Carrère, Houllebecq, Baricco, Busi, Vitali, Malvaldi, Recami – questi i primi che mi vengono in mente – “scoperti” in età adulta ovvero post scolastica. Rivelazioni equamente importanti per la mia carriera di lettore che ritengo, a oggi, la più soddisfacente e permeata di successo di quelle fino a ora tentate.

Se dovessi però scegliere un solo libro, cosa che sono chiamato a fare in questa occasione, non esiterei a prendere dalla mia biblioteca personale Seminario sulla gioventù di Aldo Busi, letto – segno del destino? –  a trent’anni esatti dalla sua irruzione nel mercato editoriale italiano.

Sono profondamente convinto che gli agenti esterni come il contesto e il momento in cui un libro capita tra le nostre mani siano destinati a fare la differenza per tutta la vita. A chi non è capitato di odiare I promessi sposi a scuola salvo poi innamorarsene a distanza di uno o più lustri? E quanti, come il sottoscritto, non hanno subito il fascino di libri come Sulla strada di Kerouac o Narciso e Boccadoro di Hesse perché letti in determinate fasi dell’esistenza estremamente razionali e inadatte? Per non parlare di Harry Potter; troppo grande per potermi appassionare alle avventure del maghetto più famoso del mondo.

Ecco, probabilmente, lo stesso Seminario letto prima o dopo rispetto a quel preciso istante della mia vita non avrebbe sortito su di me lo stesso effetto, anche perché ritengo il secondo romanzo di Busi, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, superiore all’esordio, così come Vendita galline Km 2. Eppure è andata così.

Allora, mi chiedo, cosa è scattato dentro di me? È forse colpa o merito del caso? Oppure è stata una mia particolare predisposizione alle disavventure di Barbino, ragazzo in fuga e maltrattato, ad accendere la scintilla? Probabili entrambe le supposizioni.

Tra il 2003 e il 2004, ero un ventenne obiettore di coscienza in quel di Cremona. Mi avevano assegnato, con mio sommo giubilo, alla biblioteca della mia città: libri, libri e ancora libri. Sì, non avevo calcolato, però, che tutti quei volumi qualcuno avrebbe dovuto spolverarli; e chi se non il giovane e ingenuo ultimo arrivato? E fu lì che, chiuso nell’archivio buio e polveroso, dopo ore passate a darci dentro con straccio e piumino, mi imbattei nella prima edizione Adelphi di Seminario sulla gioventù (1984). Conoscevo Aldo Busi per le sue strampalate e irriverenti apparizioni televisive, ma non aveva mai letto una sola riga dello scrittore monteclarense. Perché non approfittarne? Aprii il volume e lessi d’un fiato l’incipit: rimasi folgorato. Ricordo che, a fine turno, corsi in libreria ad acquistarlo e lo lessi tutto d’un fiato. Benché avessi già fatto conoscenza con Flaubert, Blazac, Dickens, Cervantes, Proust, Calvino, Kafka, Sterne, Dostevskij e tanti altri, mi trovavo davanti a qualcosa di mai letto, di straordinario, a tratti inafferrabile. Un lingua così complessa, densa, poderosa e proteiforme, capace di toccare tutti i registri della lingua italiana in un continuo arrampicarsi su vette altissime per poi lasciarsi precipitare non appena raggiunto l’apice.

Mi ci vollero due riletture (nel frattempo sono arrivato a quattro, mercé le diverse riscritture a opera di Busi stesso) per comprendere in cosa, oltre al linguaggio, quel romanzo fosse straordinario, perché ogni rilettura mi metteva davanti a innumerevoli nuove sfaccettature che mi lasciavano col fiato corto.

Seminario sulla gioventù è un romanzo di formazione che procede per negazioni in cui l’eroe, Barbino, accumula esperienze in giro per l’Europa attraverso rifiuti e umiliazioni, amori eccessivi e dosi di odio mai sufficienti per difendersi dagli attacchi di esseri umanamente mostruosi e mostruosamente umani. Un’autoeducazione selvaggia fatta di agnizioni e fughe, lontano da attimi chiusi in se stessi per non smettere mai di donarsi all’umanità benché essa non faccia che privare e privarsi.

Ancora adesso, se ci penso, non so dire esattamente perché questo romanzo. Ma di una cosa sono sicuro: Seminario sulla gioventù è uno di quei libri da leggere il prima possibile per il semplice motivo che sarà impossibile dimenticarsene.

LA RUBRICA – Letture impossibili da dimenticare, rivelatrici, appassionanti.Libri che giocano un ruolo importante nelle nostre vite, letti durante l’adolescenza, o da adulti. Romanzi, saggi, raccolte di poesie, classici, anche testi poco conosciuti, in cui ci si è imbattuti a un certo punto dell’esistenza, magari per caso. Letture che, perché no, ci hanno fatto scoprire un’autrice o un autore, di ieri o di oggi.

Ispirandoci a una rubrica estiva del Guardian, A book that changed me, rifacendosi anche al volume curato da Romano Montroni per Longanesi, I libri ti cambiano la vita. Cento scrittori raccontano cento capolavori, e dopo il successo dell’iniziativa proposta recentemente sui social da ilLibraio.it, #ilLibroPerMe, in occasione della presentazione della ricerca sul rapporto tra lettura e benessere, abbiamo pensato di proporre a scrittori, saggisti, editori, editor, traduttori, librai, bibliotecari, critici letterari, ma anche a personaggi della cultura, della scienza, dello spettacolo, dell’arte, dell’economia, della scuola, di raccontare un libro a cui sono particolarmente legati. Un’occasione per condividere con altri lettori un momento speciale.

L’AUTORE – Marco Ghizzoni è nato a Cremona, dove vive, nel 1983. È cresciuto in un piccolo paese della provincia cremonese dove sua madre ha gestito un bar per quasi vent’anni, crocevia di storie e personaggi da cui ha preso spunto la serie di Boscobasso, cominciata con Il cappello del maresciallo (Guanda, 2014), e proseguita con I peccati della bocciofila (Guanda, 2015) e L’eredità del Fantini (Guanda, 2016).

IL NUOVO LIBRO DI GHIZZONI – Il notaio Ersilio Cristalli è appena arrivato a Boscobasso e si è già scontrato con il maresciallo Bellomo. Passi il fatto di averlo quasi investito, ma installarsi nella villa del fu liutaio Antonio Arcari è davvero troppo: significa precludere ogni possibilità di ritorno dell’amata Edwige Dalmasso. Ma così è. Il notaio a Boscobasso potrà esercitare la sua professione, superare quel piccolo handicap dell’altezza, anzi, della bassezza, che tante prese in giro gli ha causato, e soprattutto dedicarsi al suo sogno segreto di diventare un attore. Peccato che don Fausto prima gli prometta il ruolo da protagonista nella recita di Natale e poi esiti, comportandosi in modo molto misterioso. Non solo: Amilcare Fantini, titolare dell’omonima officina del paese, decide di passare a miglior vita e lascia il notaio esecutore testamentario delle sue ultime volontà, ma un imprevisto farà saltare i piani. Mirella Fantini, nipote del meccanico e suora in quel di Brescia, si presenta alla porta del notaio in una gelida mattina di dicembre, senza velo e ben decisa a non indossarlo mai più. Con quell’eredità, i progetti per la sua vita sono cambiati… Come se non bastasse, l’auto dell’impiegata comunale Gigliola Bittanti, proprio quella sotto cui è morto l’Amilcare, sembra sparita nel nulla, e don Fausto è vittima di un ricatto a luci rosse. Ancora una volta, tocca al maresciallo Bellomo e ai suoi sottoposti indagare e risolvere il mistero; tra invidie, tradimenti, pettegolezzi ed equivoci, mentre storie d’amore nascono ed altre sono sul punto di finire… Arriva in libreria L’eredità del Fantini

 

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