Con il suo primo romanzo, Mathilde Henzelin narra la storia di una quotidianità fatta di droghe e musica techno. La protagonista, Victoire, preferisce vivere di notte, rifugiandosi nei club, scappando da una routine che considera alienante. Tra pasticche di md e ketamina a cui non sa dire di no (“perché la droga, come il sesso, la fanno sentire indistruttibile”), l’autrice racconta un percorso di crescita e cambiamento. Tra uomini sbagliati, illusioni e aborti, Victoire tenta disperatamente di trovare il proprio posto nella vita adulta

Una nuova voce arriva nelle librerie, attraversando confini e lingue diverse: è quella di Mathilde Henzelin. Nata a Johannesburg, l’autrice è cresciuta a Ginevra e ora vive alle porte Parigi.

Esordisce con Le ore piccole (in libreria per NN Editore nella traduzione di Chiara Manfrinato), un romanzo in cui segue, anno dopo anno, la protagonista Victoire.

Quella narrata dalla scrittrice classe 1991 è una storia fatta di droghe, musica techno e cambiamenti.

La nostalgia per Berlino

Victoire vive la notte nelle discoteche e di giorno (da quando ha lasciato Berlino) lavora in uno studio parigino, incastrata in una quotidianità fatta di mail a cui rispondere e caffè da preparare: una quotidianità che, in effetti, detesta, sentendosi costantemente inadeguata. Sente la mancanza della capitale tedesca, la città dell’eterna giovinezza, dove segretamente sogna di vivere. Non ci torna da un po’. “Berlino si adatta perfettamente a chi nella vita ambisce solo a lasciarsi andare”.

È per questo che il momento che attende con ansia è il venerdì sera, quando finalmente la routine si interrompe e può rifugiarsi nei suoi locali preferiti insieme a Lili e Bruno, i suoi amici storici. Tra una striscia di ketamina e una pastiglia di ecstasy, la musica la colpisce e la accarezza, e lei deve lasciarsi andare, ma anche rimanere nel “qui e ora”. 

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L’incontro con Dimitri, e il primo aborto

Capitolo dopo capitolo, gli anni passano. 25 anni, 26, 27, 28. Poi, un giorno, Victoire incontra Dimitri. Lui è come lei, vanno insieme alle serate techno, e il loro legame è appassionato e se ne frega della discrezione. Lui le sussurra quanto si sente fortunato ad averla incontrata, quanto lei sia bella, una dea, finché non inizia a fantasticare sul nome da dare a un figlio: “Voglio che duri per sempre. Per sicurezza, dobbiamo fare dei figli“.

Ma poi, quando le due tacchette compaiono davvero sul test di gravidanza, la realtà fa troppa paura. Non è il momento, non siamo pronti. Meglio abortire. E così sarà, continuando ciascuno per la propria strada.

copertina del libro Le ore piccole di Mathilde Henzelin

Ma in Victoire qualcosa è scattato. Sta crescendo, sta cambiando, e inizia a pensare che forse un figlio lo vuole davvero, che la vita vera è di giorno. Alla soglia dei 30 anni decide che il suo modo di vivere non le piace più, che il suo corpo non le piace più: è fragile e abbandonato, magro e molle. No, non può essere il suo.

Si fa coraggio e si iscrive in piscina, all’inizio con riluttanza. Poi si riscopre forte, e capisce che il nuoto è un test per passare alla vita adulta.

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Simon, l’uomo perfetto…

Intanto incontra Simon, l’uomo perfetto: lui non è come i suoi amici o come Dimitri. Ha un lavoro vero, si preoccupa per lei, e per i suoi genitori è il genero ideale. Victoire si trasferisce da lui e abbandona la sua vecchia vita, inclusi Lili e Bruno, che non comprenderebbero questa trasformazione.

Ma quando finalmente intravede un futuro, quando pensa di aver trovato il lavoro giusto e la persona giusta, ecco che la vita la travolge di nuovo. Non appena Simon scopre chi era Victoire prima di conoscerlo e lo stile di vita che aveva, le cose cambiano: il rapporto si raffredda, le litigate aumentano, e lei interrompe la pillola senza dirgli niente, nella speranza che un figlio possa risolvere tutto.

Aspetta il momento giusto per parlargliene, ma quel momento sembra non arrivare mai. Così, quando lui scopre che lei è incinta, non ne vuole sapere nulla. Un altro aborto. Anche questa volta, l’età adulta sfugge davanti agli occhi di Victoire.

“Per un anno e mezzo, si è sforzata di essere ‘all’altezza’ di tutto quello che incarnava Simon, di raggiungere quello che pensava fosse meglio per lei e che servisse per mettere su famiglia, una quotidianità placida e tranquilla, regolata, lasciandosi alle spalle i drammi una volta per tutte. Ma forse non è fatta per questo. Forse, nel suo caso, essere normale significa farsi di md e continuare a vivere un’esistenza caotica e solitaria, quella per la quale, a conti fatti, è più portata. Alla fine, aveva ragione Dimitri: le piace troppo“.

La storia di una donna in fuga

Le ore piccole è la storia di una donna in fuga, in cerca di un’identità e di un posto giusto nel mondo. Un personaggio con cui è facile empatizzare, specialmente per le nuove generazioni alle prese con le pressioni della società.

Attraverso Victoire, Henzelin descrive quel momento in cui, anche con gli amici storici, ci si sente fuori luogo, perché la vita non scorre per tutti allo stesso ritmo: improvvisamente la protagonista (che rappresenta ogni giovane donna) è cambiata, gli altri no.

Come scrive Chiara Manfrinato nella nota alla traduzione, “(…) da molto tempo non mi imbattevo in un personaggio fittizio così verosimile, se non addirittura vero – con le sue fragilità, la sua confusione, la sua ingenuità, le sue contraddizioni, il suo cinismo e la sua lucidità. O forse, e questa mi sembra la spiegazione più plausibile, perché quale che sia la nostra età, quali che siano state le nostre esperienze, in ognuno di noi c’è un po’ di Victoire: siamo tutti costretti a fare i conti con la voragine che ci portiamo dentro, e a volte abbiamo un’unica opzione, cercare di rimanere a galla, in un modo o nell’altro”.

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