La storia di Camilla e del suo "figlio in rosa", che sta per diventare un libro e un documentario, racconta le difficoltà e le sfide dei bambini trans e delle loro famiglie, tra pregiudizi, mancanza di informazione e, perfino, di diritti...

Camilla Vivian è una mamma fiorentina che vive in Spagna per supportare al meglio L., il suo “bambino rosa”, che ha 9 anni si definisce così: “Sono un maschio però mi piace sembrare femmina”. Infatti, come la sua stessa mamma ha raccontato in una recente intervista a Repubblica, L. fin dalla tenerà età ama vestirsi con abiti da femmina.

In Italia, oltre a domande e frecciatine, provenienti più che altro dai grandi, in molti le hanno consigliato di andare da “qualcuno  molto bravo” per “curare” la disforia di genere di L.. Camilla, invece, ha scelto di spostare la sua famiglia in Spagna, dove i bambini come suo figlio sono tutelati e rispettati, e di raccontare la storia di L. nel blog Mio figlio in rosa. Presto le vicende della famiglia diverranno anche un libro, edito in Italia da Manni Editore a novembre, e un documentario.

Intanto Camilla ha lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare la fondazione di un’associazione per aiutare e sostenere le famiglie di bambini e ragazzi transgender. Perché, come scrive lei stessa sul sito della raccolta fondi, “il vuoto totale che trovano intorno a sé i bambini e ragazzi transgender nel 41% dei casi  porta a atti autolesionisti, disturbi alimentari, seri problemi psichiatrici e suicidio”.

“Mio figlio è un bambino transgender, questa parola riesco a pronunciarla soltanto adesso che L. ha nove anni, ora che grazie al mio blog ho trovato il coraggio di dare un nome alle cose, dopo aver conosciuto tanti altri genitori che hanno un figlio o una figlia come il mio. Genitori soli che non sanno a chi chiedere informazioni, a cui spesso i pediatri dicono che il loro bambino è malato o male-educato da quei genitori stessi“, continua Camilla nell’intervista a Repubblica, in cui sottolinea la mancanza di informazione e di supporto alle famiglie dei bambini gender fluid.

Carenze che si riflettono anche sull’editoria per bambini, anche se le cose negli anni stanno cambiando, per fortuna. Per Camilla, tuttavia, è stato difficile trovare storie in cui suo figlio “potesse riconoscersi”, così ha deciso di scriverne lei stessa. Ora le piacerebbe poter pubblicare anche “le storie illustrate per bambini dai 3 ai 5 anni” che ha inventato per L., con la speranza che anche altri bambini ci si possano rispecchiare.

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