"Maleducati o educati male?" è il nuovo libro dell'insegnante e blogger Isabella Milani, che affronta le problematiche dell'educazione dei più giovani, non solo a scuola... - Su ilLibraio.it un capitolo in cui si spiega che "educare a vivere significa anche educare ad accettare gli aspetti spiacevoli della vita come aspetti essenziali della vita stessa..."

In questa società che promette benessere e salute, che parla del dolore e della morte solo se sono spettacolarizzati e se riguardano gli altri, educare a vivere significa anche educare ad accettare gli aspetti spiacevoli della vita come aspetti essenziali della vita stessa: far notare che la vita può essere difficile, dolorosa, ingiusta; che siamo spesso costretti a faticare e ad affrontare situazioni scomode; che la morte è la naturale cessazione della vita. Educare a vivere significa anche educare ad accettare la morte: è una verità fondamentale, anche se sconvolgente per molti.

Della normalità del morire non si parla più. Tutti dobbiamo star bene, guarire presto e morire tardissimo. Non è più ammesso star male neanche per un momento: le aziende sono lì ad offrirci prontamente un rimedio per tutto, che sia un male fisico o psicologico.

Ormai da diversi decenni, abbiamo educato i nostri figli con questa mentalità. Ed è stato un male. E anche noi adulti non sappiamo più parlare della morte con un certo grado di maturità. Quando per sbaglio si tocca l’argomento, domina l’imbarazzo, se non ci si abbandona addirittura a penosi gesti scaramantici. Nessuno ne vuole parlare, come se, non parlandone, si potesse evitare. Invece è necessario non farne un tabù. Per insegnare ai nostri figli ad accettare i lati sfavorevoli della vita, bisogna anche spiegare che la sfortuna non esiste.

Non c’è niente di peggio, quando si devono affrontare le difficoltà, che pensare di essere perseguitati dalla sfortuna, una specie di astratta entità cattiva che si scaglia contro di noi senza che possiamo farci nulla. La sfortuna è un alibi che ci solleva da ogni responsabilità. Dare la colpa alla sfortuna
può sembrare comodo, sul momento, ma può rivelarsi in seguito disastroso.

E non esiste nemmeno la fortuna: ottenere qualcosa nella vita è il risultato di un insieme complesso di fattori, che possono, sì, essere anche casuali, ma che in gran parte dipendono da noi. Uno dei principali è l’autodisciplina. L’autodisciplina è il pieno controllo di se stessi: saper dominare i propri impulsi e comportamenti, imponendo a se stessi il rispetto delle regole. Senza autodisciplina non si riesce a studiare, a portare a termine un lavoro, a raggiungere un obiettivo. Senza autodisciplina si mangia e si beve senza freni, non ci si alza dal letto al mattino in tempo per arrivare puntuali al lavoro, non si riesce a essere precisi nella consegna di un lavoro, si perdono delle opportunità.

Se volete educare vostro figlio in modo che diventi una persona responsabile, dovete sapere che tutto quello che fate per facilitargli la vita, sostituendovi a lui nel rifargli il letto, nel vestirlo, nel rispondere alle domande che gli fanno, nello svolgimento dei compiti, nella soluzione di un problema, nel portare un peso, ecc., va nella direzione opposta: lo rende sempre meno responsabile, resiliente, perseverante, determinato, e sempre più dipendente dagli altri, svogliato, incapace di agire.

Quando diventerà un ragazzo e poi un adulto, se incontrerà un ostacolo, se dovrà affrontare una sconfitta, se subirà un’ingiustizia, se verrà deriso, non si sentirà perduto e saprà risollevarsi e reagire solo se sarà stato allenato a farlo. C’è stato un tempo in cui la vita procedeva in modo piuttosto semplice: ognuno viveva a contatto con persone soprattutto del suo stesso ambiente sociale, sperimentando sempre le stesse situazioni; i media non erano ancora entrati nelle case a mostrare mondi diversi; molti non leggevano e non studiavano.

Ma quel tempo è finito: educare, oggi, è molto più complesso perché molto più complesso è diventato il mondo, dal punto di vista socioeconomico e culturale. Non è questa la sede per affrontare i temi connessi alla globalizzazione e al multiculturalismo, ma quello che possiamo dire è che il moltiplicarsi di stimoli, sollecitazioni e possibilità di scelta crea dubbi e, come ho già detto, il dubbio crea insicurezza. Vale per gli adulti e a maggior ragione per i bambini e i ragazzi.

Insegnare a vivere e a destreggiarsi in questa società – in cui i cambiamenti sono così veloci, numerosi e continui – è una sfida impegnativa, ma dobbiamo anche aggiungere che è una sfida appassionante, per chi ha a cuore il futuro delle nuove generazioni.

IL LIBRO E L’AUTRICEIsabella Milani è lo pseudonimo di un’ insegnante e blogger che ha alle spalle un’esperienza più che trentennale di insegnamento nella scuola italiana e la racconta dall’interno: il suo primo libro L’arte di insegnare, Vallardi, è un manuale di consigli pratici rivolto agli insegnati, che raccoglie quanto imparato in tanti anni di carriera.

Il suo nuovo libro, sempre pubblicato da Vallardi, s’intitola Maleducati o educati male? e affronta il problema dell’educazione, dal punto di vista degli insegnati ma non solo: tratta le difficoltà che anche i genitori incontrano quando si relazionano con i ragazzi e offre diversi suggerimenti per rendere i rapporti più facili, spiegando l’importanza del buon esempio nell’educazione dei più giovani.

L’autrice tiene un blog aperto a chiunque voglia chiedere consigli sull’educazione dei ragazzi e sul rapporto fra genitori e insegnanti; è una piattaforma su cui condivide anche i suoi articoli su ilLibraio.it. del quale è regolare collaboratrice.

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