il libro

I quaranta giorni del Mussa Dagh

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.»

Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a nord della baia di Antiochia. Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un’improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell’umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell’affiato religioso che permea la vita dell’universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene. Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest’opera fondamentale dell’epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni dl Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa.
Titolo
I quaranta giorni del Mussa Dagh
ISBN
9788863801743
Autore
Collana
Casa Editrice
CORBACCIO
Dettagli
930 pagine, Brossura
Prezzo di questa edizione cartacea

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recensioni

  • Da Woland

    Non solo e non tanto un grande romanzo, lungo ma godibilissimo, quanto uno di quei libri che si potrebbero definire come 'necessari'. Parla del genocidio armeno, ma in generale dell'abiezione a cui può giungere l'animo umano, come pure della capacità di resistere al Male. In questo senso, pur essendo un romanzo, lo metterei sullo stesso piano de "La distruzione degli ebrei d'Europa" di Raul Hilberg (monumentale saggio edito da Einaudi), o del più smilzo "La banalità del male" di Hannah Arendt (edito da Feltrinelli). Peraltro nel 2015 cade il centenario del genocidio armeno, e questo è un libro da riscoprire e diffondere. Il genocidio armeno, limitatamente noto al grande pubblico in Italia, ha in sé molte delle caratteristiche che alcuni decenni dopo caratterizzarono l'Olocausto. Anzi, leggendo questo libro viene da pensare che l'unicum dell'Olocausto, in realtà è tale solo in parte, nella storia dell'uomo. Un libro "per non dimenticare" cosa può essere il male e per non ripeterlo. Suona molto retorico, ma è vero.

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