“Divina Commedia Liberata – Inferno” è un’edizione che libera, appunto, Dante dai vincoli scolastici e lo restituisce alla sua urgenza originaria. Quella di essere, come scriveva Borges, prima di tutto una lettura di piacere, totalmente libera e abbandonata. E poi quella propria della letteratura, di trovare e riconoscere spunti e immedesimazione nel presente. Il risultato è un volume che garantisce un’esperienza sensoriale a tutto tondo…

Siamo tutti d’accordo che no, la Divina Commedia non ha davvero bisogno di un’altra recensione. Non ne ha bisogno Dante, che da sette secoli attraversa le coscienze con versi incisi nella pietra della nostra lingua, né l’Inferno, la cantica che più di tutte ha ispirato generazioni di lettrici, lettori, artisti e pensatori.

Eppure, edizioni come Divina Commedia Liberata – Inferno, pubblicata da Blackie Edizioni nella collana Classici Liberati, meritano di essere segnalate non tanto per ciò che aggiungono al testo, quanto per ciò che sanno restituirgli: vitalità, spirito critico, spessore civile.

Divina Commedia liberara inferno

Questo volume, con copertina rigida e intagliata – un’edizione preziosa, da maneggiare, sfogliare, collezionare – si presenta come un progetto editoriale che intende “liberare”, appunto, l’opera da incrostazioni scolastiche e letture rituali. Lo fa accostando alla versione poetica il testo in prosa, in una riscrittura fedele ma scorrevole e coinvolgente, ideale anche per i più restii al verso.

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La versione in prosa dell’Inferno è realizzata da Natalino Sapegno (1901-1990), professore ordinario all’Università la Sapienza di Roma dal 1937 al 1976, nonché uno dei massimi esperti dell’opera di Dante. Il testo originale, invece, proviene dall’edizione curata da Giorgio Petrocchi (1921-1989) per la Società Dantesca Italiana.

Disseminata tra le pagine, poi, una vera chicca: codici QR che permettono di apprezzare la musicalità dell’endecasillabo di Dante attraverso la voce di Vittorio Gassman.

Un doppio registro che permette di entrare nel poema per strade parallele, mantenendo intatta la forza dei versi danteschi e offrendo al lettore una via d’accesso alternativa, orientata al godimento, non alla riduzione.

L'interno di Divina Commedia Liberata - Inferno

L’interno di Divina Commedia Liberata – Inferno

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A rendere davvero significativa questa operazione, tuttavia, è il dialogo che il volume instaura con il nostro presente: sebbene siano i curatori a sottolineare che questa edizione non ha altre aspirazioni se non quella di offrire una lettura puramente letterale dell’opera dantesca (come scriveva Borges, lo scopo è leggere la Divina Commedia “in modo ingenuo”, dimenticandosi, almeno all’inizio, di tutte le allusioni mitologiche e gli strati sottostanti), la presenza di un apparato di inserti dal mondo contemporaneo mira silenziosamente anche a un altro scopo: non si tratta solo di introdurre Dante ai lettori e alle lettrici di oggi – che, come si anticipava all’inizio di questa recensione, non ha bisogno di vedersi aggiunta un’altra ridondante lode alle (meritate) lodi già tessute nel corso dei secoli – ma di leggere l’oggi attraverso Dante.

L'interno di Divina Commedia Liberata - Inferno

L’interno di Divina Commedia Liberata – Inferno

Le decine di inserti che accompagnano il testo – fotografie, illustrazioni, opere d’arte, playlist, fotogrammi cinematografici, cards – creano una fitta trama di corrispondenze tra l’oltretomba medievale e gli scenari, spesso infernali, della storia contemporanea.

I gironi si popolano di figure moderne: vittime di guerra, bombardamenti a Gaza, catastrofi naturali, detenuti, cimiteri post pandemia da Coronavirus, operai, minatori, invisibili.

L’Inferno non è più (solo) una costruzione teologica o letteraria: è ciò che ogni giorno si è consumato e può consumarsi accanto a noi. E queste pagine diventano, in questo senso, anche un monito e un invito ad affinare il proprio spirito critico.

C’è, in fondo, un’idea profonda di letteratura che attraversa questo libro: non solo patrimonio, ma strumento. Come se Dante, il più inamovibile dei classici, potesse ancora insegnare a guardare. Non solo indietro, ma intorno.

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