A Roma librai, editori e politici hanno parlato della discussa legge Levi che regola gli sconti in libreria, a cinque anni dall'applicazione... - Il punto della situazione

A Roma si è svolto un convegno dedicato alla legge Levi e alla promozione della lettura, organizzato a Palazzo Montecitorio dalla Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera. I protagonisti della filiera del libro hanno discusso a proposito dell’impatto che ha avuto legge che regola gli sconti in libreria, a cinque anni dall’applicazione.

Presente anche il ministro dei Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, che ha sottolineato il fatto che i fondi per il Centro per il libro e la lettura sono stati triplicati, e che ha ricordato l’introduzione del bonus cultura per i 18enni.

Alberto Galla, libraio e presidente dell'Ali
Alberto Galla, libraio e presidente dell’Ali

Alberto Galla, presidente dell’Associazione librai italiani, come riporta l’Ansa ha citato la “durissima concorrenza di un colosso internazionale” che rende necessario il riconoscimento del “ruolo sociale delle librerie come elemento fondante nella promozione della lettura”.

L’obiettivo, per Galla, è una revisione della legge Levi: “La legge viene sistematicamente elusa. Ridurre sconti e promozioni, applicando controlli severi, porterebbe a una concorrenza più leale”.

“Dai nostri dati, fra il 2014 e il 2015 ha chiuso il 3% delle librerie indipendenti e dal 2010 al 2015 un 10%. L’Aie parla di un 37% di chiusure in 15 anni. Sono dati gravi che vengono dall’avere costi fissi su cui non si deroga, con una marginalità di profitto che continua a ridursi. La performance delle nostre librerie è -3%, lavoriamo in perdita. Reggiamo perché siamo appassionati e abbiamo qualche riserva, ma pian piano si arriva a chiudere”, ha spiegato Cristina Giussani, presidente del Sindacato italiano librai.

Ridurre gli sconti, per il presidente dell’Aie Federico Motta, “è corretto ma non risolutivo. Ci sono specificità che vanno considerate, lavorando soprattutto sulla formazione del lettore”.

Tra librai ed editori, come spiega a ilLibraio.it lo stesso Galla, “il dibattito è in corso, e il tavolo di lavoro verrà allargato. Siamo soddisfatti per l’attenzione a questa discussione”.

L’editore di Marcos y Marcos Marco Zapparoli chiede una “legge equa e rispettata” sul commercio dei libri: “La mina del nostro settore è che ormai è diventato no-margine, pur non essendo no-profit. Vivere schiacciati sotto il tallone di un’entità straniera che gioca in puro dumping non è buona cosa. Restituire margini a tutti noi è il primo punto da riconquistare. Chiunque da oggi in poi trovi argomenti decisivi per convincere i non convinti è benemerito. A me, l’argomento più convincente pare ancora il più semplice: la disparità forte di margini abbatte gli attori più deboli e indebolisce i presunti forti. Ma gli attori cosiddetti deboli ormai sono moltissimi, e necessari a tutti  – grandi editori inclusi – per una vera ripresa del mercato. E dei margini. Senza i quali, diventiamo un settore no profit, senza goderne i vantaggi. Mi pare una considerazione economicamente ineludibile”.

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