Dopo una campagna di crowdfunding, è in corso la seconda stagione di "Senza rossetto", podcast curato da Giulia Perona e Giulia Cuter. Protagoniste sono 5 scrittrici...

“Tutti alle urne! Alle urne i vecchi […]; alle urne i giovani […]; alle urne le donne, le nostre donne tanto ansiose di tempi migliori in cui non dovranno più temere né piangere per i loro sposi, per i loro figlioli e per la loro casa. Tutti alle urne! […]”.

Sul Corriere della Sera si esortavano in questo modo i cittadini italiani a votare al referendum del 2 giugno 1946, la prima consultazione a cui partecipavano anche le donne.

Settant’anni dopo, a giugno 2016, usciva la prima stagione di Senza rossetto, un podcast radiofonico ospitato sul network Querty, curato da Giulia Perona e Giulia Cuter (nella foto sotto, ndr). Usciva con Nonna, storia e voce di Violetta Bellocchio, e proseguiva per altre due puntate con La ragazza con la collana di Annarita Briganti e La scheda di Annalisa De Simone.

senza roosetto Giulia Perona e Giulia Cuter

Raccontare quale fosse stato il lascito della generazione del 1946 alle donne del 2016 ha riavvolto e ripercorso il nastro: la riflessione passava attraverso il momento-1946, quelle donne e i pregiudizi verso di loro. Sapranno votare? Cosa? Come? Questo diritto le distoglierà dal loro dovere di moglie e madre? Tornare indietro, quindi, per tentare un passo avanti, ancora uno, per capire quanto del processo di cambiamento era stato fatto e quanto, invece, rimane da fare.

Una delle domande a cui Senza rossetto risponde è: “Ma c’è ancora bisogno di parlarne?”, e se ce lo si chiede la risposta è inevitabilmente positiva, e il motivo è semplice: per le donne, le zone di luce nel percorso nei diritti sono spesso messe in ombra dalla loro stessa esistenza, come se averne ottenuti emettesse automaticamente un credito perpetuo che ne preclude ulteriori.

La seconda stagione di Senza rossetto arriva esattamente un anno dopo, con una campagna di crowdfunding che è servita ad ampliare il progetto, mantenere alta la qualità e sostenere chi ha partecipato.

A partire dallo scorso 2 giugno ogni due venerdì esce il podcast di un racconto diverso, ancora una volta scritto e letto da un’autrice italiana: le narratrici di quest’anno sono Giulia Blasi, Arianna Giorgia Bonazzi, Elena Stancanelli, Ilaria Gaspari e Ester Armanino[1], accompagnate dalle musiche originali di Santelena e da illustrazioni ad hoc create da linEEtte, ideatrice anche del logo del programma.

Dalla celebrazione dell’anniversario del primo voto, il punto di vista approda seguendo il faro puntato sugli stereotipi rivolti alle donne di oggi, mettendoli sul tavolo, enunciandoli attraverso frasi fatte molto comuni. Le autrici affondano le gambe nel presente, in temi quali la maternità, il lavoro, il valore del corpo e si chiedono cosa significa sentirsi dire: “Sei una donna con le palle”, “Gli uomini maturano, le donne invecchiano” o “Vestita così sembri proprio una suora!”.

“Ma a tuo marito non dà fastidio che guadagni più di lui?”

Giulia Blasi scrive Un marito che ti mantiene, un racconto che inizia con un’offerta di lavoro rifiutata e il commento della madre della protagonista: «Forse pensano che hai un marito che ti mantiene». Lei risponde seccata che non è affatto questo il punto, ma subito dopo riflette sul fatto che quella donna in realtà è innanzitutto una lavoratrice, che probabilmente non si è mai definita «mamma» o «moglie» e che insieme a lei stava cercando una risposta inesistente, avendo bisogno di un’altra domanda per essere formulata.

“Ma allora, quando ce lo fai un nipotino?”

Arianna Giorgia Bonazzi scrive di Daria, una ricercatrice che vive a Ginevra e deve rinunciare ad Alice, il progetto che sta seguendo, perché il suo lavoro chiede di più rispetto a ciò che può dare una mamma di due bambini.

«L’asilo del CERN chiude alle cinque, troppo presto per chi vuole fare carriera nella ricerca. Il mio capo è stato chiaro», dice Daria alla sua amica che a malincuore la vede moglie e madre, in una vita che mai aveva pensato potesse appartenerle.

“Ma dove vai vestita così?”

Elena Stancanelli scrive Trent’anni. La protagonista sperimenta una sorta di sdoppiamento: esiste una lei che vive il percorso delle stagioni cronologicamente e una lei parallela che fisiologicamente ha trent’anni da sempre, esercitando ogni giorno un equilibrio paradisiaco. Questa condizione rimane invariata sino al momento in cui smette di avere trent’anni e ne subisce la conseguenza più prossima: il decadimento fisico.

Dai racconti vengono fuori situazioni facilmente riconoscibili e ritratti contraddittori, che hanno uno scarto speciale: leggono il pregiudizio in modo bidirezionale, verso la porzione di società – soprattutto maschile – che le giudica e verso loro stesse, portatrici di un pregiudizio di ritorno, interiorizzato e quindi problematico; raccontare gli stereotipi oggi significa avere questo sguardo ambivalente e critico.

Eunice Randall fu una pioniera della trasmissione radio statunitense agli inizi degli anni Venti del Novecento. Nella foto sua più comune che si trova on line è seduta al tavolo, indossa le cuffie, ha una lunga collana. Il collo è segnato dallo sforzo: mentre legge al microfono, tiene il segno con l’indice della mano destra.

Nella mia fotografia preferita, invece, Eunice Randall si tiene un ginocchio con la mano, guarda a lato, fuori dal contorno, e davanti a lei ha numerose apparecchiature: è da sola, è soddisfatta; fa spazio ai suoi strumenti prediletti, che conosce alla perfezione, ma non è marginale. Sa di trovarsi esattamente dove le spetta, ci dice che è possibile che sia sempre così.

 

[1]Al momento della stesura di questo pezzo, sono andati in onda solo i primi tre podcast della stagione: quelli di Ilaria Gaspari e Ester Armanino verranno trasmessi il 14 e il 28 luglio.

L’AUTRICE – Elena Marinelli nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo, Il terzo incomodo (Baldini&Castoldi); qui i suoi articoli per ilLibraio.it

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