Arriva in libreria una raccolta preziosa, "Per me non esiste altro - La letteratura come dono, lezioni di scrittura", dell'autore del capolavoro "Il commesso"

“C’è quindi un dono: il dono della narrativa. Coloro che hanno il dono passano metà della vita a capire se ce l’hanno, un’altra metà della vita a decidere come lo useranno, e la restante metà della vita a usarlo (lo so, sono tre metà)”, scriveva Bernard Malamud, che alla scrittura ha consacrato tutta la sua vita. E aggiungeva: “Storie, storie, storie: per me non esiste altro. Spesso gli scrittori che non riescono a inventare una storia seguono altre strategie, perfino sostituendo lo stile alla narrazione. Invece io sono convinto che la storia sia l’elemento di base della narrativa, anche se questo ideale non gode di molta popolarità tra i discepoli del nouveu roman. Mi ricordano quel pittore che non riusciva a dipingere le persone, così dipingeva sedie. Le storie ci accompagneranno finché esisterà l’uomo. Lo si capisce, in parte, dall’effetto che hanno sui bambini. Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà. Grazie alle storie scoprono di avere un futuro”.

Figlio di due ebrei russi immigrati in America, Malamud nacque a Brooklyn, New York, il 26 aprile 1914; il padre possedeva una piccola drogheria, e Bernard ricorderà in seguito la sua infanzia trascorsa in una casa priva di libri, dove l’unico stimolo culturale era la musica di un pianoforte che entrava dalla finestra nei pomeriggi domenicali. Lo scrittore esordì con Il migliore e anni dopo vinse il National Book Award. Alla narrativa affiancò la professione di insegnante di scrittura presso prestigiose università americane.

Ora minimum fax manda in libreria (a cura di Francesco Longo), Per me non esiste altro – La letteratura come dono, lezioni di scrittura, in cui sono raccolte le lezioni agli studenti di Malamud, le interviste e i saggi che ha scritto per far luce sul suo dono («una benedizione capace di sanguinare come una ferita»). Una guida al lavoro di scrittore, ai suoi tormenti e alle sue letture, in cui Malamud rivela il rapporto con i colleghi, con l’ebraismo e con la critica.

 

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