Piccola Lea – la giovane protagonista di “Tante cose non le so”, firmato dall’autrice spagnola Elisa Levi – ha 19 anni e conosce solo il suo paesino della Spagna rurale composto da appena quattro strade. Un pomeriggio incontra uno sconosciuto al limitare del bosco: l’uomo vorrebbe entrarci per recuperare il suo cane. Ma Piccola Lea lo ferma, intrattenendolo con un monologo ipnotico sulla sua storia e sulla storia degli abitanti del paese. Ma quanto di quello che sta narrando è vero? E perché c’è questa sensazione, in sottofondo, di disfatta imminente? Alla scoperta di un romanzo di storie sospese, un libro intimo, che si fa a volte teatro…

Tante cose non le so di Elisa Levi (Sur, traduzione di Marta Rota Núñez) è un monologo della Piccola Lea che, sul limitare di un bosco alla periferia di una cittadina rurale spagnola, racconta la storia della sua vita – 19 anni appena – a uno straniero.

Ci sono quindi una ragazzina e un uomo che non trova più il suo cane, infilatosi nel bosco; e c’è il bosco appunto, un luogo che fin dalle prime pagine non promette molto di buono.

copertina di Tante cose non le so

Piccola Lea incontra lo straniero all’inizio del romanzo: per fargli compagnia, in attesa che il cane trovi la strada per uscire dal bosco.

Elisa Levi, per bocca di Lea, in poche righe evoca un luogo impervio di cui sappiamo poco ma riconosciamo con facilità i contorni: è il bosco delle streghe, dei mostri, del buio che confonde, la casa di qualcosa che esiste solo perché vediamo le conseguenze. Chi entra nel bosco ne esce diverso, se ne esce.

“[…] io lo so che chi entra nel bosco non ne esce più. Non arriva da nessuna parte e muore. Si stanca e si prosciuga. Si stanca e muore di freddo. Si stanca e la vita non gli mostra più la strada[…]” e anche “Il bosco l’ha creato la natura per farci paura, perché la gente non si dimentichi della morte, della scomparsa, del buio”.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

I due si incontrano mentre l’uomo è sudato e affaticato e la ragazza è seduta su una panchina, in un punto in cui non prende nemmeno il cellulare.

Piccola Lea, che si chiama in questo modo per distinguersi da Grande Lea, sua madre, capisce che l’uomo è preoccupato, ha bisogno di riposarsi e sa perfettamente che non troverà alcun conforto se non da lei; quindi, lo invita a sedersi e a riposarsi e ad avere pazienza: il cane prima o poi uscirà dal bosco, ma bisogna aspettare.

Piccola Lea inizia il monologo provando a conquistare la fiducia di lui: è giovane, sa poche cose della vita ma alcune le sa con precisione, perché le ha vissute. Sa come funziona il bosco, sa dove si trovano, sa cosa succede ai cani e come si comportano.

Sa cos’è la morte: “Il signore mi guarda e gli dico che sarò pure giovane, ma io lo so che la morte è così. Che chi muore mica si porta via l’allegria, gli dico. Che chi muore non si porta via un bel niente, perché la morte sono quattro lacrime e un dolore nel petto, ma per chi rimane la vita va avanti”.

La ragazza convince lo straniero a fidarsi di lei, e inizia a raccontare la sua vita: “A lei è mai successo che la vita le si aggrovigliasse? Be’, a me la vita si è aggrovigliata, mi si è fatto un nodo che non riesco a disfare. Rumino, signore, rumino su quello che farò domani”.

Presto però ci accorgiamo che Piccola Lea non gli dice nulla di particolare, e la vita della ragazza non è solo sua: è il risultato del dolore – per lo stato in cui vive sua sorella Nora, per la morte del padre – dell’essere spettatrice della vita degli altri – in un paese tutti si accorgono di tutto e ciascuno vive non solo la propria ma anche la vita altrui – e soprattutto del riflesso di Grande Lea, persa in solitudine e silenzio.

La famiglia di Piccola Lea è stata colpita dal lutto e la storia di come suo padre muore e una delle prime che racconta, ma il dolore che conosce non è solo questo: sua sorella Nora ha una malattia degenerativa che non le permette di muoversi, parlare o essere autonoma, la costringe sulla sedia a rotelle e ogni giorno a turno sua madre e lei se ne prendono cura.

È un peso enorme ma anche una forma di amore che Piccola Lea abbraccia con rassegnazione, nonostante di tanto in tanto provi anche a cercare modi di comunicare con sua sorella, a far succedere qualcosa a un corpo inerme che non vive per davvero.

Tra le quattro vie di cui si compone il paese di scena in scena sfilano personaggi unici, mentre il racconto di Piccola Lea si dispiega. Ciò che rivela allo straniero, infatti, non sono solo cose che la riguardano direttamente, ma anche fatti di altri e per tutta la prima parte del romanzo, mentre si entra nel mondo di Lea, quello del paese e quello emotivo, si ha la sensazione di assistere a un racconto intimo capace di svelare qualche segreto ma che al contempo, con un movimento di alti e bassi, a volte di tensione, ci porta a conoscere anche chi le sta accanto: Javier e Marco, i suoi amici con cui spesso fuma erba (Lea è innamorata di Javier e Marco di Lea), Esteban, che si è sparato a un piede accidentalmente ed è sopravvissuto alla morte certa diverse volte, Catalina, che zoppica dopo un intervento all’anca ed è sempre alla ricerca del vero amore e i forestieri che si trasferiscono un giorno come tanti al paese e sembrano diversi da tutti gli altri, suscitando la diffidenza di tutti.

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

Ciascuno di loro, Lea compresa, è bloccato al paese, nel presente, in un continuo attendere che l’inerzia della vita cambi, che la fine del mondo possa liberarli e quando a Capodanno sono tutti vivi e non è successo niente, ma il paese dorme e la vita è identica al giorno precedente, Lea capisce finalmente cosa deve fare.

Elisa Levi costruisce un mondo narrativo in cui si può entrare facilmente e lo fa attraverso il racconto di Piccola Lea, il personaggio più unico fra tutti. I protagonisti ci coinvolgono nel loro mondo come se ne facessimo parte anche noi. Li riconosciamo, simpatizziamo con loro, li perdoniamo per tutto ciò che fanno, anche le cose peggiori, perché capiamo che il loro comportamento è inevitabile: ha a che fare con il paese, con la vita che si sono ritrovati a vivere, loro malgrado, e nella rassegnazione di tutti ci troviamo anche noi che leggiamo, e non riusciamo a capire fino alla fine del romanzo come tirarcene fuori.

Tra tutti, Nora rappresenta questo stato di immobilità: piccola Lea ci fa venire il dubbio che Nora viva, capisca, reagisca senza poterlo manifestare; pare che viva ma è intrappolata. Come tutti gli altri, in fondo: conducono le loro vite ma ne sono ingabbiati.

Tante cose non le so di Elisa Levi è un romanzo di storie sospese, un romanzo intimo che si fa a volte teatro. Siamo con Lea, in tutto e per tutto, e la seguiamo in questo racconto che pare sconclusionato, all’inizio, ma poi si rivela coinvolgente, a tratti dolente. Stiamo al suo racconto, come lo straniero che reagisce senza intervenire: anche lui la ascolta, non ritiene necessario allontanarsi, o cercare attivamente il suo cane e diventa uno specchio quasi imperturbabile.

La forma stessa del romanzo, quella del monologo, raggiunge lo scopo di tenerci attaccati alle pagine: Lea ci convince a restare, favoleggia di boschi, di sé stessa che tante cose non le sa ma alcune invece le sa bene ed è pronta a regalarcele.

“Resto in silenzio per qualche secondo, ne ho bisogno. Il signore mi guarda e io gli chiedo se non gli sembra bello il bosco. Non le sembra bello il bosco? A me ha sempre fatto paura, ma a ben vedere ieri il mondo è finito e il bosco è ancora qui, a farci paura, ad avvertirci che chi entra non ne esce più”.

Lea ci fa credere che ha una miccia in tasca pronta a scoppiare, ma poi la tiene a bada, distraendoci con le storie degli altri, con i dispetti di paese, con le vite piccole, con l’idea che chiunque, dal sindaco del paese in giù, stia aspettando la fine del mondo. Poi, però, ci riporta sempre sul limitare del bosco (cominciano a venirci dei dubbi) accanto all’uomo che (forse) ha perso il suo cane (queste storie sono vere? Dove sono tutti quanti? Siamo noi con lei alle porte di un luogo impervio: cosa sta per succedere?) e l’atmosfera cambia, come se su quel punto preciso della faccia della Terra stia per esplodere non una semplice miccia, ma il caos. Non al paese, non tra la gente, non a casa di Lea o in quella dei forestieri, ma lì. Proprio lì.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Fotografia header: Elisa Levi nella foto di ©AsísAyerbe

Libri consigliati