Un ragazzo è in un auto guidata dal pilota automatico e fa un incidente uccidendo una coppia di anziani… Di chi è la colpa, realmente? Da questo quesito si tessono le fila di “Colpevolezza”, romanzo dell’autore americano Bruce Holsinger, tra i migliori libri del 2025 per il “New Yorker” e il “New York Times”. Un thriller familiare ambientato nell’epoca dell’intelligenza artificiale, una storia di responsabilità e colpa su più livelli…

Misurarsi con un tema onnipresente nel dibattito contemporaneo è per un romanzo una scelta delicata, che bordeggia sempre il rischio di ripetere considerazioni ovvie o al contrario cercare vanamente di inseguire l’intuizione, lo scarto, il colpo di genio che apre alla visione imprevista. Se Colpevolezza di Bruce Holsinger, edito da e/o e tradotto da Dario Diofebi, riesce a essere un thriller familiare credibile ambientato nell’epoca dell’intelligenza artificiale è perché sceglie la strada opposta: il paesaggio digitale di algoritmi, tablet, droni, sensori e voci non umane è presentato come uno scenario ovvio, già presente, che complica ma non cancella il dramma domestico e profondo delle relazioni umane, famigliari, amorose, e di tutte le scelte etiche e morali che ne derivano.

Di chi è la colpa?

copertina di Colpevolezza di Bruce Holsinger

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La storia che Holsinger sceglie di raccontare è al tempo stesso ordinaria ed emblematica. Una famiglia serena: padre, madre, un figlio maggiore e due figlie più piccole, tutti e tre a titolo diverso in quella soglia che segna la fine dell’infanzia e l’ingresso nell’età adulta. Un nucleo unito ma, come normale, attraversato da tensioni e correnti sotterranee di paura e incomprensioni. Una gita che cambia in tragedia quando il minivan della famiglia Cassidy-Shaw si scontra con un’auto e nell’incidente muore una coppia di anziani coniugi. Di chi è la colpa?

Ognuno delle persone a bordo dell’auto pare custodire un segreto

È questa domanda, così naturale e vertiginosa, a scatenare il dramma che rischia di inghiottire la famiglia di Noah, padre e marito affettuoso e io narrante di una vicenda che mescola i più elementari terrori ed emozioni umane con il panorama di un’epoca sempre più pervasa dai dispositivi digitali: perché l’auto guidata in quel momento da Charlie, il figlio maggiore, era dotata di uno dei più avveniristici sistemi di controllo affidati all’AI, quasi un pilota automatico. Perché Lorelei Shaw, la moglie di Noah, è un genio nel campo dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, una delle più quotate studiose e progettatrici di sistemi applicabili a ogni campo dell’esistenza umana. Un genio tormentato dal disturbo ossessivo-compulsivo ma anche una donna straordinaria e ammirata, così forte da rischiare di mettere in ombra Noah, semplice avvocato in uno studio legale consapevole di essere considerato da tutti la parte mediocre e ordinaria della coppia. E perché, anche se apparentemente l’incidente sembra essere stata solo un’orribile fatalità, ognuno delle persone a bordo di quell’auto pare custodire un segreto, o sentire dentro di sé la responsabilità di quanto è accaduto.

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Colpevolezza è una riflessione sulla dimensione della scelta in un mondo in cui l’esistenza è sempre più vicina a diventare ibrida, colonizzata dai dispositivi informatici ma in cui comunque nulla dell’antiquato complesso umano esce di scena. Invidia, gelosia, insicurezza, solitudine, amore, desiderio di protezione e sofferenza mentale emergono continuamente nei rapporti e nei pensieri di ognuno degli attori di questo dramma familiare che continuamente si misura, nei suoi aspetti più minuti come in quelli più determinanti, con lo scenario di un mondo di macchine divenuto parte integrante della vita interiore ed esteriore. Holsinger, insomma, senza premere sul pedale della distopia riesce a mostrare la normalità dell’onnipresenza della dimensione digitale.

Così, si può scegliere di leggere questo romanzo – tra l’altro sostenuto da un buon ritmo che accompagna il susseguirsi di scoperte, intuizioni e di svolte narrative – in due modi: come la storia di un complesso di relazioni umane che rischia di sfaldarsi di fronte all’irruzione della morte e della paura, o come la storia di questi stessi rapporti intrecciati alla loro responsabilità di fronte a uno scenario tecnologico che l’uomo ha creato ma che deve imparare come poter controllare – e che lo porta a chiedersi se può controllarlo.

Il tema del controllo si gioca su più livelli

Il tema del controllo si gioca su più livelli – quello dei genitori nei confronti dei figli e quello dell’umanità nei confronti dei suoi prodotti – e per questo nella vicenda della famiglia Cassidy-Shaw è presente lo stesso impasto di arcaico e ipermoderno che si può riconoscere nella quotidianità di ognuno di noi. Di conseguenza Noah, uomo e padre ordinario, pieno di affetto quanto di fragilità e dubbi, è il protagonista perfetto, né eroe né antieroe, chiamato a fare da scudo a una valanga che rischia di travolgere la sua famiglia, mentre si profilano all’orizzonte le conseguenze ancora più grandi di questa rivoluzione in corso, tra possibili usi militari dell’IA, nuove frontiere di guadagno più o meno moralmente accettabili, offerte dalle macchine perfette che gli uomini stanno costruendo.

Il libro si apre e si chiude con un riferimento all’algoritmo. E se nelle prime righe troviamo scritto che “come un algoritmo, una famiglia è infinitamente complessa, ma anche adattabile e resiliente, con genitori e figli che lavorano insieme come parti di una totalità armonica” la riflessione finale di Noah è intrisa dell’amara consapevolezza che “non sfuggirò mai al vortice di sogni, errori, rimpianti e paure che è la paternità. Qualunque cosa facciano i genitori, il destino dei figli non è prevedibile né inevitabile. La vita non è un algoritmo e non lo sarà mai”.

In mezzo a questo sta una storia di responsabilità e colpa su più livelli, tra il desiderio di ordine e di un’esistenza più comoda e la scoperta dell’inevitabile complicazione che gli enormi mutamenti stanno portando, fin dentro i nuclei più intimi e domestici delle nostre vite.

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