Al Salon du Livre di Parigi fa discutere l’appello di oltre 170 scrittori e scrittrici francesi, che hanno annunciato di voler lasciare la casa editrice Grasset (parte del gruppo Hachette, che dal 2023 è controllato da Vivendi, gigante presieduto dal miliardario “ultra conservatore” Vincent Bolloré che, dal canto suo, attacca una “piccola casta che si crede al di sopra di tutto”) a seguito del licenziamento dello storico amministratore delegato Olivier Nora. “Rifiutiamo di essere gli ostaggi di una guerra ideologica che punta a imporre l’autoritarismo nella cultura e nei media”. Al centro della polemica, tra gli altri, anche lo scrittore franco-algerino Boualem Sansal – I particolari

“Rifiutiamo di essere gli ostaggi di una guerra ideologica che punta a imporre l’autoritarismo nella cultura e nei media”: mentre si apre il Salon du Livre di Parigi, in Francia si continua a discutere dell’appello di oltre 170 scrittori e scrittrici, che hanno annunciato di voler lasciare la casa editrice Grasset, a seguito del licenziamento dello storico amministratore delegato Olivier Nora (che non ha dato pubblicamente motivazioni per il suo allontanamento).

A prendere il suo posto, sarà il già discussso Jean-Christophe Thiery, che lavora da tempo con Vivendi.

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La lettera aperta di decine di autori e autrici

Nella lettera aperta autori e autrici ricordano che Olivier Nora ha rappresentato per la casa editrice un “baluardo”, grazie alla sua eleganza morale”. Tra i firmatari, Sorj Chalandon, Virginie Despentes e Bernard Henri Levy. I firmatari hanno quindi spiegato che non pubblicheranno il loro prossimo libro con Grasset e che stanno valutando una class action per riottenere i diritti editoriali sulle proprie opere.

Fondata nel 1907 da Bernard Grasset, la casa editrice è parte di Hachette, che dal 2023 è controllato da Vivendi, gigante presieduto dal 74enne miliardario “ultra conservatore” Vincent Bolloré. Come ricostruisce Il Post, quest’ultimo “è molto criticato per via delle sue numerose ingerenze nella gestione del gruppo, e il licenziamento di Nora è stato interpretato come un atto di forza per rendere il controllo sulle scelte editoriali di Hachette ancora più serrato“.

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Il caso, oltralpe, è anche politico: per il presidente Emmanuel Macron il “pluralismo editoriale” va salvaguardato, e lo stesso Dominique de Villepin ha criticato la “crociata ideologica” di Bolloré.

Rifiutata la pubblicazione di un libro di Nicolas Diat

L’allontanamento di Olivier Nora da Grasset sarebbe stato (anche) a causa del suo rifiuto a pubblicare un libro di Nicolas Diat, “tutore letterario del giovane Bardella”.

Non solo: nelle scorse settimane si è molto parlato del passaggio a Grasset (da Gallimard) dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal, detenuto per un anno in una prigione di Algeri e poi rientrato in Francia. Sansal, come ha ricordato il sito del Fatto Quotidiano, è noto per le sue idee critiche contro l’Islam radicale, e ha lasciato il suo storico editore, Gallimard, parlando di “divergenze” sulle modalità con cui era stata organizzata la sua difesa e la sua liberazione.

Vincent Bolloré contro autori e autrici: “Una piccola casta che si crede al di sopra di tutto”

Dopo le polemiche è intervenuto lo stesso Vincent Bolloré, proprietario di Vivendi e di Hachette, e lo ha fatto (come nota il Corriere della Sera), accusando una “piccola casta che si crede al di sopra di tutto” e parlando di soldi: “Il fatturato di Grasset, che nel 2024 era pari a 16,5 milioni di euro, è sceso a 12 milioni nel 2025 (…). Nello stesso periodo, la retribuzione annuale di Olivier Nora è passata da 830 mila euro a 1,017 milioni di euro…”.

Bolloré ha parlato attraverso una testata di cui è proprietario (Journal du Dimanche): “Come è possibile che questo caso possa fare tanto rumore, mentre la situazione di milioni di francesi è preoccupante sul serio?”, si è chiesto. E, al tempo stesso, da un lato ha ammesso che l’allontanamento di Olivier Nora sarebbe legato alla volontà di quest’ultimo di rimandare la pubblicazione del nuovo libro di Boualem Sansal, e dall’altra ha provato a rassicurare: “Sono un cristiano democratico e i dirigenti di Hachette continueranno a pubblicare tutti gli autori che vogliono”.

Una “clausola di coscienza”

Nel frattempo, sale a 300 il numero di autori e autrici che chiedono una “clausola di coscienza”, “in caso di cambiamento radicale nella linea editoriale” di una casa editrice.

Il caso Fayard

Vale la pena ricordare che nel 2024 c’era già stato l’allontanamento di Isabelle Saporta, ex guida del marchio Fayard, ora di proprietà dell’azienda di Balloré. Fayard, non a caso, ha poi pubblicato (con successo) l’autobiografia del presidente del Rassemblement national Jordan Bardella, oltre ai libri del polemista Éric Zemmour e dell’ex presidente Nicolas Sarkozy.

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