Come ricorda l'Aib, le biblioteche pubbliche "esistono per promuovere libertà di espressione, confronto delle idee, pensiero critico". Ecco perché fa molto discutere l'improvviso trasferimento della bibliotecaria Fabiola Bernardini...

La biblioteca di Todi, comune di 16mila abitanti in provincia di Perugia, funziona piuttosto bene: “Oltre a valorizzare nel modo migliore possibile il patrimonio storico (comprendente anche numerosi manoscritti e cinquecentine) e ad aggiornare secondo i migliori standard biblioteconomici le raccolte e i servizi, partecipa a importanti attività nazionali, da Manus online a SBN a Nati per leggere, e svolge innumerevoli programmi di promozione del libro e della lettura per tutte le fasce di pubblico, tanto da avere registrato un’affluenza nell’ultimo anno di oltre 12.000 frequentatori”. Lo afferma l’Associazione Italiana Biblioteche, che in una nota ha commentato l’improvviso trasferimento della direttrice della biblioteca, Fabiola Bernardini.

L’Aib sottolinea le sue “elevate competenze” e la sua “straordinaria motivazione”. Nonostante queste premesse, però,  lo scorso 7 giugno Bernardini è stata trasferita al Servizio Urbanistica. Scrive l’Associazione: “Ammetterete che è davvero arduo capire come sottrarre alla biblioteca una professionalità infungibile (Berardini tra l’altro è esperta in codicologia e catalogazione di manoscritti e libri antichi) e incardinarla nel Settore Urbanistica possa rispondere alle esigenze dichiarate nella delibera di ‘meglio corrispondere alle esigenze della collettività amministrata’…”. Per l’Aib “il fatto ha proprio tutta l’aria della solita forma di censura indiretta che ha sempre colpito le biblioteche in tutte le epoche storiche”.

Ma cosa è successo? Come racconta Repubblica, “Fabiola Bernardini era salita agli onori delle cronache lo scorso novembre, quando l’assessora alla famiglia di Todi, Alessia Marta, le aveva chiesto conto dei libri, presenti in biblioteca, colpevoli di introdurre i bambini all’ottica di genere. Stavolta, sempre secondo l’amministrazione, la colpa della bibliotecaria è quella di non aver fornito un elenco dettagliato dei libri messi all’indice (per il Comune, chiaro). Elenco impossibile da stilare visto che non ci sono titoli specifici: si tratta al massimo di storie per bambini in cui due pinguini maschi si prendono cura insieme di un uovo…”. Del caso si è occupato anche Il Fatto Quotidianoche riporta le parole del sindaco, Antonino Ruggiano, secondo cui “si sta montando un caso sul nulla”.

Eppure, come ricorda sempre l’Aib, le biblioteche pubbliche “esistono per promuovere libertà di espressione, confronto delle idee, pensiero critico e, per rispondere alla loro funzione, i bibliotecari dovrebbero basarsi unicamente su criteri ispirati alla deontologia e alla metodologia professionale di selezione e organizzazione delle raccolte e dei servizi, non sulle idiosincrasie dei governanti di turno che pure hanno il potere di disporre dei loro finanziamenti e delle loro dotazioni”.

La presidente nazionale dell’Aib, Rosa Maiello, chiede dunque “che il Comune di Todi annulli o revochi il provvedimento in questione e a questo scopo intende mobilitare, in Italia, in Europa e sul piano internazionale, tutte le associazioni della società civile interessate alla difesa della libertà di espressione e degli istituti che la incarnano”.

Sul caso di Todi sono state avviate due interrogazioni parlamentari, dal deputato Magi di +Europa e da Depetris del gruppo Misto.

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