Evaporati in una nuvola rock

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Sinossi

"L'idea di un tour con un gruppo rock sulle prime mi spaventò, ma il rischio ha sempre il suo fascino: proprio per questo, un tour insieme alla PFM poteva risolversi in una grande avventura. All'epoca ero tormentato da interrogativi sul mio ruolo, sul mio lavoro, sull'assenza di nuove motivazioni. La PFM mi risolse il problema, dandomi una formidabile spinta verso il futuro, stimolandomi a rimettermi a creare per non morire. La nostra tournée è stata il primo esempio di collaborazione tra due modi completamente diversi di concepire e eseguire le canzoni. Un'esperienza irripetibile perchè PFM non era un'accolita di ottimi musicisti riuniti per l'occasione, ma un gruppo con una storia importante, che ha modificato il corso della musica italiana. Ecco, un giorno hanno preso tutto questo e l'hanno messo al mio servizio." Fabrizio de André

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Per la prima volta il diario ufficiale di un evento irripetibile: una sfida, un viaggio, un sogno controvento che, trent'anni fa, hanno rivoluzionato per sempre la musica italiana. Raccontato oggi da Guido Harari e Franz Di Cioccio attraverso fotografie in gran parte inedite e le testimonianze di tutti i protagonisti e di amici tra cui Claudio Baglioni, Angelo Branduardi, David Riondino e Vasco Rossi.

«Belìn, domani andiamo a Venezia, mi faranno la pelle», dice lui. «Ma Faber, che cazzo dici? Non esagerare», ribatto io. «Tu non puoi sapere», prosegue, «perché tra Genova e Venezia c'è sempre stata rivalità. Mi odiano». E io: «Roba antica». «No», insiste lui. «Stiamo vicini, stiamo uniti, so che mi capiterà qualcosa. Faranno saltare il concerto.» Fabrizio è come proiettato nello spazio-tempo di una neofaida stile Repubbliche Marinare. Al ristorante si lamenta che il pesce non è buono come a Genova («Venezia è sempre stata una palude») e io: «Guarda che te la stai cercando». «Ma questa è roba per turisti», liquida lui con una serie di provocazioni pesanti e via a cena, a snocciolare cenni storici pazzeschi. Questa era una delle cose più affascinanti del tour. Quando raccontava cose, fatti, leggende, Fabrizio era imbattibile e sapeva tutto. Non c'era argomento su cui lui non avesse qualche aneddoto, qualche particolarità. Oltre alla storia ben nota dei Vangeli apocrifi, conosceva la versione underground di ogni tipo di argomento. Degli indiani sapeva che gli Uroni erano stronzi e che i Comanchi avevano sofferto di più, e i Cheyenne erano ladri di cavalli e poi passava dagli indiani ai Dogi, e ce n'era anche per loro, e ancora un salto temporale a parlar di García Lorca e della guerra franchista. Franz Di Cioccio

Durante le prove al palasport di Bologna giravo come una trottola tra palco e camerini cercando spunti per il reportage che avevo in mente per la copertina del disco live. Volevo cogliere qualche scintilla di «verità» che mi spiazzasse, confortandomi in una visione estetica non allineata della musica, distante dagli artifi ci e dalle moine del marketing. A un tratto, in un corridoio, la mia attenzione fu attratta da un mucchietto di vestiti appoggiati per terra. Immediato il ricordo dei cenci abbandonati dai desperados sulle rive dell'Oder-Neisse prima di passare clandestinamente a nuoto il confi ne tra Germania e Polonia. Ci volle un attimo per capire che quel mucchietto informe era Fabrizio che, azzerato dall'influenza, s'era addormentato contro un termosifone. Ci affezionammo entrambi a questa foto, tanto che lui me la volle chiosare con una parafrasi del Pescatore: «Col culo esposto a un radiatore s'era assopito il cantautore». È la mia foto preferita di tutte quelle che ho realizzato con lui nell'arco di vent'anni. Guido Harari

  • ISBN: 8861900666
  • Casa Editrice: Chiarelettere
  • Pagine: 240

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€19,90

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